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Animali e turismo: la brutta verità dietro alcuni tour turistici

– Posted in: Turismo Responsabile

Era da molto tempo che avevo in testa di scrivere un post sul turismo sostenibile e sullo sfruttamento degli animali che ancora troppo spesso, nonostante notevoli passi avanti, vengono considerati solo come un’attrazione  e non come creature che abitano questo nostro mondo e come tali andrebbero come minimo rispettate.

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Turismo sostenibile in Messico e lo sfruttamento degli animali

Sempre più spesso ormai i viaggiatori cercano durante il loro vagabondare il contatto autentico con gli altri paesi, con le loro popolazioni e la loro cultura. Ma come mi disse una volta un grande viaggiatore, bisognerebbe sempre entrare nel mondo “in punta di piedi” perchè il nostro viaggiare, anche se sostenibile e responsabile, ha sempre e comunque un impatto su quello che abbiamo attorno, persone, animali ed ambiente.

Questo post, che da molto tempo avevo intenzione di scrivere, ancora non riuscivo a pubblicarlo, forse non era ancora maturo oppure era in attesa di una buona motivazione. Motivazione che è arrivata puntuale quando ad un commento che ho lasciato su un blog, ho ricevuto la seguente risposta:

Sisi avevo già letto tutto e nonostante ciò non cambio idea.
Hai detto bene: è una scelta etica. A me piacciono gli animali ma non sono animalista e non mi occupo neanche di turismo responsabile. Così come non dico alle persone di diventare vegetariane o peggio ancora vegane perché “gli animali sono al livello dell’uomo” (cit di un mio amico vegetariano), così come non dico alle persone di mangiare o no patè d’oca o di indossare o meno giubbotti moncler, non dirò alle persone se andare o no in escursione sugli elefanti.
Se sono interessate a queste cause “animaliste” ben venga anzi.. ma credo che saranno le prime ad essere già molto ben informate già di per se, se invece non lo sono non vedo come questa cosa possa essere di loro interesse. La gente può fare quello che vuole e credo che al mondo ci sia di molto peggio.

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La felicità di un piccolo di leone marino libero alle Isole Galapagos

Dopo aver smaltito l’incredulità iniziale e dal momento che non mi piacciono le polemiche, ho pensato di utilizzare questo commento in maniera costruttiva e non distruttiva. Chiaramente ognuno ha il suo punto di vista, è giusto così, e non è giusto cercare di convincere o di far prevalere la propria idea sugli altri.
Così dopo attenta riflessione ho capito che non dobbiamo essere noi a dirvi come dovete comportarvi e cosa dovete o non dovete fare in viaggio.

Ma d’altra parte reputo importante che chi scrive sul web ed in qualche modo utilizza uno strumento di comunicazione con il proprio lettore, cerchi di informarlo, per quanto sia nelle sue possibilità, su quello che accade “dietro le quinte” di molte attrazioni turistiche e sui rischi che si possono correre continuando a sostenere economicamente un certo tipo di turismo, in modo che ognuno possa scegliere per sè, secondo il proprio cuore e la propria coscienza, che tipo di viaggiatore vuole essere.
Io compresa, lo ammetto, durante i miei viaggi mi sono spesso comportata in maniera poco responsabile, per leggerezza, inesperienza o per non conoscienza. E anche se ancora oggi ho spesso dei dubbi su come sia più giusto comportarmi credo che viaggiare serva soprattutto per questo, per farci delle domande a cui non sappiamo spesso dare una risposta, per prendere consapevolezza e perchè dovrebbe renderci persone migliori.

Così ho pensato di “dare voce” sul mio blog (e sono davvero molto felice che loro abbiano accettato) ad alcuni blogger che stimo moltissimo, prima di tutto come persone e poi anche come viaggiatori, che hanno vissuto in prima persona alcune esperienze e che possono raccontare davvero quello che c’è dietro a molti dei baracconi messi in piedi ad hoc per la massa e che di autentico non hanno assolutamente nulla.

Turismo sostenibile e gli elefanti nel Sud-Est asiatico – Valentina (Viaggiare Libera)

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Il Phajaan la tecnica utilizzata per “spezzare lo spirito” dell’elefante e avere la sua obbedienza

L’elefante è una specie gravemente minacciata dal commercio dell’avorio e dalla deforestazione, che li priva del loro habitat. In Asia sono particolarmente diffuse le attività turistiche con gli elefanti; è giusto dunque chiedersi se il turismo sia un’opportunità per la salvaguardia dell’elefante asiatico oppure un’ulteriore minaccia.  In Thailandia sono moltissimi i cosiddetti elephants camps e ogni operatore turistico, ovviamente, sostiene che gli elefanti sono stati recuperati dai bracconieri e che adesso lavorano felicemente nel turismo. Ma è vero? Come viene addestrato un elefante da show circense?  I trekking e le attività proposte sono sostenibili?

La scelta dell’ elephant camp è importantissima: puoi essere un aiuto concreto e contribuire alla reale salvaguardia degli elefanti oppure supportare, anche involontariamente, chi li maltratta. Alcuni centri si sostentano proprio grazie al turismo, le attività permettono di portare avanti un progetto, di salvare altri elefanti: è questo l’unico scopo. Le realtà che invece utilizzano gli elefanti per puro interesse economico sovraccaricano l’animale di lavoro (nel turismo), usano metodi di addestramento alquanto discutibili, si arricchiscono e non investono i soldi guadagnati per salvare altri animali. Quindi massima attenzione nel scegliere a chi affidarsi. Senza alcun dubbio sono da evitare gli show.

Tutto quello che c’è da sapere sugli elefanti e il turismo sostenibile lo trovate in questo post.

Il Tempio delle tigri in Thailandia – Andrea (Andrea in Thailandia)

Wat Pa Luang Ta Bua, meglio noto come Tempio delle Tigri o Tiger Temple, di sacro non ha nulla e il tempio è in realtà un mastodontico edificio ancora in costruzione tirato su sfruttando i soldi che i turisti pagano convinti che servano per rieducare e reinserire nel loro ambiente questi splendidi felini. Da decenni è l’attrazione più controversa della Thailandia, chiusa e riaperta in diverse occasioni, teatro di numerosi incidenti – alcuni anche molto gravi – e di certo luogo dove gli animali non sono tenuti come ci si aspetta avvenga in un posto che vanta l’appellativo di Santuario.

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Una turista posa sorridente insieme a una tigre al tempio di Kanchanaburi – la foto è di un’agenzia locale che vende il tour

L’oasi dove gli animali vivevano in armonia gli uni con gli altri e con l’uomo descritta da molti tour operator io non l’ho vista. Ho invece visto un luogo dove le tigri sono incatenate sotto al sole, tenute mansuete dai sedativi e costrette diverse volte al giorno a fare numeri da circo per compiacere i numerosi visitatori che ogni giorni arrivano a Kanchanaburi per poter dire d’aver accarezzato una tigre. Eppure Kanchanaburi potrebbe davvero ospitare un oasi per il recupero delle tigri.

Un dato oggettivo: dal 1999 ad oggi non è mai stata reintrodotta in libertà una sola tigre dal centro. Spetta a ciascuno di noi tirare le dovute conclusioni!

Per approfondire potete leggere il post di Andrea sul Tiger Temple

Immersione con gli squali in Australia – Margherita (Tre Crowded Planet)

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Immersione con gli squali in Australia – Foto di Margherita Ragg (www.thecrowdedplanet.com)

Sono un’amante del mare e delle immersioni e uno dei miei sogni nel cassetto è stato per molto tempo fare un’immersione con gli squali – ma non uno squalo qualsiasi, il mio sogno era vedere i grandi squali bianchi in Australia. Il mese scorso ho visitato il South Australia, il luogo migliore per vedere gli squali nel loro ambiente naturale.
Come sempre prima di fare un’attività a contatto con gli animali, mi sono informata e ho scoperto che il mondo scientifico è diviso sulla pratica del cage diving, le immersioni con gli squali usando una gabbia attaccata alla barca. Il motivo è che la maggior parte degli operatori attira gli squali con il “chumming”, lanciando in mare sangue e pezzi di pesce. Alcuni scienziati ritengono che il chumming faccia associare agli squali l’immagine dell’uomo con l’idea del cibo – in zone dove il chumming è praticato da anni, come il Sud Africa, è stato effettivamente riscontrato un aumento degli attacchi contro l’uomo.
Stavo per rinunciare all’esperienza quando ho scoperto che un operatore di Port Lincoln, Adventure Bay Charters, usa la musica anziché il chumming per attirare i “great whites”. E non un tipo di musica qualsiasi – a quanto pare gli squali amano l’heavy metal! Se vi interessa sapere di più sull’esperienza, date un occhiata al mio articolo sul South Australia – e se desiderate vedere gli squali, prenotate subito un biglietto per Port Lincoln!

I delfinari dei Caraibi – Giulia (Travel Reportage)

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di lavorare su una delle bellissime isole del Centro America, dove una delle attrazioni principali era proprio il cosiddetto “incontro coi delfini”.

Non lavoravo direttamente per il delfinario, ma vendevo escursioni in un villaggio turistico, quindi questa era solo una delle tante opzioni che proponevo ai turisti in arrivo da Canada, Stati Uniti, Italia e lo stesso Centro America.
Veniamo alla mia esperienza diretta coi delfini, che mi ha portata a riflettere davvero tanto. A detta di tutti avrei dovuto sentirmi felice e fortunata perché quasi ogni giorno avevo la possibilità di vedere e toccare questi meravigliosi animali, ma dentro di me mi rendevo conto di non sentire quasi alcuna emozione. Perché? Beh, innanzitutto perché nella mia vita sono stata anche abbastanza fortunata da incontrare i delfini nel loro ambiente naturale – e piangere dalla commozione – quando per curiosità si avvicinano alle barche di noi umani, e ci seguono in un susseguirsi di salti, evoluzioni e comparse a sorpresa, spesso in gruppi formati da esemplari adulti e cuccioli. Vederli sfrecciare a tutta velocità sotto il pelo dell’acqua fa capire quanto l’immensità dell’oceano sia l’elemento naturale a cui appartengono i delfini; nessun delfinario al mondo, di nessuna dimensione, potrà mai sostituire il mare, va da sé. Questa è la prima cosa che mi impediva di emozionarmi più di tanto quando giorno dopo giorno tornavo dagli stessi delfini che ormai conoscevo uno ad uno.

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Il turismo sostenibile e i delfinari – Foto di Giulia Cimarosti (www.travelreportage.com)

In generale, la maggior parte dei turisti si appresta agli incontri coi delfini ed altri mammiferi marini senza sapere né chiedersi quello che ci sta dietro. Non si può certo fare una colpa all’utente finale, ma una volta presa coscienza della realtà delle cose si può spiegare che prima di scegliere di prender parte a questo tipo di esperienza, bisognerebbe tener conto di questi fattori:

– Nessun delfino (o altro animale) sceglierebbe la cattività se potesse.
– I delfini sono addestrati ad eseguire le istruzioni date dai loro trainer, pena il salto del pasto o altri “castighi”.
– I delfini sono molto stressati in quanto soprattutto in alta stagione devono esibirsi di continuo, ogni giorno e più volte al giorno.
– Spesso, come nel caso del delfinario per cui ho lavorato io, i delfini non si trovano in una vasca ma sono in una porzione di vero mare, delimitata da una rete. E’ vero che possono saltar fuori quando vogliono e a volte vengono liberati soprattutto in caso di maltempo, ma poi tornano sempre indietro. Questo aneddoto viene utilizzato dagli addetti ai lavori per convincerci che i delfini stanno benissimo all’interno del delfinario… la realtà è che si tratta di animali sociali che quindi rimarranno sempre vicini alla famiglia e non scapperanno mai per conto proprio; inoltre non essendo abituati a cacciare, tornano indietro perché non saprebbero nutrirsi in autonomia. Insomma, non hanno scelta se non quella di tornare.

Penso che sia soprattutto una vena tanto narcisista da diventare sadica propria dell’uomo, che spinge al perpetuarsi di queste pratiche. Voglio dire, a scopo di lucro ci possono essere un’infinità di cose, no? Ma imprigionare degli animali selvatici, che per natura hanno bisogno di grandi spazi, e stravolgerne del tutto le abitudini, non ha alcun senso se non quello di dimostrare una nostra superiorità tutta da discutere.
Proviamo a chiederci il perché di queste realtà. A che serve un delfinario dove poter accarezzare un delfino e farsi scattare una foto con esso?
Proviamo a darci una risposta: capiremo che non serve a nulla se non a soddisfare un nostro futile capriccio e creare forzatamente un ricordo emozionante del tutto costruito e per niente spontaneo, dato che magari abbiamo a disposizione solo poche ore o pochi giorni di vacanza e dobbiamo a tutti i costi renderla indimenticabile. C’è davvero bisogno di rovinare la vita a degli animali per questo? Che tutti i mammiferi marini siano animali di incredibile intelligenza è risaputo: se potessero non scapperebbero dalle vasche create dagli umani, e dalle loro rumorose folle acclamanti?
Il mio consiglio quindi è di godersi la natura per quello che ha da offrirci in modo spontaneo. Se durante un viaggio ai Caraibi non farete un incontro “forzato” coi delfini, forse avrete la fortuna di vederli in libertà, o forse no, ma di sicuro ci saranno tante altre cose bellissime che riempiranno le vostre giornate di gioia e ricordi indelebili a prescindere.

Spero davvero che nel giro di questa generazione i delfinari come tutte le altre forme di prigionia degli animali cessino di esistere. Per arrivare a questo ognuno può fare la sua parte, prima di tutto evitando di finanziare queste pratiche, ma anche educando le generazioni future per insegnar loro il valore vero della natura, la cui bellezza raggiunge la massima espressione solo quando lontana dallo sfruttamento di noi uomini.

 Ancora sugli elefanti, come dovremmo comportarci – Elisa (Tripvillage)

Nature Elephant Park

Un elefantino con la zampa spezzata al Nature Elephant Park, un centro di recupero in Thailandia – foto di Elisa (tripvillage.it)

Se viaggiare significa voler capire e scoprire nuove culture, nuove tradizioni e nuovi angoli di questo bellissimo mondo che ci circonda, farlo in modo responsabile è un nostro dovere perché è qui che si rivela il rispetto verso chi e cosa ci circonda.
Lo sfruttamento animale a sfondo turistico è una pratica diffusissima (purtroppo) in ogni angolo della Terra e tante volte la disinformazione ci porta a compiere azioni che sarebbe più opportuno evitare.
In Thailandia, ad esempio, gli elefanti destinati al mercato turistico e allo sfruttamento per il lavoro vengono catturati e sottoposti a barbare torture per giorni e giorni, al fine di spezzare il loro spirito per permettere così di avere la loro totale obbedienza. Questa tecnica di chiama Phajaan: provate a digitarlo su Google e guardate le prime immagini che appaiono.
Ho avuto l’occasione di visitare l’Elephant Nature Park (Chiang Mai) durante il mio ultimo viaggio, per poter vedere da vicino i danni apportati dall’uomo a questi grandi creature, vittime di queste pratiche illegali e atroci.
In questo santuario si trovano una settantina di elefanti strappati ad una vita infernale (ma anche più di 300 cani e diversi gatti) che vengono curati e seguiti dai volontari che cercano di riportarli ad una vita normale.
Gravi infezioni alle zampe, cecità provocata dai flash delle macchine fotografiche o, peggio ancora, provocata volontariamente dai mahout per una migliore obbedienza, zampe rotte e schiene spezzate: tutte queste cose valgono veramente il nostro divertimento?

Quindi:
•    NON si dovrebbe andare sul dorso di un elefante: nonostante la sua stazza la sua schiena non è conformata per portare pesi
•    NON si dovrebbe andare a vedere spettacoli con gli animali: vi sembre normale vedere un elefante che dipinge? NO.
•    NON si dovrebbe favorire il bagarinaggio per strada tramite l’acquisto di cibo da dare al malcapitato elefantino per una stupida foto: un elefante in città non dovrebbe essere presente, soprattutto poi in mezzo ad auto e motorini che gli sfrecciano accanto danneggiando la sua elevata capacità di captare le vibrazioni del terreno portandolo a livelli di stress altissimi.

E non venite a raccontarmi la storia (sentita con le mie orecchie) “Sei un essere inferiore e quindi ti comando!” perché Immanuel Kant disse:

“L’uomo deve mostrare bontà di cuore verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini.”

Per approfondire questo è il post sull’ Elephant Nature Park di Elisa.

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Marco Lovisolo

Brava Martina e tutti i blogger che in hanno contribuito al tuo post. Su certi argomenti si deve avere il coraggio di parlare chiaro e raccontare l’oggettiva realtà dei fatti. Chi gestisce un blog personale ha l’assoluto dovere di fare informazione e questa, in quanto libera da vincoli editoriali, deve essere onesta. Ben vengano quindi articoli “etici” come questo.
Se mi permetti, anche se non sono un blogger (non ancora …), vorrei segnalare un altro luogo DA EVITARE ASSOLUTAMENTE: Pinnawala Elephant Orphanage, nello Sri Lanka. Dietro l’altisonante nome di “Orfanotrofio degli elefanti” si nasconde un’organizzazione criminale che letteralmente sfrutta queste povere bestie a scopo di lucro. All’epoca del mio viaggio in Sri Lanka, sono quasi venuto alle mani con dei tizi di Roma che decantavano quanto fosse bello potere fare il bagno a un elefante legato con catene e lasciato a mollo per ore.
Purtroppo, nel 2016 siamo ancora qui a dover spiegare che certe “attrazioni” sono eticamente e moralmente sbagliate perché si basano sullo sfruttamento degli animali, ma forse, un passo alla volta, qualche risultato riusciremo a ottenerlo.
Brava.
Ciao.

martina santamaria

Ciao Marco! Come stai? Grazie, ogni testimonianza è davvero importante! Se anche una sola persona cambiasse idea e decidesse di non partecipare più a questi show, avremmo dato un piccolo ma importante contributo! Povere bestiole, ma io mi chiedo come si faccia ad essere felici di fare il bagno con un animale incatenato, non capisco, ma una domanda non se la sono fatta? non si sono chiesti come mai l’elefante era legato? Mamma mia che tristezza 🙁
Grazie ancora, per tutto e spero a presto 🙂
Un abbraccio!

Emanuele - Recyourtrip

Sai Martina come mi piacciono questa tipologia di post, sai anche come la penso sullo sfruttamento turistico degli animali. Come giustamente sostieni, se si é intenzionati a fare un’esperienza con gli animali é etico informarsi prima a fondo se effettivamente l’attrazione non sia un mero specchietto per le allodole. E sono completamente d’accordo sul fatto che il blogger, in questo caso noi travel blogger , debba cercare di rendere il piú oggettiva possibile la situazione e la descrizione per cercare di evidenziare degli sfruttamenti mascherati.

martina santamaria

Emanuele eh eh eh si si lo so bene come la pensi 🙂 Esatto, lo penso anche io, non è nostro compito dire alle persone cosa devono o non devono fare, ma è nostro dovere informarle su quello che accade dietro a questi show da due lire 🙂
Un abbraccio!

Luca

Brava Martina (e tutte le ragazze coinvolte). Sono d’accordissimo con te e ritengo proprio che fosse necessario scrivere un bell’articolo esauriente sul tema, anche se ce sarebbe da scrivere all’infinito. Anche io in giro per il mondo ne ho viste davvero di tutti i colori, fatti che mi hanno lasciato davvero amareggiato.
Brava brava e ancora brava!

Andrea in Thailandia

…mica solo ragazze… ci sono anch’io 😉

martina santamaria

Si ahaha Andrea e il tuo contributo è stato davvero importante, il Tempio delle Tigri io non lo sopporto proprio eh! Eh eh eh grazie ancora e un abbraccio forte!

martina santamaria

Ciao Luca, ti ho già detto quanto questo tuo commento mi abbia fatta contenta? Credo che noi blogger che utilizziamo un mezzo di comunicazione potente come il web possiamo fare qualcosa nel nostro piccolo anche in questo senso!
Un abbraccio a te e alla tua dolce famiglia 🙂

Fabrizio

Ciao Martina,
trovo che questo post faccia da una parte accapponare la pelle e dall’altra aiuti a scoprire aspetti che spesso restano sottaciuti.
Anche perché nei paesi in questione non esiste, volenti o nolenti, una coscienza che ne permetta la autolimitazione.
Sta soprattutto a noi evitare gli spettacolini “da circo equestre” e il tuo post è sicuramente molto di aiuto.
Lo pubblicheremo anche noi nella nostra pagina Facebook e ti farò sapere quando questo avverrà. Grazie anche a tutti i tuoi amici, tra le quali conosco Elisa di Tripvillage, ma ben vengano queste collaborazioni tra di voi che accrescono ancor più il valore dei vostri blog. 🙂

martina santamaria

Ciao Fabrizio! Come stai? allora intanto grazie per la condivisione, mi farebbe davvero tanto piacere! Si penso anche io che le collaborazioni tra i blogger, messa da parte la “concorrenza” siano davvero utili è importanti: da soli siamo piccoli, ma insieme possiamo diventare davvero molto forti ed è per questo che mi piace chiedere anche a loro di partecipare a questi post. Per quanto riguarda lo sfruttamento degli animali credo che anche voi possiate fare molto informando chi viaggia con voi e soprattutto evitando di fare pubblicità a questi inutili e falsi show. Ma tu ce lo vedi un elefantino che dipinge? Mamma mia che tristezza….

Marika

Marti questo articolo mi ha toccato il cuore, perchè da qualche anno cerco di non finanziare attività che appunto prevedono lo sfruttamento degli animali. E’ un tema che mi sta molto a cuore, ma ci sono arrivata nel modo più banale di tutti: sbagliando.
La prima volta che sono stata in Thailandia ho fatto il giro sull’elefante, spinta dalla falsa convinzione del “ma tanto sono così grandi, cosa sarà mai?”. Quando sono scesa mi sono sentita male dentro. Da lì è cambiato tutto. Ora ho un punto di vista totalmente diverso, anzi..opposto!
Tutto questo per dirti che hai fatto bene ad essere così diretta.. Il turista può sopravvivere anche senza cavalcare animali a caso! 🙂

martina santamaria

Tesoro ne abbiamo già parlato e come ti ho scritto tutti abbiamo fatto degli errori 🙂 Ma in questo viaggiare ci rende migliori, nell’imparare dai nostri errori e informare chi legge per evitare a loro di incappare negli stessi sbagli 🙂 Io sono una romantica e ci credo in un mondo migliore di questo sai?

Cecilia

Il problema è anche che alcuni si definiscono conoscitori di questi paesi e fomentato queste stupide pratiche. Fa piangere il cuore a phuket vedere gli elefanti dondolare in continuo legati. E se non mi sbaglio anche qui stanno aprendo un tiger park. Spero solo che ci siano sempre più incidenti con i turisti. Chissà che con la paura di essere morsi o schiacciati la smettano

martina santamaria

Cecilia ciao! E grazie per il commento! Allora pensare che le tigri in natura siano praticamente estinte fa male al cuore, ma pensare che invece di cercare di reintrodurle nel loro ambiente, magari in grandi parchi dove possano vivere bene e perchè no dove le persone le possano osservare libere, le mettiamo in delle gabbie. Anche a me piange il cuore a questo pensiero e spero che chi andrà a vedere il parco si domanderà se vale la pena vedere un animale e vederlo in questo modo. Speriamo, nel frattempo io continuerò a fare di tutto per informare il più possibile e perchè chi legge il mio blog si ponga delle domande

Eliana

Brava Martina per questo tuo bellissimo post. Concordo pienamente in tutto e ammiro il tuo desiderio di voler informare i turisti sulle barbarie che compie l’uomo per lucrare intorno ai deliri narcisistici di alcuni turisti, il tutto alle spese di esseri indifesi.

martina santamaria

Ciao Eliana, grazie! eh eh eh io combatto queste battaglie e mi piacerebbe che gli altri facessero lo stesso. Purtroppo invece noto che ci sono molti blogger che ancora questo non lo fanno. Dall’altra parte ci sono tanti blogger che invece lavorano bene in questa direzione e io li stimo e li ammiro e sono quelli che voglio continuare a prendere d’esempio 🙂 Un abbraccio!

dueingiro.blogspot.it

Hai proprio ragione. Sbagliando si impara. Ovviamente anche a noi è successo di sbagliare, di cavalcare un elefante solo perchè ci è stato detto che ben venivano trattati e che era l’unico modo per andare sulla giungla…non ci abbiamo pensato troppo su, ma poi con gli anni e con i viaggi ti fai l’esperienza e capisci che dagli errori si impara sempre, almeno si spera :)!!

martina santamaria

Ciao ragazzi! Esatto dagli errori si impara (o per lo meno si dovrebbe). Ma con l’informazione molti errori si possono evitare ed è quello che io ho cercato di fare in questo post 🙂 voi siete viaggiatori consapevoli ormai, vi ammiro, bravi! Un abbraccione 😀

Chandana

Bravissima, ottimo articolo! Lo condivido sulla mia pagina, lo trovo necessario.

martina santamaria

Ciao Chandana, ma grazie! Sei davvero gentile, grazie mille, speriamo che “raggiunga” più persone possibili 🙂

Francesca

Bellissimo articolo, sono perfettamente d’accordo con te, io non vado mai dove ci sono animali in cattività.
Ad esempio a Cape Town per vedere gli squali bianchi dentro la gabbia si è alterata la risposta condizionata dei pesci e ora quando vedono un sub hanno voglia di mangiare ed è diventato pericoloso immergersi

martina santamaria

Ciao Fra! Allora… tu non lo sai, ma quando ho chiesto alla Marghe di scrivermi dell’esperienza degli squali l’ho fatto pensando a te, proprio perchè mi avevi raccontato questa cosa sugli squali quando eravamo a rimini, ricordi? Come prosegue il tuo viaggio? Ti sto seguendo e sogno attraverso le tue immaini 🙂
Spero anche di vederti presto eh, nel frattempo, buon viaggio e grazie per il commento, mi ha fatto davvero felice 🙂

Michela

Dunque, spero che il mio commento non venga frainteso.
Io penso che per alcuni animali possa anche essere piacevole diventare un “giocattolo” per gli uomini, ovviamente senza obblighi, maltrattamenti, costrizioni ecc,…
Come ad esempio i cani da slitta che ti han trainato di qualche post fa.
Non condanno perciò A PRIORI le esperienze con gli animali, ma sottolineo che è importantissimo informarsi su come questi vengono trattati per permetterci di fare una determinata esperienza e se effettivamente questi animali stanno BENE in quelle condizioni.
Riprendo appunto il racconto degli squali di Margherita, esempio perfetto di come sia possibile fare un’esperienza con gli animali, senza alterare o rovinare la loro natura….

martina santamaria

Ciao Michela, no io credo che tu abbia colto in pieno il concetto. Alcuni animali sono felici di “lavorare” (passami il termine) con l’uomo, come i cani da slitta, che attenzione, nel caso mio, erano ben tenuti, nutriti e cresciuti serenamente senza botte, percosse e altri metodi molto poco ortodossi. Del resto il cane è nato per stare con l’uomo e per lavorarci (basta pensare ai cani da pastore).
Diversa è la condizione di animali selvatici che vengono catturati e torchiati fino ad ottenerne la completa obbedienza, costretti a dipingere, a mendicare per la strada, a trasportare persone e ad essere portati al guinzaglio come se fossero dei giocattoli, senza essere nati per farlo. La differenza tra il fare o non fare una determinata attività secondo me sta nel cercare di assicurarci prima che sull’animale non siano state fatte barbarie come in questo caso o che non ne modifichi il naturale comportamento (come nel caso degli squali :)) o anche che non ne venga stravolta la sua natura 🙂

Pam

Che dire .. innanzitutto concordo con tutto e anzi ti ringrazio per questo post, e per aver dato spazio a tante persone che hanno dato il loro preziosissimo contributo. Poi mi viene da aggiungere “che tristezza” per il commento che hai menzionato all’inizio .. le persone (purtroppo) possono scegliere di fare o no un’escursione che danneggia gli animali e l’ambiente, ma nessuna di loro si pone il problema che forse né gli animali né l’ambiente hanno la stessa scelta ..
Vedo comunque che le cose stanno andando sempre migliorando, e credo che siano persone come te e post come questo che, a poco a poco, fanno la differenza.

martina santamaria

Ciao Pam! Si, esattamente, noi la possibilità di scegliere fortunatamente l’abbiamo… e sta solo a noi decidere che persone e viaggiatori vogliamo essere 🙂
Anche io ho notato un lento ma costante miglioramento in questo senso, c’è fortunatamente sempre più presa di consapevolezza da parte delle persone e questa cosa mi fa davvero sperare in un futuro migliore 🙂
Un abbraccione!

Giuseppe A. D'Angelo

Post fantastico, e mi ha illuminato su molte cose. Ora so che in Asia non andrò mai a dorso di un elefante. In passato mi rifiutai di farlo su un dromedario, ma questo credo rientri nella categoria degli “animali che lavorano per l’uomo”. Ma a questo punto il discorso diventa complesso. Chi può dirlo? In origine tutti gli animali sono nati liberi e selvaggi, cane compreso, che altri non è che l’evoluzione di un lupo addomesticato. Ma lo stesso dicasi per i cavalli o le altre bestie da fattoria: eppure, anche se non subiscono barbarie, come si può dire che siano “felici” (il concetto di felicità applicato a un animale è poi molto relativo). Allo stesso tempo dromedari e cammelli sono sempre stati utilizzati come mezzo di trasporto e locomozione, ma come possiamo conoscere le condizioni in cui vivono quelli utilizzati per le cammellate a scopo turistico? L’argomento solleva numerose domande, complimenti per aver risposto già a molte di esse!

martina santamaria

Ciao Giuseppe, grazie! Allora il discorso si è abbastanza complesso, ma lo ha spiegato bene Valentina in questo post (il cui link c’è anche nel mio articolo ma te lo incollo qui così è più diretto) :http://www.viaggiarelibera.com/elefanti-asiatici-e-turismo-quello-che-devi-sapere/
Quando si parla di elefanti utilizzati nel turismo purtroppo non si tratta di animali che “lavorano” con l’uomo come il nostro cane o il nostro cavallo: si tratta spesso di animali drogati con anfetamine, costretti a lavorare per moltissime ore al giorno, malnutriti e disidratati e che vengono sottoposti a stress altissimi.
Quindi cosa possiamo fare noi? Possiamo scegliere. non tutti i trekking a dorso di elefante (se proprio non si può fare a meno di farlo) sono insostenibili: ci sono varie associazioni che li organizzano rispettando comunque l’animale, facendolo lavorare poche ore per poi lasciarlo libero il resto della giornata e che utilizzano i proventi per il suo mantenimento e la sua cura.
ti consiglio davvero di leggere il post di Valentina, inoltre in fondo ci sono dei contatti utili (lei ha fatto molto volontariato e conosce bene diverse associazioni) ai quali ci si può rivolgere tranquillamente per vivere qualsiasi esperienza con consapevolezza.
Per quanto riguarda invece i trekking con i cammelli a scopo turistico posso risponderti io dal momento che ho vissuto per dieci mesi in tunisia e lavoravo proprio in campo turistico: anche lì dipende, ma io li eviterei assolutamente!
Grazie mille per il commento e per lo spunto interessante 🙂

Valentina

Ciao Martina,
BRAVA!!!
Non si deve smettere mai di divulgare certe nefandezze del genere umano. Sono anni e anni che sostengo fermamente la causa del MAI PIU’ ZOO E CIRCHI! Non è possibile che nel 2016 ancora bisogna spiegarle certe cose!
Come si fa a credere che una giraffa a Berlino stia bene?? E che un delfino sia felice di saltare tutto il giorno in una vasca?
Come si fa a sopportare che ci siano ancora persone che ragionano con: ma la vasca è grande! Ma che vuol dire?????
Io mi sono sempre rifiutata di visitare i grandi acquari,sia quello di Genova che quello di Lisbona,mi viene il nervoso e l’angoscia solo al pensiero di vedere uno squalo che gira come un’anima in pena nella stessa vasca tutto il giorno 🙁 e ti dico di più,io sono anche contro gli acquari casalinghi!!!
Qua la verità è che è giunto per l’uomo il tempo di estinguersi. Se ragioniamo bene il suo contributo sulla Terra è stato totalmente nullo.
Saluti 😉

Viaggio AnimaMente - 83saretta

Mi ero tenuta questo post salvato per leggerlo con calma.
Davvero un ottimo articolo che spero faccia aprire gli occhi a tanti turisti che, magari in viaggio, si comportano in modo poco responsabile perché non sanno.
Brava Marti e tutti gli altri che hanno portato la loro testimonianza.

Valentina

Sono veramente contenta che si parli sempre di più di questo argomento e ancora più felice che siano gli stessi travel blogger a sensibilizzare sul tema attraverso le proprie esperienze. E’ stato un piacere dare il mio piccolo contributo, è importante diffondere queste informazioni!

Cris

Ciao Martina,
aggiungo a questo bell’articolo la mia esperienza africana, in particolare in merito al leone.
Un anno fa sono stata in Zimbabwe e ho visitato un centro di reinserimento, così come viene definito. Come saprai, il leone non è messo molto bene in quanto a conservazione della specie e questi centri dovrebbero appunto avere come scopo la loro graduale reintroduzione in natura. Un progetto ovviamente costoso che, per andare avanti, si serve anche delle donazioni dei turisti, ai quali viene proposta la ‘walk with lions’: una breve passeggiata con due leoni (di pochi anni) e la possibilità di avvicinarsi a loro, di toccarli. Nessuna catena o corda, quello no, ma se ci fosse stata non credo avrebbe fatto la differenza. Mi spiego: il gruppetto di turisti (7/8 persone max) cammina piuttosto vicino alla coppia di leoni, e viene ripetutamente incitato dai ranger ad accarezzarli con un assiduo ‘Pet the lion! Pet the lion!’. Nella Walk, tre ranger fanno da scorta: uno che ti racconta la rava e la fava, uno con la videocamera e… uno con un fucile. Così, just in case. Ora, nonostante tutte le belle parole spese dal primo ranger, mi risulta onestamente difficile pensare che il leone accarezzato dai turisti sia un giorno capace di tornare in natura e riprendere i suoi istinti. Tanti di questi centri -pare- trasformino questi leoni in ‘game’, ossia in facili prede per quegli uomini che non ce l’hanno grosso abbastanza (scusa eh) e allora vogliono giocare a fare il cacciatore (ma intanto lo fanno con questi leoni qui). Non so dire se il centro di recupero che ho visitato io fosse di questo tipo o meno – su internet si trova tutto e il contrario di tutto – e quindi non mi sento di condannarlo in toto, perchè voglio credere che almeno parte dei centri di reinserimento siano quello che dichiarano di essere. In ogni caso, sebbene accarezzare un leone sia un’esperienza unica, so per certo che è stata la prima e ultima volta. Come ho detto sul blog, non mi sono piaciuti i modi, non mi è piaciuta l’insistenza del ranger, lo scattare foto, il girare il video. Non c’è niente – niente – che può sostituire la gioia di vedere un leone comparire all’improvviso al Kruger o al Chobe.
Ciao Marti,
Cris

martina santamaria

Grazie Cris per averci raccontato la tua esperienza! Questo è davvero importante, ti giuro le persone dovrebbero essere informate. Ma come si può uccidere la dignità di animali fieri come tigri e leoni portandoli al guinzaglio come dei cagnolini?
“Non c’è niente – niente – che può sostituire la gioia di vedere un leone comparire all’improvviso al Kruger o al Chobe.” questa frase è bellissima, la condivido in pieno!
Grazie ancora per il tuo contributo, un abbraccione!

valentina

Bel post e brave tutte a raccontare la propria esperienza. Sino a qualche mese fa dicevo: “Dopo esser stata in Africa e aver vissuto la vita selvaggia, non posso pensare neanche lontanamente ad un animale in gabbia o in un circo.” Ora, dopo aver attraversato l’oceano posso anche aggiungere: “non posso minimamente pensare ai delfini o simili messi in un acquario o costretti ad esibirsi, dopo aver visto la loro gioia nella libertà:”

martina santamaria

Ciaoooo Valentina, che bello ritorvarti qui! Grazie per il commento, ogni testimonianza è importantissima! Quando avremo gli animali solo nelle gabbie, credo che il mondo avrà perso qualcosa di bellissimo 🙂

In viaggio con Dorothy

Dopo essere un attimo rimasta a bocca aperta per aver letto come hanno risp al tuo commento,qualunque esso sia stato…ti dico che io per la mia esperienza personale evito ormai qualunque tipo di contatto con gli elefanti in Asia, perché non ne esce mai nulla di buono(almemo per quello che ho visto) io sono super animalista convinta coltivo questa scelta da 4 anni con il cibo e nella vita. Sono stata ad una tiger reserve (appumto circa 4 anni fa quando ancora traballavo tra un incoerenza e l altra). Io non ho avuto un esperienza tragica in quel caso..sembrava veramente fatto tutto in buona fede e le tigri sembravano tutto fuorché ammaestrate o drogate..ovviamente dovrebbero essere libere e felici non in posti circoscritti, ma tutto sembrava avere un senso di protezione della specie..però ti dico la sincera verità…da quando ci sono stata sono cambiata molto…e ad oggi in ogni caso non ci andrei piu…avevo una consapevolezza diversa, ero molto piu ignorante in materia e molto piu fiduciosa verso il genere umamo.ad oggi non mi fido mai di queste cose e le salto a priori…ma tutto nasce dall’informazione. Quindi è giusto parlarne perché se uno vuole andare in certi posti deve andarci con la consapevolezza d quello che c’è dietro. A 30 anni ho finalmente capito che a meno che non si tratti di volontariato, la combo uomo ed amimali , normalmete nascomde spesso sofferenza e crudeltà! Per favore non smettete di informare nel bene e nel male c’è bisogno di meno ignoranza!

Lucilla

Ciao Martina, complimenti per il post. È davvero importante parlare di queste cose, in tanti non pensano al benessere degli animali e al business che si nasconde dietro tanti tour organizzati. Mentre leggevo pensavo proprio alla mia esperienza in SriLanka. Ho discusso con la guida che ci accompagnava al nord perché mi sono rifiutata di fare il giro sugli elefanti: vederli incatenati e spronati con un uncino appuntito mi ha veramente fatto indignare. Bravi tutti!

partyepartenze

Non bisogna mai stancarci di ripetere a tutti che gli animali selvatici vanno guardati da lontano, con silenzioso rispetto. Ogni tipo di spettacolo, sfruttamento ed esposizione andrebbero severamenti proibiti. I centri di recupero seri non ti fanno visitare gli animali da vicino… quelli sono gli zoo!

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