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Viaggi avventura in Iran: campeggiare nel deserto profondo

– Posted in: Viaggi Avventura

I viaggi avventura sono sempre stati la mia grande passione. Così anche in Iran non ci siamo fatti scappare l’occasione e dopo il campeggio sull’Acatenango (uno dei vulcani più attivi di tutto il Guatemala) abbiamo deciso di ripetere l’esperienza del dormire in tenda, ma stavolta sotto le stelle nel profondo del deserto Dasht-e Kavir, il 23esimo deserto più esteso del mondo.

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Viaggi avventura in Iran: campeggio nel deserto profondo

Nessun viaggio in Iran può ritenersi completo senza aver almeno una volta sperimentato l’avventura dei suoi deserti: basta infatti pensare che il Dasht-e Kavir è uno dei 25 deserti più vasti del pianeta per capire quanto questo arido territorio sia importante.
Dopo aver trascorso due giorni nella graziosa città di Yazd, alla mattina del 9 settembre partiamo finalmente per il piccolo villaggio di Garmeh.
Arriviamo che è già quasi buio, ma ci rendiamo conto che questo posto ci piacerà tantissimo: davanti a noi si propaga una grande distesa di palme che circonda il piccolo villaggio, risalente a più di 1500 anni fa, con le sue case interamente costruite in fango e caprette e cammelli tenuti nei cortili alla stregua di piccoli animali domestici.
L’Ateshooni è una graziosa guesthouse, appena arriviamo il gentile proprietario Maziar ci mostra la nostra camera in stile tradizionale, appoggiamo gli zaini e ci diamo  una rinfrescata prima di sdraiarci sui cuscini e sui graziosi tappeti persiani che arredano la zona comune, sorseggiando un fortissimo thè iraniano.

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Un angolo di relax nell’Ateshooni guesthouse

Il nostro trekking con campeggio nel deserto profondo parte il giorno dopo, siamo solo noi prenotati, ma alla fine incontreremo una coppia di svizzeri che entusiasti del nostro programma decideranno di aggregarsi a noi.
La mattina seguente saliamo tutti e 4 sul taxi che ci accompagnerà fino al piccolissimo villaggio di Mesr dove facciamo conoscenza con Hashem che sarà la  nostra guida in questi due giorni che passeremo nel deserto profondo. Facciamo un piccolo giro preliminare intorno all’oasi, prima di salire sulla jeep che poche ore dopo ci deposita con le tende in un punto del deserto completamente disabitato a molti km di distanza dal primo centro abitato e l’autista ci augura in bocca al lupo prima di sgommare velocemente verso casa. Il suo saluto suona abbastanza inquietante, siamo in mezzo al nulla più assoluto: da qui andando a nord è morte sicura dal momento che ci sono circa 150 km di deserto  completamente senza vita e soprattutto senza acqua.

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Trekking nel deserto

Partiamo per il trekking sotto il sole: nonostante le temperature siano alte soffia un bel vento che ci rinfresca mentre ci addentriamo ancora di più  nell’arido paesaggio.
Il deserto, nonostante sia un luogo completamente inospitale è incredibilmente la casa di molte specie di animali: è infatti possibile avvistare cammelli, lepri e anche lupi.

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Un simpatico incontro

Dopo qualche ora di cammino abbandoniamo il paesaggio puntellato di cespugli per scendere in una depressione totalmente arida: qui il terreno è increspato e si cammina con difficoltà. La crosta di terra che si spezza sotto il nostro peso ci ricorda il suono dei biscotti per questo la definiamo “croccante”: la causa di questa spessa crosta è il sale: qui infatti vediamo comparire, prima sono piccole chiazze poi un ruscello vero e proprio di acqua salata, con intorno una crosta di sale bianco: quando piove, la depressione si riempe d’acqua e quando si asciuga dà forma a queste strano territorio.

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Il fiume salato

La bellezza di questo profondo deserto iraniano è che ad ogni ora il paesaggio cambia incredibilmente  e poco dopo ci ritroviamo dalla depressione salata ad arrampicarci su faticose dune sabbiose.
Camminiamo da sette ore quando finalmente arriviamo giusto in tempo sulla cima di una duna per osservare il sole tramontare: da qui lo sguardo spazia sopra un mare di sabbia dorata che il tempo e il vento modellano sempre in maniera diversa.

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Un mare di dune nel deserto Dasht-e Kavir

Da queste stesse dune vedremo anche l’alba sorgere sul deserto, la mattina seguente. Troppe, già troppe volte ho parlato dell’emozione di una notte nel deserto, ma ogni volta che la rivivo per me è sempre come se fosse la  prima: non si può esprimere la bellezza di dormire sotto un cielo di stelle, della semplicità dello stare bene insieme, dei discorsi e delle nostre risate intorno al fuoco, stringendo tra le mani una tazza di thè bollente mentre si è  avvolti dal buio e da un infinito silenzio, con le uniche luci delle fiamme e di una luna pallida, grande come una moneta.

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La nostra tenda nel deserto

Noi 5 ci siamo conosciuti solamente oggi ma già condividiamo l’intimità di una grande amicizia, consapevoli di vivere insieme il segreto di questo momento che è non è altro che semplicemente nostro.
Hashem con la sua laurea in astronomia, ci racconta le costellazioni, ce le mostra e ci insegna a riconoscerle e ad orientarci con la stella polare, come facevano una volta, quando la tecnologia non esisteva.

La serata è tiepida, decido di non rinchiudermi dentro la tenda per dormire, ma stendo a terra una coperta sulla sabbia e mi metto a dormire all’aperto, voglio godermi ogni attimo di questa notte.

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Hashem prepara il the nel deserto sul fuoco da campo

La mattina seguente ci alziamo in tempo per osservare l’alba e facciamo colazione (pane formaggio, datteri e thè forte) mentre osserviamo il sole che si alza sul deserto. Verso le sette smontiamo in fretta le tende e ci rimettiamo in cammino: cammineremo altre 5 ore prima di arrivare nel punto in cui la jeep è tornata a prenderci. Tempo di un’ultima corsa giù dalla duna con i piedi nudi nella sabbia dorata prima di salire in jeep ed avere un’esperienza mozzafiato surfando a tutta velocità tra le dune con l’adrenalina al massimo.

Al ritorno a Garmeh dopo qualche ora di surfing sulla sabbia, troveremo Maziar con la tavola imbandita a festa per il nostro ritorno.

Il mio unico rimpianto di questa esperienza? Non essere riuscita a trovarmi in mezzo ad una grande tempesta di sabbia che qui sono spesso presenti, soprattutto alla fine del periodo invernale!

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Un ultima passeggiata sulle dune

Come organizzare il trekking nel deserto profondo

Il trekking con campeggio nel deserto iraniano lo si può prenotare direttamente da Yazd, ma noi abbiamo preferito farlo dall’Italia. Purtroppo la maggior parte delle escursioni che le agenzie in loco prenotano sono piccoli tour durante i quali si fa una breve passeggiata e si piantano le tende nel punto in cui si arriva con la macchina o poco più in là: spesso sono anche molto turistici ed il rischio è quello di ritrovarsi in un posto con tantissime persone. Questo era proprio quello che volevo evitare, per quello la ricerca su internet è stata lunga ed ho preferito fare tutto da casa. I tour come il nostro tra l’altro sono schedulati per cui non è detto che siano sempre disponibili o che ci sia ancora posto, meglio prenotarli con il giusto anticipo, prendendosi tempo sufficiente per scegliere il tour più adatto alle proprie esigenze.

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Un altro scorcio nella grande depressione salata

Viaggi avventura nel deserto

Il programma completo della nostra avventura di 3 giorni nel deserto:

Giorno 1: il viaggio parte da Esfahan o da Yazd a seconda di dove ci si trova. Il taxi viene a prendere i viaggiatori all’ostello o all’hotel e sulla strada per Garmeh ci si ferma a visitare la città di Meybod,e successivamente Chak Chak e Kharanagh. Si arriva a Garmeh nel tardo pomeriggio e si fa il check-in all’Ateshooni, una vecchia casa tradizionale ristrutturata che a noi è piaciuta tantissimo (nel cortile hanno 3 cammelli e innumerevoli caprette come animali domestici). Dopo cena basta allontanarsi di pochi passi per trovarsi nel mezzo dell’oasi di palme e da qui osservare le stelle.

Giorno 2: si parte di buon’ora e si arriva all’oasi di Mesr dove si ha la colazione. Subito dopo si parte per il trekking che a seconda della forma fisica dei costituenti il gruppo può variare da 4 a 8 ore (noi chiaramente ne abbiamo impiegate 8). Durante il trekking ci sono infinite possibilità di scattare splendide foto su sorprendenti dune di sabbia.

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Momenti durante il trekking

Alla sera, dopo aver montato il campeggio e aver osservato il tramonto, si ha la cena e tutto il tempo che si vuole per osservare il cielo e godere del silenzio assoluto.

Giorno 3: sveglia in tempo per osservare l’alba, poi si smonta il campo e si ricomincia a camminare per altre 5 o 6 ore. Nel tragitto di ritorno con la jeep surfing a tutta velocità sulle dune, esperienza adrenalinica al massimo! Si torna a Garmeh in tempo per il pranzo, dopo il quale o con il bus o in taxi si può tornare a Yazd o Esfahan.

Questo è stato il nostro tour avventura ma le proposte dell’Ateshooni sono diverse.

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Il nostro “gruppo avventura” nel deserto

Tra tutti i viaggi avventura della mia vita questo è stato in assoluto uno di quelli tra la TOP 3. Se andrete in Iran non perdete l’occasione di una notte con trekking e campeggio nel deserto, non ve ne pentirete di sicuro.

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12 comments… add one
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Che spettacolo, veramente bello

martina santamaria

Si un’altra esperienza da mettere nella lista delle 100 cose da fare prima di morire 😉

Alessandro

Mi piacerebbe visitare l’Iran in Agosto e volevo chiederti due informazioni per togliere il condizionale e iniziare a progettare i dettagli.

1) Sono appassionato di fotografia naturalistica e il tour nel deserto rappresenta uno dei punti fondamentali del viaggio… mi potresti consigliare una agenzia con cui pianificare una vera esperienza wild nel deserto ? (so che le temperature saranno proibitive ma, se qualcuno ci porta, noi siamo pronti e allenati.
2) Ho letto che il visto rilasciato dal consolato dura al massimo 14gg; mi confermi questo limite? ci sono modi per stare qualche giorno in più? 14gg possono essere sufficienti (premesso che il tempo non basta mai leggo commenti che dicono che nonostante il paese sia immenso 14gg sono più che sufficienti)
3) Fatta eccezione per le installazioni governative/aeroporti/stazioni/strutture militari, si può fotografare liberamente ? Sempre considerando le norme di buon senso (chiedere sempre il permesso prima di scattare una foto e sorridere/ringraziare) come reagiscono le persone alle foto ?

Ti ringrazio di cuore per aiutarci a rendere realtà questo sogno

martina santamaria

Ciao alessandro!
Ho visto adesso la tua mail, era finita nello spam!
allora vediamo…per il tour nel deserto puoi contattare direttamente l’ateshooni guesthouse (trovi il link nel post) e chiedere a loro, te lo organizzeranno alla grande.
L’unico problema è che in Agosto i tour come quello che ho fatto io di due giorni con trekking non li organizzano. non conosco altre agenzie da poterti consigliare, ma se vuoi dormire nel deserto, puoi andare da una delle tante agenzie di Yazd e organizzare direttamente quando arrivi li. Generalmente sono molto più turistiche di quella che ho fatto io perchè c’è più gente, ma se vuoi fotografare vanno bene lo stesso.
No, il visto rilasciato al consolato vale molto più tempo. Era il visto rilasciato all’aeroporto che valeva due settimane, ma se non sbaglio da poco lo hanno esteso ad un mese. in ogni caso hai ancora tempo per andare al consolato così stai tranquillo.
si puoi fotografare alla grande, le persone sono in genere contente, ma chiedi sempre e comunque il permesso, è questione di rispetto 😉
Peccato che ti abbiano detto che 14 giorni sono più che sufficienti, a mio parere è una cazzata: l’Iran è grande, variegato e stupendo, solo in Kurdistan (dove sono stata io) potresti girare una settimana solo tra i paesini. Nella parte nord potresti trascorrere un mese facendo dei trekking meravigliosi, così come nei deserti che sono favolosi. Poi si possono visitare le tribù nomadi, il Mar Caspio…insomma secondo me neanche un mese sarebbe sufficiente 🙂
Ma a me piace viaggiare lento e non tutti sono così 😀
un abbraccio, divertiti e salutami il mio amato Iran, io sto pensando di tornarci a Gennaio e Febbraio perchè vorrei provare l’esperienza della tepesta di sabbia nel deserto e quello è il periodo migliore.
Se hai bisogno di qualche altro consiglio non esitare a scrivermi, io sono qui e lo faccio volentieri.
un abbraccio e buon viaggio!!!

filippo

Ciao, il tuo racconto del tuo del deserto mi è piaciuto molto e vorrei fare qualcosa di simile quando andrò andrò a settembre, sapresti dirmi tramite quale sito hai prenotato?
Grazie mille
Filippo

martina santamaria

Ciao! Quasi in fondo all’articolo trovi il link dell’Ateshooni Guesthouse, io ho prenotato tramite loro 🙂

Maura bottura

Ciao non riesco ad aprire il sito delle escursioni che propone l’Ateshoon Guesthouse dal link che hai messo . Mi daresti il nome del sito o link. Grazie

Emarti

Ciao, ho provato ma è in manutenzione, da qualche parte dovrei però avere la loro mail…Ecco i contatti!
Tehran Office: +98 21 88 34 21 03

Cell phone: + 98 935 422 4748

Tours@ateshooni.com

Sonia

Ciao Martina! partirai per vedere le tempeste di sabbia? Io con il mio fidanzato partiremo la seconda di febbraio, mi stavo documentando e i tuoi consigli sono fantastici! Eviteremo Teheran e sto valutando esperienze nel deserto…. anche se febbraio non ho capito bene che tempo troveremo….. mi illumini?
grazie un abbraccio

Emarti

Ciao sonia,
il tempo a Febbraio è perfetto, magari potatevi una giacchetta, di notte nel deserto potrebbe fare freddo!! Che fortuna, io vorrei andare, Febbraio è uno dei mesi migliori per vedere le tempeste di sabbia… in bocca al lupo e mi raccomando, poi fammi sapere 🙂

Maria Pia

Ciao Martina,
ti disturbo di nuovo, questa volta per chiederti un consiglio sull’escursione nel deserto.
In base a cosa hai scelto il trekking nel deserto del Kavir e non del Kalut?
Mi sto documentando e il deserto del Kalut con tutte le sue formazioni rocciose mi sembra spettacolare…
Siamo indecisi e dovendo partire ad aprile, super alta stagione, dovremo prenotare tutto prima, quindi devo chiarirmi le idee abbastanza in fretta!
Magari tu hai già fatto questa considerazione ed avendoli visti tutti e due, potrai dirmi quale ne vale di più la pena!
Ancora grazie e buona giornata!
Maria Pia

Emarti

Ciao Maria Pia,
lo avevo scelto perché quando sono andata io nel Kalut faceva troppo caldo (50°) per poter reggere un trekking di tante ore 🙂

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