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Da Genova a Gerusalemme in bicicletta, intervista al Capitano

– Posted in: Interviste

Arriva all’appuntamento con la sua inseparabile bicicletta Alessandro Zeggio, conosciuto ormai a Genova come il Capitano, al quale ho chiesto un incontro (con aperitivo e successiva inevitabile sbronza) per raccontarmi del suo incredibile viaggio: il 6 settembre 2014 Alessandro è partito da Genova (dalla Commenda di Prè, non a caso: durante le crociate l’edificio serviva principalmente come ricovero per i pellegrini diretti in Terrasanta) destinazione Gerusalemme sulle due ruote, un viaggio di tre mesi attraverso Italia, Albania, Macedonia, Grecia, Turchia e Israele, per un ammontare di 5000 Km. Arriva all’appuntamento con la sua bicicletta dalla quale ormai non si separa proprio più: la usa per tutto: per andare al lavoro, per fare la spesa quando torna a casa, per prendere gli aperitivi con gli amici , per uscire alla sera e perfino per andare in teatro.

“Esco un attimo, vado a fare un giro.
Vado ad immergermi nel mondo…

A Gerusalemme, a modo mio.”

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La bici del Capitano

-Sei pronto?
-Certo che no. Non sono pronto, non si può essere pronti per un viaggio del genere.
Ma è questo il bello, no? Altrimenti dov’è la scoperta? Dov’è lo stupore, la meraviglia del mondo?
In una parola: dov’è il viaggio?

Ciao Alessandro ci racconti un po’ chi sei e da dove nasce il nome con cui ormai tutti a Genova ti conoscono, il Capitano?

Lo sai cos’è un velocipede, Martina? Ecco, il soprannome Il Capitano viene dal Capitano d’Albertis: all’interno del castello, che era la sua dimora, è esposto il velocipede con cui lui, nel 1872, ha raggiunto per scommessa il Real Collegio Carlo Alberto di Moncalieri. Si sa poco di questa impresa, ma quel velocipede insieme alla personalità avventurosa del capitano D’Albertis mi ha messo in testa un’idea. Così qualche anno fa ho ripercorso il suo tragitto  guadagnandomi questo appellativo.

Tu ci sei stata al Museo delle Culture del Mondo di Genova all’interno del castello d’Albertis? No? Devi andarci, è bellissimo, ma mi raccomando prendi una guida che ti spieghi bene se no non te lo godi fino in fondo.

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Il Capitano Alessandro, il giorno della partenza alla Commenda di Prè

Sei partito da solo?

Si sono partito da solo, questo era un viaggio che volevo fare da solo. Non perchè la presenza di altre persone mi desse fastidio, ci mancherebbe, ma perchè viaggiare da solo mi espone di più alle persone. Da soli si è veramente obbligati ad aprirsi, mentre con altre persone si tende a fare gruppo”

Che cosa è stata la cosa più bella di questo viaggio?

Prima su tutto le persone incontrate lungo la strada, poi la possibilità di fermarsi e di pedalare senza fretta, piano piano.

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Destinazione Gerusalemme

Un incontro che ti è rimasto particolamente caro?

Non ne ho uno particolarmente caro, lo sono tutti. Ricordo con affetto le persone meravigliose che mi hanno ospitato, gli operai in Turchia con cui ho preso il thè, le famiglie che mi hanno invitato a dormire, il cuoco che nonostante avessi pochi spiccioli mi ha sfamato nel suo ristorante.  Uno degli incontri più divertenti è stato quello con un italiano che indovina dove stava andando? A Gerusalemme… A PIEDI!

In questo devo ammettere che mi ha aiutato molto la mia bandierina dell’italia che è stato un po’ il mio portafortuna: attaccata alla bici, quando le persone la vedevano, letteralmente si scioglievano.

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La bici di alessandro con la bandierina dell’Italia

Ci racconti questo tuo viaggio in bicicletta, da Genova fino a Gerusalemme… ma davvero eri sicuro di farcela?

Certo, ero sicuro che ce l’avrei fatta, il segreto è solo uno, andare piano: non è una gara, non è una competizione, basta solo godersi la strada. Sono partito in direzione Roma, se fossi passato da Trieste avrei fatto meno km ma volevo vedere Piazza San Pietro. Mi sono fermato sulla Ruta all’inizio della galleria, poco dopo Camogli, che per me ha segnato il primo confine: mi sono girato strizzando gli occhi e ho salutato Genova ma  passata la galleria ero già rivolto altrove, il mio viaggio in libertà era appena cominciato, avevo tanta strada da fare.

Qual è stato il tuo itinerario?

Come ti dicevo sono sceso fino a Roma attraverso la Maremma, e poi ancora più a sud, ho attraversato luoghi incantevoli come Artena, Colleferro e Anagni che avrebbero meritato una sosta e una visita e poi Barletta, la Puglia e Bari dove mi sono imbarcato, verso l’Albania.

“…ogni volta mi emoziona la lingua di mare che silenziosamente si allarga, sembra che dal molo di un porto si spicchi il volo più che salpare.

Verso Gerusalemme.
Verso un Nuovomondo.”

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Arrivo in Albania

Sono sbarcato a Durazzo e mi sono fermato un paio di giorni per visitare una Tirana surreale e blindatissima per la visita del Papa; mi sono divertito a lasciare ferma la bici e a fare il turista in piena regola, macchina fotografica e cartina alla mano a zonzo per la città.

Poi sono ripartito, attraverso un’Albania sconosciuta, in luoghi senza nome, dentro alla strada fino al confine con la Macedonia.

Ancora un’altra collina da scavalcare e mi sono trovato catapultato sul lago di Ohrid, Ocride in italiano, e nell’omonima cittadina ed è uno dei posti più belli che io abbia mai visto: chiamata nel Medioevo la Gerusalemme dei Balcani, si racconta avesse 365 chiese, una per ogni giorno dell’anno e non faccio fatica a crederlo vista la ricchezza di reperti archeologici sparsi in giro. Non ho potuto dedicarle tutto il tempo che avrei voluto ma me la sono segnata per una visita nel prossimo futuro. Poi la Grecia e finalmente il confine con la Turchia.

“Confini, linee immaginarie.
Ne parlavamo solo pochi giorni fa, ma questo lo sento diverso.
Questo lo sento nella pancia, nella testa e nell’immaginazione.”

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A Qafe Thane

In Turchia ho avuto qualche disavventura ma grazie all’eccezionale generosità del popolo turco si è sempre tutto risolto per il meglio.

 “Insomma, verso Gerusalemme, ma per fortuna che in mezzo c’è la Turchia!”

Poi finalmente l’arrivo tanto desiderato a Istanbul, ma la mia gioia è stata offuscata perchè Genova, la mia città era stata di nuovo brutalmente devastata dall’alluvione: il mio pensiero andava continuamente ai miei amici e alle persone che in quei giorni spalavano via il fango dalle strade.

“Alcuni miei carissimi amici stanno spalando fango e riparando danni, ed altri miei concittadini piangono la perdita di qualche caro.
Il contachilometri dice che sono a 2.500 km da voi, ma da qui riesco lo stesso ad abbracciarvi.”

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In Turchia

Mi sono fermato ad Istanbul 3 giorni, prima di ripartire: la situazione in Siria mi proccupava, ero indeciso su cosa fare, se tornare a casa o prendere un volo fino a Tel Aviv. Chiaramente ho scelto la seconda opzione. E sulla strada da Istanbul attraverso la Turchia finalmente sono andato incontro agli scenari che nella mia mente desideravo e immaginavo dalla mia partenza. Ma la realtà a volte supera di gran lunga l’immaginazione: quello che mi sono trovato di fronte era talmente bello da farmi venir voglia di piangere.

Poi ancora strada e l’incontro con la Cappadocia: ero attonito, frastornato, stupefatto, non sapevo da che parte girarmi, ovunque c’era bellezza. Ho deciso di fermarmi qualche giorno lì, poi l’arrivo a Kayseri, dal cui piccolissimo areoporto io e la mia bici siamo decollati per rimettere i piedi (e le ruote) a terra a Tel Aviv.

Il mio ultimo giorno in Turchia è stato accompagnato da un pochino di tristezza. Non solo sono rimasto colpito dalla bellezza dei panorami, ma quello che realmente mi ha sorpreso e toccato profondamente è stata l’eccezionale generosità degli amici turchi che ho incontrato sulla strada.

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L’arrivo a Gerusalemme

Gerusalemme adesso è davvero vicina, ma decido di andare prima verso nord per vedere Acri, Nazareth, Jericho e poi finalmente Gerusalemme. Prendere l’aereo mi ha costretto a tagliare un bel pezzo di strada per cui mi trovo in anticipo sulla tabella di marcia: l’idea di avere ancora dei giorni a disposizione e di sprecarli tornando subito a casa mi dispiace per cui decido di … andare in Giordania!

E così sia, attraverso il border tra Israele e la Giordania, scendo lungo la Strada dei Re e finalmente le mie gambe mi hanno portato lì, di fronte ad una delle 7  meraviglie del mondo: Petra, la realizzazione di un sogno, ancor prima di averlo mai potuto sognare!

E poi ancora a sud, il Wadi Rum il deserto di Lawrence d’Arabia, dove la mia bici affondava, e poi sempre più a sud, finchè le mie ruote non si sono fermate sulla sponda del Mar Rosso. Lì il mio viaggio è finito, l’indomani sono tornato a casa.

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Wadi Rum

Hai avuto momenti difficili durante il tuo viaggio?

Si li ho avuti, sia fisici che mentali. Fisici quando mi sono preso la gastroenterite, ma quelli peggiori sono stati quelli mentali: quando Genova è stata alluvionata e pensavo alla mia città, quando la situazione in Siria stava peggiorando e avevo dei pensieri per non saper che fare, quando ho incontrato branchi di cani selvaggi che mi hanno inseguito e messo un po’ di ansia.

Alessandro quali altri progetti di viaggio hai in testa?

Ho tanti progetti, sicuramente voglio continuare a viaggiare e poi ho un sogno che spero di realizzare un giorno.

Sempre in bicicletta?

Chiaramente, io vado in bicicletta e sono felice: alla sera, quando penso che  non ho consumato neanche una goccia di benzina mi sento in pari con il conto verso il nostro pianeta.

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5 comments… add one
goodnightandtravelwell

Wow, deve essere un’esperienza veramente unica. Una faticata immane, immagino, ma che da la possibilità di vivere veramente da vicino i luoghi attraversati.

martina santamaria

Credo che questo sia il viaggiare vero… una volta un amico mi disse: non sei mai andato veramente da nessuna parte se non lo hai fatto a piedi o in bicicletta…

Alessandro Zeggio

Nessuna fatica immane! 🙂
Ho lasciato andare questo viaggio alla velocità degli incontri, dei paesaggi e della curiosità, e non a quella della frequenza cardiaca, della cadenza e delle calorie… 😛
Nessuna fatica, te lo assicuro! 😉

dueingiro.blogspot.it

Complimenti. Complimenti davvero Alessandro. Brividi…

Alessandro Zeggio

Grazie! 🙂

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