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Song Kol: Trekking a Cavallo sulle Montagne del Kirghizistan

– Posted in: Viaggi Avventura

Una delle cose che volevo assolutamente fare ancora prima di partire per il Kirghizistan era raggiungere il lago Song Kol con un trekking a cavallo di più giorni.

Song Kol Kirghizistan

Song Kol, il biglietto da visita del Kirghizistan

Song Kol è infatti uno dei fiori all’occhiello del Kirghizistan: un lago blu cobalto a oltre 3000 metri sul livello del mare le cui sponde, punteggiate dalle yurte dei pastori, sono circondate da alti picchi innevati.

Il lago si trova in una zona poco accessibile. Anche se le due città più vicine, Naryn e Kochkor sono facilmente raggiungibili da Bishkek con i taxi condivisi, non ci sono mezzi pubblici che arrivino al lago.

L’unica alternativa è quella di arrangiarsi un trasporto privato (lo può fare il CBT di Kochkor), e comunque la strada non è delle migliori: ci vogliono infatti quasi due ore per percorrere i 50 km pieni di curve che separano Song Kol dai centri abitati più vicini.

Trekking cavallo Song Kol

Alla fine del primo dei due passi per raggiungere Song Kol

Insomma il modo migliore per arrivare al lago è o a piedi o a cavallo. I due percorsi più battuti sono quelli che partono rispettivamente dal villaggio di Ak Tala (vicino a Naryn) e dal villaggio di Kyzart. Entrambi i percorsi possono essere fatti in due o tre giorni, pernottando nelle yurte o portandosi la propria tenda.

Trovate più informazioni su come organizzare il trekking a cavallo a Song Kol e cosa portare in fondo a questo articolo.

La mattina della partenza mi sveglio con il sole e un cielo senza neanche una nuvola, il che mi mette subito di buon umore, buon umore che non viene rovinato neanche dal commento dell’autista che, una volta salita in macchina, ci chiede se ci siamo portati la tuta da sci. Song Kol è infatti famoso per il clima freddo e per le piogge frequenti.

trekking Song Kol

Sulla strada, il primo giorno del trekking a Song Kol

Facciamo conoscenza con la nostra guida e i cavalli nel piccolo villaggio di Kyzart. Tempo di preparare le ultime cose e di mettere le nostre borse nelle bisacce e siamo pronti a partire.

Mi viene affidato un cavallino morello con la stella bianca in fronte e senza nome: No-Name per due giorni sarà il mio inseparabile compagno di avventure. Ha una criniera folta, le orecchie dritte e gli occhi vispi: già dal primo momento capisco che, nonostante le dimensioni ridotte, mi darà del filo da torcere.

Io e Margherita di @thecrowdedplanet

I primi minuti infatti li passiamo a litigare. Mentre gli altri cavalli procedono mansueti e tranquilli uno dietro l’altro, No-Name avanza con passo svelto e faccio fatica a tenerlo in fila. Nonostante questo il trekking procede senza particolari difficoltà, il sentiero è facile e ben segnato e i cavalli procedono con passo sicuro sia in salita che in discesa.

Dopo circa tre ore ci fermiamo per il pranzo in una yurta in fondo ad una graziosa valle. Il pranzo ancora non è pronto e allora ne approfittiamo per sgranchirci le gambe e per riposarci sulla sponda di uno spumeggiante torrente.

Il pranzo ci viene servito all’interno della yurta. Un piatto semplice, a base di riso, carne e patate (per me solo riso e patate ovviamente).

yurte nomadi kirghizistan

Le yurte sulla riva del fiume in cui ci siamo fermati per pranzo

Song Kol trekking

Ho già scritto da qualche parte che il Kirghizistan è definito la “Svizzera dell’Asia Centrale”?

Riprendiamo il trekking e No-Name sembra essersi messo più tranquillo. Nonostante l’inizio difficile, il feeling tra di noi cresce di minuto in minuto e comincio a divertirmi davvero e a rendermi conto della sua qualità.

Quando dopo altre 4 ore la nostra guida ci indica in lontananza le yurte in cui ci fermeremo a dormire provo un pochino di delusione, perché mi sto divertendo tantissimo!

La famiglia di pastori vive in due yurte e ne hanno messo una terza per ospitare a dormire i turisti. Mentre la mamma della famiglia ci prepara il the pomeridiano noi giochiamo con i bimbi della famiglia sul prato.

Yurte Song Kol

La simpatica bimba delle yurte in cui ci siamo fermati a dormire

Alla sera, per cena, mi viene preparata una zuppa vegetariana deliziosa con pasta e verdure, accompagnata da pane appena sfornato e thè nero bollente. In tutto il mio viaggio non mi è mai neanche nelle yurte sulle montagne capitato di saltare un pasto, c’era sempre un piatto vegetariano per me.

Su tutte le tavole sono sempre presenti dolci marmellate fatte in casa: marmellate all’albicocca, ai lamponi, alle more. E se si è fortunati si trova anche una ciotola di panna dolce, la Kaimak. La panna viene separata dal latte fresco appena munto e viene lasciata riposare finché non assume una consistenza cremosa.

Spalmata sul pane è una di quelle cose ipercaloriche che non si dimenticano più nella vita, che hanno centomila kilocalorie ma che sono capaci di rimetterti in pace con il mondo.

panorami kirghizistan

Le yurte in cui abbiamo trascorso la prima notte

Finita la lauta cena i tavoli vengono spostati velocemente per fare spazio ai materassi per la notte. La corrente elettrica c’è per circa un’ora, alimentata da un generatore che tiene in vita una sola lampadina. Quando la luce va via mi imbacucco sotto il piumino e sprofondo istantaneamente nel sonno.

La mattina seguente è caratterizzata da disagio e sconforto quando vediamo che il tempo è nettamente peggiorato e cade una pioggia gelida, compatta.

Nurbeck, la nostra guida comunque conosce molto bene il suo lavoro e ci dice di non preoccuparci: il tempo qui cambia in un battito di ciglia per cui possiamo aspettare tranquilli, avvolti dai piumini dentro la yurta, che le condizioni migliorino.

Quando rimettiamo fuori il naso, un paio d’ore dopo il cielo sembra aprirsi: l’aria è comunque fredda e le montagne intorno a noi sono spruzzate di neve!

panorama kirghizistan

Alla mattina il tempo era freddo, sulle montagne si vede la neve!

I cavalli sono già pronti, la nostra guida è davvero efficiente e in men che non si dica siamo già sul sentiero verso il passo di 3700 metri che dobbiamo scavalcare per arrivare a Song Kol. I panorami sono davvero eccezionali, l’aria si è scaldata e dopo poco, mi scopro a godermi a pieno la cavalcata.

Procediamo tranquilli in salita verso il passo: i cavalli procedono a zig-zag tra le rocce e sono talmente bravi che noi non dobbiamo neanche preoccuparci di scegliere la strada, loro la conoscono a memoria.

Quando penso che niente possa essere meglio di quello che sto vivendo, finalmente arriviamo al passo e davanti a me si apre il panorama sulla valle e sul blu di Song Kol. Rimango senza fiato. Non ci sono parole per esprimere tanta bellezza.

Sponde Song Kol

Cavalcando sulle rive di Song Kol

Dopo una rapida pausa per scattare qualche foto e sgranchire le gambe, cominciamo la discesa. Nonostante la pioggia e nonostante il tempo stia di nuovo peggiorando con grossi nuvoloni grigi sopra le nostre teste, raggiungiamo il fondo della valle  e le sponde di Song Kol senza prendere neanche una goccia d’acqua.

Le ultime due ore prima di arrivare al nostro campo per la notte sono semplicemente meravigliose. Di fronte a me vi è un paesaggio infinito: a destra c’è Song Kol, a sinistra le montagne e intorno branchi di cavalli selvaggi e greggi di pecore che pascolano tranquillamente. La pace è quasi irreale, gli unici rumori sono le nostre risate e il tonfo sordo degli zoccoli sul terreno.

Song kol panorama

Il cavallo di Massi non perdeva occasione per fermarsi a mangiare

A questo punto la mia intesa con No-Name è completa,  finalmente abbiamo imparato a capirci. Mi mancherà tantissimo questo piccolo concentrato di energia e coraggio.

E con il carattere tutto particolare.

Ormai un po’ tutti tutti abbiamo preso confidenza con i nostri cavalli e Nurbeck ci permette di percorrere gli ultimi chilometri al galoppo. Allento la presa  sulle redini e No-Name, finalmente libero, parte veloce. Stava aspettando questo momento da due giorni. E io anche. In quell’ora mi sono sentita un tutt’uno con lui, con l’infinito alternarsi di distese verdi, con il cielo e con il vento. E finalmente l’ho sentita forte l’essenza stessa del Kirghizistan, e della libertà.

Song Kol panorama 2

Io e No-Name nella nostra galoppata insieme sulla sponda di Song Kol

Alla sera abbiamo fatto un giro a piedi lungo la sponda di Song Kol prima di addormentarci profondamente nella nostra yurta. Il mio ultimo ricordo prima di sprofondare nel sonno è stato che non sarei più voluta venire via.

Nurbeck è stata un’ottima guida e il mio trekking a cavallo fino a Song Kol una di quelle esperienze da ricordare per sempre.

Come Organizzare il Trekking a Cavallo a Song Kol e Cosa Portare

Il trekking a cavallo si può organizzare a Kochkor tramite l’agenzia Shepherd’s Life (Pionerskya St. tel: +996 0777 01 37 47) o tramite il CBT, entrambi gli uffici si trovano sulla strada principale.

Generalmente nell’organizzazione è tutto incluso, guida, cavalli, trasferimenti due notti nelle yurte con le famiglie dei pastori nomadi, pranzi e cene. Il costo per tre giorni si aggira intorno ai 150 dollari per persona.

Per ogni persona c’è la possibilità di portare uno zaino con le proprie cose che verrà messo nelle bisacce. Song Kol è famoso per il tempo bizzarro ed imprevedibile, spesso piovoso e freddo. Portate assolutamente oltre al normale vestiario:

  1. Una giacca impermeabile o una mantella (meglio un bel poncho o un k-way)
  2. Un piumino o un maglione (alla sera fa freddo anche in estate!), anzi se riuscite portateli entrambi.
  3. Almeno due o tre paia di calze di cui un paio di lana
  4. Pigiama o tuta per dormire e per stare comodi alla sera
  5. Berretto e guanti
  6. Occhiali, creme solari e burro di cacao per evitare l’arsura.
  7. Tutte le cose necessarie per l’igiene personale e aggiungete delle salviette per l’igiene intima: per tre giorni non avrete altro posto in cui lavarvi se non il fiume (vicino alle yurte ci sono dei rubinetti con serbatoio, ma vanno bene giusto per lavarsi i denti).
  8. Le toilette sono in realtà tre fogli di lamiera in mezzo al nulla con una buca scavata nel terreno. Portate la carta igienica!
  9. L’elettricità non è detto che ci sia e se c’è, è presente per poco tempo. Portate batterie di ricambio sufficienti per la macchina fotografica.

Disclosure: la mia esperienza in Kirghizistan è frutto di un progetto per lo sviluppo del turismo dell’USAID (United States Agency for International Development). I contenuti sono solo responsabilità dell’autrice e non riflettono necessariamente le opinioni dell’USAID o del Governo degli Stati Uniti: come sempre tutti i pensieri e le informazioni, il come, cosa e perché, sono del tutto personali.

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