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Animali e turismo: la brutta verità dietro alcuni tour turistici

– Posted in: Turismo Responsabile

Era da molto tempo che avevo in testa di scrivere un post sul turismo sostenibile e sullo sfruttamento degli animali che ancora troppo spesso, nonostante notevoli passi avanti, vengono considerati solo come un’attrazione  e non come creature che abitano questo nostro mondo e come tali andrebbero come minimo rispettate.

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Turismo sostenibile in Messico e lo sfruttamento degli animali

Sempre più spesso ormai i viaggiatori cercano durante il loro vagabondare il contatto autentico con gli altri paesi, con le loro popolazioni e la loro cultura. Ma come mi disse una volta un grande viaggiatore, bisognerebbe sempre entrare nel mondo “in punta di piedi” perchè il nostro viaggiare, anche se sostenibile e responsabile, ha sempre e comunque un impatto su quello che abbiamo attorno, persone, animali ed ambiente.

Questo post, che da molto tempo avevo intenzione di scrivere, ancora non riuscivo a pubblicarlo, forse non era ancora maturo oppure era in attesa di una buona motivazione. Motivazione che è arrivata puntuale quando ad un commento che ho lasciato su un blog, ho ricevuto la seguente risposta:

Sisi avevo già letto tutto e nonostante ciò non cambio idea.
Hai detto bene: è una scelta etica. A me piacciono gli animali ma non sono animalista e non mi occupo neanche di turismo responsabile. Così come non dico alle persone di diventare vegetariane o peggio ancora vegane perché “gli animali sono al livello dell’uomo” (cit di un mio amico vegetariano), così come non dico alle persone di mangiare o no patè d’oca o di indossare o meno giubbotti moncler, non dirò alle persone se andare o no in escursione sugli elefanti.
Se sono interessate a queste cause “animaliste” ben venga anzi.. ma credo che saranno le prime ad essere già molto ben informate già di per se, se invece non lo sono non vedo come questa cosa possa essere di loro interesse. La gente può fare quello che vuole e credo che al mondo ci sia di molto peggio.

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La felicità di un piccolo di leone marino libero alle Isole Galapagos

Dopo aver smaltito l’incredulità iniziale e dal momento che non mi piacciono le polemiche, ho pensato di utilizzare questo commento in maniera costruttiva e non distruttiva. Chiaramente ognuno ha il suo punto di vista, è giusto così, e non è giusto cercare di convincere o di far prevalere la propria idea sugli altri.
Così dopo attenta riflessione ho capito che non dobbiamo essere noi a dirvi come dovete comportarvi e cosa dovete o non dovete fare in viaggio.

Ma d’altra parte reputo importante che chi scrive sul web ed in qualche modo utilizza uno strumento di comunicazione con il proprio lettore, cerchi di informarlo, per quanto sia nelle sue possibilità, su quello che accade “dietro le quinte” di molte attrazioni turistiche e sui rischi che si possono correre continuando a sostenere economicamente un certo tipo di turismo, in modo che ognuno possa scegliere per sè, secondo il proprio cuore e la propria coscienza, che tipo di viaggiatore vuole essere.
Io compresa, lo ammetto, durante i miei viaggi mi sono spesso comportata in maniera poco responsabile, per leggerezza, inesperienza o per non conoscienza. E anche se ancora oggi ho spesso dei dubbi su come sia più giusto comportarmi credo che viaggiare serva soprattutto per questo, per farci delle domande a cui non sappiamo spesso dare una risposta, per prendere consapevolezza e perchè dovrebbe renderci persone migliori.

Così ho pensato di “dare voce” sul mio blog (e sono davvero molto felice che loro abbiano accettato) ad alcuni blogger che stimo moltissimo, prima di tutto come persone e poi anche come viaggiatori, che hanno vissuto in prima persona alcune esperienze e che possono raccontare davvero quello che c’è dietro a molti dei baracconi messi in piedi ad hoc per la massa e che di autentico non hanno assolutamente nulla.

Turismo sostenibile e gli elefanti nel Sud-Est asiatico – Valentina (Viaggiare Libera)

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Il Phajaan la tecnica utilizzata per “spezzare lo spirito” dell’elefante e avere la sua obbedienza

L’elefante è una specie gravemente minacciata dal commercio dell’avorio e dalla deforestazione, che li priva del loro habitat. In Asia sono particolarmente diffuse le attività turistiche con gli elefanti; è giusto dunque chiedersi se il turismo sia un’opportunità per la salvaguardia dell’elefante asiatico oppure un’ulteriore minaccia.  In Thailandia sono moltissimi i cosiddetti elephants camps e ogni operatore turistico, ovviamente, sostiene che gli elefanti sono stati recuperati dai bracconieri e che adesso lavorano felicemente nel turismo. Ma è vero? Come viene addestrato un elefante da show circense?  I trekking e le attività proposte sono sostenibili?

La scelta dell’ elephant camp è importantissima: puoi essere un aiuto concreto e contribuire alla reale salvaguardia degli elefanti oppure supportare, anche involontariamente, chi li maltratta. Alcuni centri si sostentano proprio grazie al turismo, le attività permettono di portare avanti un progetto, di salvare altri elefanti: è questo l’unico scopo. Le realtà che invece utilizzano gli elefanti per puro interesse economico sovraccaricano l’animale di lavoro (nel turismo), usano metodi di addestramento alquanto discutibili, si arricchiscono e non investono i soldi guadagnati per salvare altri animali. Quindi massima attenzione nel scegliere a chi affidarsi. Senza alcun dubbio sono da evitare gli show.

Tutto quello che c’è da sapere sugli elefanti e il turismo sostenibile lo trovate in questo post.

Il Tempio delle tigri in Thailandia – Andrea (Andrea in Thailandia)

Wat Pa Luang Ta Bua, meglio noto come Tempio delle Tigri o Tiger Temple, di sacro non ha nulla e il tempio è in realtà un mastodontico edificio ancora in costruzione tirato su sfruttando i soldi che i turisti pagano convinti che servano per rieducare e reinserire nel loro ambiente questi splendidi felini. Da decenni è l’attrazione più controversa della Thailandia, chiusa e riaperta in diverse occasioni, teatro di numerosi incidenti – alcuni anche molto gravi – e di certo luogo dove gli animali non sono tenuti come ci si aspetta avvenga in un posto che vanta l’appellativo di Santuario.

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Una turista posa sorridente insieme a una tigre al tempio di Kanchanaburi – la foto è di un’agenzia locale che vende il tour

L’oasi dove gli animali vivevano in armonia gli uni con gli altri e con l’uomo descritta da molti tour operator io non l’ho vista. Ho invece visto un luogo dove le tigri sono incatenate sotto al sole, tenute mansuete dai sedativi e costrette diverse volte al giorno a fare numeri da circo per compiacere i numerosi visitatori che ogni giorni arrivano a Kanchanaburi per poter dire d’aver accarezzato una tigre. Eppure Kanchanaburi potrebbe davvero ospitare un oasi per il recupero delle tigri.

Un dato oggettivo: dal 1999 ad oggi non è mai stata reintrodotta in libertà una sola tigre dal centro. Spetta a ciascuno di noi tirare le dovute conclusioni!

Per approfondire potete leggere il post di Andrea sul Tiger Temple

Immersione con gli squali in Australia – Margherita (Tre Crowded Planet)

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Immersione con gli squali in Australia – Foto di Margherita Ragg (www.thecrowdedplanet.com)

Sono un’amante del mare e delle immersioni e uno dei miei sogni nel cassetto è stato per molto tempo fare un’immersione con gli squali – ma non uno squalo qualsiasi, il mio sogno era vedere i grandi squali bianchi in Australia. Il mese scorso ho visitato il South Australia, il luogo migliore per vedere gli squali nel loro ambiente naturale.
Come sempre prima di fare un’attività a contatto con gli animali, mi sono informata e ho scoperto che il mondo scientifico è diviso sulla pratica del cage diving, le immersioni con gli squali usando una gabbia attaccata alla barca. Il motivo è che la maggior parte degli operatori attira gli squali con il “chumming”, lanciando in mare sangue e pezzi di pesce. Alcuni scienziati ritengono che il chumming faccia associare agli squali l’immagine dell’uomo con l’idea del cibo – in zone dove il chumming è praticato da anni, come il Sud Africa, è stato effettivamente riscontrato un aumento degli attacchi contro l’uomo.
Stavo per rinunciare all’esperienza quando ho scoperto che un operatore di Port Lincoln, Adventure Bay Charters, usa la musica anziché il chumming per attirare i “great whites”. E non un tipo di musica qualsiasi – a quanto pare gli squali amano l’heavy metal! Se vi interessa sapere di più sull’esperienza, date un occhiata al mio articolo sul South Australia – e se desiderate vedere gli squali, prenotate subito un biglietto per Port Lincoln!

I delfinari dei Caraibi – Giulia (Travel Reportage)

Qualche anno fa ho avuto la fortuna di lavorare su una delle bellissime isole del Centro America, dove una delle attrazioni principali era proprio il cosiddetto “incontro coi delfini”.

Non lavoravo direttamente per il delfinario, ma vendevo escursioni in un villaggio turistico, quindi questa era solo una delle tante opzioni che proponevo ai turisti in arrivo da Canada, Stati Uniti, Italia e lo stesso Centro America.
Veniamo alla mia esperienza diretta coi delfini, che mi ha portata a riflettere davvero tanto. A detta di tutti avrei dovuto sentirmi felice e fortunata perché quasi ogni giorno avevo la possibilità di vedere e toccare questi meravigliosi animali, ma dentro di me mi rendevo conto di non sentire quasi alcuna emozione. Perché? Beh, innanzitutto perché nella mia vita sono stata anche abbastanza fortunata da incontrare i delfini nel loro ambiente naturale – e piangere dalla commozione – quando per curiosità si avvicinano alle barche di noi umani, e ci seguono in un susseguirsi di salti, evoluzioni e comparse a sorpresa, spesso in gruppi formati da esemplari adulti e cuccioli. Vederli sfrecciare a tutta velocità sotto il pelo dell’acqua fa capire quanto l’immensità dell’oceano sia l’elemento naturale a cui appartengono i delfini; nessun delfinario al mondo, di nessuna dimensione, potrà mai sostituire il mare, va da sé. Questa è la prima cosa che mi impediva di emozionarmi più di tanto quando giorno dopo giorno tornavo dagli stessi delfini che ormai conoscevo uno ad uno.

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Il turismo sostenibile e i delfinari – Foto di Giulia Cimarosti (www.travelreportage.com)

In generale, la maggior parte dei turisti si appresta agli incontri coi delfini ed altri mammiferi marini senza sapere né chiedersi quello che ci sta dietro. Non si può certo fare una colpa all’utente finale, ma una volta presa coscienza della realtà delle cose si può spiegare che prima di scegliere di prender parte a questo tipo di esperienza, bisognerebbe tener conto di questi fattori:

– Nessun delfino (o altro animale) sceglierebbe la cattività se potesse.
– I delfini sono addestrati ad eseguire le istruzioni date dai loro trainer, pena il salto del pasto o altri “castighi”.
– I delfini sono molto stressati in quanto soprattutto in alta stagione devono esibirsi di continuo, ogni giorno e più volte al giorno.
– Spesso, come nel caso del delfinario per cui ho lavorato io, i delfini non si trovano in una vasca ma sono in una porzione di vero mare, delimitata da una rete. E’ vero che possono saltar fuori quando vogliono e a volte vengono liberati soprattutto in caso di maltempo, ma poi tornano sempre indietro. Questo aneddoto viene utilizzato dagli addetti ai lavori per convincerci che i delfini stanno benissimo all’interno del delfinario… la realtà è che si tratta di animali sociali che quindi rimarranno sempre vicini alla famiglia e non scapperanno mai per conto proprio; inoltre non essendo abituati a cacciare, tornano indietro perché non saprebbero nutrirsi in autonomia. Insomma, non hanno scelta se non quella di tornare.

Penso che sia soprattutto una vena tanto narcisista da diventare sadica propria dell’uomo, che spinge al perpetuarsi di queste pratiche. Voglio dire, a scopo di lucro ci possono essere un’infinità di cose, no? Ma imprigionare degli animali selvatici, che per natura hanno bisogno di grandi spazi, e stravolgerne del tutto le abitudini, non ha alcun senso se non quello di dimostrare una nostra superiorità tutta da discutere.
Proviamo a chiederci il perché di queste realtà. A che serve un delfinario dove poter accarezzare un delfino e farsi scattare una foto con esso?
Proviamo a darci una risposta: capiremo che non serve a nulla se non a soddisfare un nostro futile capriccio e creare forzatamente un ricordo emozionante del tutto costruito e per niente spontaneo, dato che magari abbiamo a disposizione solo poche ore o pochi giorni di vacanza e dobbiamo a tutti i costi renderla indimenticabile. C’è davvero bisogno di rovinare la vita a degli animali per questo? Che tutti i mammiferi marini siano animali di incredibile intelligenza è risaputo: se potessero non scapperebbero dalle vasche create dagli umani, e dalle loro rumorose folle acclamanti?
Il mio consiglio quindi è di godersi la natura per quello che ha da offrirci in modo spontaneo. Se durante un viaggio ai Caraibi non farete un incontro “forzato” coi delfini, forse avrete la fortuna di vederli in libertà, o forse no, ma di sicuro ci saranno tante altre cose bellissime che riempiranno le vostre giornate di gioia e ricordi indelebili a prescindere.

Spero davvero che nel giro di questa generazione i delfinari come tutte le altre forme di prigionia degli animali cessino di esistere. Per arrivare a questo ognuno può fare la sua parte, prima di tutto evitando di finanziare queste pratiche, ma anche educando le generazioni future per insegnar loro il valore vero della natura, la cui bellezza raggiunge la massima espressione solo quando lontana dallo sfruttamento di noi uomini.

 Ancora sugli elefanti, come dovremmo comportarci – Elisa (Tripvillage)

Nature Elephant Park

Un elefantino con la zampa spezzata al Nature Elephant Park, un centro di recupero in Thailandia – foto di Elisa (tripvillage.it)

Se viaggiare significa voler capire e scoprire nuove culture, nuove tradizioni e nuovi angoli di questo bellissimo mondo che ci circonda, farlo in modo responsabile è un nostro dovere perché è qui che si rivela il rispetto verso chi e cosa ci circonda.
Lo sfruttamento animale a sfondo turistico è una pratica diffusissima (purtroppo) in ogni angolo della Terra e tante volte la disinformazione ci porta a compiere azioni che sarebbe più opportuno evitare.
In Thailandia, ad esempio, gli elefanti destinati al mercato turistico e allo sfruttamento per il lavoro vengono catturati e sottoposti a barbare torture per giorni e giorni, al fine di spezzare il loro spirito per permettere così di avere la loro totale obbedienza. Questa tecnica di chiama Phajaan: provate a digitarlo su Google e guardate le prime immagini che appaiono.
Ho avuto l’occasione di visitare l’Elephant Nature Park (Chiang Mai) durante il mio ultimo viaggio, per poter vedere da vicino i danni apportati dall’uomo a questi grandi creature, vittime di queste pratiche illegali e atroci.
In questo santuario si trovano una settantina di elefanti strappati ad una vita infernale (ma anche più di 300 cani e diversi gatti) che vengono curati e seguiti dai volontari che cercano di riportarli ad una vita normale.
Gravi infezioni alle zampe, cecità provocata dai flash delle macchine fotografiche o, peggio ancora, provocata volontariamente dai mahout per una migliore obbedienza, zampe rotte e schiene spezzate: tutte queste cose valgono veramente il nostro divertimento?

Quindi:
•    NON si dovrebbe andare sul dorso di un elefante: nonostante la sua stazza la sua schiena non è conformata per portare pesi
•    NON si dovrebbe andare a vedere spettacoli con gli animali: vi sembre normale vedere un elefante che dipinge? NO.
•    NON si dovrebbe favorire il bagarinaggio per strada tramite l’acquisto di cibo da dare al malcapitato elefantino per una stupida foto: un elefante in città non dovrebbe essere presente, soprattutto poi in mezzo ad auto e motorini che gli sfrecciano accanto danneggiando la sua elevata capacità di captare le vibrazioni del terreno portandolo a livelli di stress altissimi.

E non venite a raccontarmi la storia (sentita con le mie orecchie) “Sei un essere inferiore e quindi ti comando!” perché Immanuel Kant disse:

“L’uomo deve mostrare bontà di cuore verso gli animali, perché chi usa essere crudele verso di essi è altrettanto insensibile verso gli uomini.”

Per approfondire questo è il post sull’ Elephant Nature Park di Elisa.

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