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Bus notturni in Cina: viaggio della speranza da Guilin a Hong Kong (seconda parte)

– Posted in: Asia e Medio Oriente

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Si riparte, la stanchezza della giornata si fa sentire e finalmente scivolo nel sonno ma solo per svegliarmi poco dopo di sovrassalto. La corriera è di nuovo ferma, intorno sempre buio assoluto. “Dio mio” penso, terrorizzata all’idea di rimanere tutta la notte ferma al lato della strada. I cinesi dei corridoi raccattano le loro borse e silenziosamente scendono  in fila uno dopo l’altro. Quando anche l’ultimo è sceso, l’autista richiude le portiere e riparte.

“Li ha lasciati lì?”

domando attonita, ma nessuno si preoccupa di capire cosa sto chiedendo e di darmi una risposta. Continuiamo ancora per qualche km poi siamo per l’ennesima volta di nuovo fermi. Stavolta si tratta di un posto di blocco. Prendono i nostri documenti, l’autista scende.
Dal finestrino lo osservo mentre animatamente discute con un uomo in divisa,  che evidentemente gli chiede di noi stranieri perchè poi si prende la briga di venire a vederci di persona.

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Finiti gli accertamenti ci riconsegna i passaporti con un sorriso storto,  più una smorfia che altro, e fa un segno all’autista che significa: potete andare. Finalmente, penso, chissà se adesso posso rilassarmi. Ancora oggi nutro il serio sospetto che lo scopo di questi viaggi sia quello di non permettere a nessun costo ai passeggeri di viaggiare in tranquillità: qualche minuto dopo siamo di nuovo fermi, di nuovo in mezzo al nulla, di nuovo a guardarci uno con l’altro con espressione interrogativa.bus-yangshuo-hK

Che incubo. Passano i minuti, restiamo passivi allo scorrere inutile del tempo, tanto a che serve lamentarsi quando le persone che hai di fronte capiscono solo quando fa comodo a loro. Ma ecco la bella notizia. Nel buio lontano appaiono delle luci, prima tremule quasi indistinguibili, poi piu vicine: sono fari di auto e non di un’auto sola. Le auto rallentano e si fermano vicino a noi, sono taxi in realtà, già mi preparo a raccattare la mia roba, ma ecco che le portiere si aprono e toh scendono tutti i nostri amici cinesi che avevamo abbandonato prima del controllo!!

Evviva sono talmente contenta di vederli che festeggio pure io, si abbracciano gli uni con gli altri, saltellano, strillano tutti felici, pericolo controllo scampato insomma, risalgono a bordo e finalmente tutti insieme si riparte. In effetti l’idea di aver lasciato sti poveri cristi in mezzo alla campagna cinese in piena notte, lontani da qualsiasi posto abitato non mi faceva stare tanto tranquilla, ma ora i nostri profughi sono sani e salvi, che dire un’organizzazione perfetta, operazione contrabbando cinesi perfettamente riuscita.

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Il viaggio riprende e alle prime luci dell’alba arriviamo ad Hong Kong.

Scendiamo dalla corriera, c’è da attraversare la frontiera, tutto procede liscio, saliamo su un altro pullmino che ci porterà in centro dove cercheremo la camera per le prossime notti.

Mentre il pullmino sfreccia sull’asfalto liscio osservo dai finestrini i grattacieli slanciati ed eleganti, il sole che sorge si riflette sulle architetture di vetro e acciaio in bagliori dorati, é uno spettacolo meraviglioso. Da ieri abbiamo fatto un salto economico talmente ampio che mi sembra quasi si sia trattato di un vero e proprio viaggio nel tempo; abbiamo lasciato le capanne ed i campi dei contadini per essere oggi in una delle città più tecnologiche ed avanzate del mondo ed anche io in un certo senso rispetto a ieri mi sento più ricca: ho una storia in più da raccontare quando tornerò a casa, ricordando tutti i sorrisi di stanotte, e ancora per una volta è una storia a lieto fine.

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