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The bad: i sentimenti negativi che mi ha lasciato il viaggio in India

– Posted in: Asia e Medio Oriente

Sono tornata dal mio viaggio in Rajasthan ormai da alcuni mesi ed ho la consapevolezza di aver (quasi) somatizzato quello che ho vissuto in tre settimane nel grande continente indiano: è quindi tempo di tirare le somme su questo viaggio anche se molto probabilmente chi leggerà questo articolo avrà l'impressione che io sia forse un po' superficiale nelle mie considerazioni.

Ci sono sempre mille soli

al di là  delle nuvole

Proverbio indiano

Mi è piaciuta l'india? L'ho amata? Rispondere non è facile. L'India è un paese che affascina e lascia un profondo stupore, che crea tantissime emozioni contrastanti ma, soprattutto nel mio caso, anche che spaventa, atterrisce e lascia attoniti. Non è facile per niente parlarne e tantomeno cercare di dare un giudizio il più possibile oggettivo.

Prima di partire avevo l'entusiasmo alle stelle. Le persone che mi parlavano di questo viaggio lo facevano con una luce particolare negli occhi, come se l'India gli avesse lasciato qualcosa di splendente nell'anima. Anche i post che ho letto sui vari blog di viaggi, nonostante rimarcassero il fatto che l'India è il paese dei grandi contrasti, ne parlavano come di un paese incredibile.

rajasthan-pushkar

E visto che dei lati positivi ne parlano (quasi) tutti, preferisco lasciare che siano altri blogger molto più bravi di me a raccontare cosa vedere e visitare nel Rajasthan, io farò qualcosa di diverso, vi racconterò cosa mi ha sconvolta di questo paese e lo farò in maniera superficiale forse, perchè è forse davvero superficiale limitarsi a giudicare esclusivamente quello che gli occhi vedono, senza cercare di andare oltre.

Nonostante ciò non voglio cadere nella trappola di voler trovare a tutti i costi (anche dove non c'è) un significato recondito o una giustificazione a quello che ho visto e che probabilmente non ho capito.

La prima impressione che ho avuto nei confronti di questo grande paese è che nonostante sia uno dei motori trainanti dell'economia mondiale sia un mondo spaccato in due con un'immensa frattura vuota nel mezzo. Da una parte c'è il mondo di chi riesce a rimanere attaccato alla macchina dei soldi e del progresso, dall'altra invece c'è un mondo antico che rimane indietro, totalmente escluso dal benessere che dilaga.

Ed il primo mondo si pone nei confronti del secondo come se quasi se ne vergognasse, come se lo considerasse una piaga, un grosso peso che è costretto a trascinarsi dietro e di cui farebbe volentieri a meno.

Questo secondo mondo, vissuto da una grandissima parte di popolazione, versa nella miseria più assoluta. Ne ho sentite dire di tutti i colori, più volte mi è stato ripetuto che grazie alla spiritualità il dolore e la morte assumono un significato diverso. Gli indiani sono un popolo estremamente spirituale e davvero vita e morte hanno per loro un significato diverso, ma credo che il dolore sia dolore per tutti e che non vada mai dato per scontato nè tantomeno accettato con rassegnazione.

cane-taj-mahal

Ma non solo gli uomini vivono una vita precaria, anche la condizione degli animali è disastrosa. In ogni essere c'è un dio, nonostante ciò ovunque gli animali vagano spersi senza una meta, nascono, vivono e muoiono in un'indifferenza assoluta. Le mucche sono sacre, ma quando diventano vecchie e non fanno più latte, la scelta più facile è quella di abbandonarle.

Tantissime vagabondano ovunque in cerca di cibo e spesso muoiono in seguito a blocchi intestinali dolorosissimi causati dall'ingestione di sacchetti di plastica e spazzatura di ogni genere. In questo caso la scelta di non ucciderle mi è sembrato solo un modo per scaricarsi di un peso mantenendo pulita la propria coscienza.

Camminando per la strada non si può evitare di sbattere la faccia contro le vampate di fetore. Immaginate grandi discariche ai lati delle strade. Immaginate fogne a cielo aperto. Immaginate mucche che girano libere ed indisturbate ovunque. Immaginate i cadaveri dei cani mangiati dai parassiti. Immaginate l'odore dolciastro della cancrena sul braccio di un ragazzino su un bus. Immaginate…immaginate…

«Chi ama l’India lo sa: non si sa esattamente perché la si ama. E’ sporca, è povera, è infetta; a volte è ladra e bugiarda, spesso maleodorante, corrotta, impietosa e indifferente. Eppure, una volta incontrata non se ne può fare a meno. Si soffre a starne lontani. Ma così è l’amore: istintivo, inspiegabile, disinteressato. In India si pensano altri pensieri.» Tiziano Terzani

Nei blog e sui social ho letto innumerevoli parole entusiaste sui bellissimi sari colorati delle donne indiane, e raramente viene accennata la reale condizione delle donne soprattutto negli ambienti ancora rurali. Non bisognerebbe dimenticare che spesso dietro a tutto questo colore c'è l'anima di una giovane ragazza che probabilmente ha dovuto sposare l'uomo che qualcun altro ha scelto per lei.

La mia domanda a questo punto è sempre la stessa: davvero un paese che ha costruito il Taj Mahal simbolo dell'amore più puro tra un uomo e una donna può ridursi a costringere una giovane a giacere con un uomo che non ha scelto e che magari non ha mai visto prima? Dove è finita la delicatezza dei sentimenti? Come può una vita essere considerata ancora poco più di una merce di scambio?

donna-indiana

Io com'ero a 15 anni me lo ricordo e me lo ricordo bene. Ricordo la errata ma vibrante percezione che i miei sentimenti non interessassero a nessuno, ricordo quanto questa cosa mi facesse sentire completamente sola e quanto ne soffrissi. Penso poi a queste ragazzine e cerco di immaginare anche solo lontanamente il senso di profonda solitudine che possono provare mentre noi l'unica cosa che siamo capaci di fare è quella di voltarci dall'altra parte trovando come scusa il fatto che questa è la loro cultura. Ormai con la cultura giustifichiamo qualsiasi cosa, anche la brutalità più cruda. L'importante è diventato solo portare a casa una bella fotografia.

Come dicevo giudicatemi pure superficiale. Continuate pure a parlarmi dei sorrisi meravigliosi di Pushkar, degli occhi limpidi dei bambini di Pushkar, della gioia di vivere di Pushkar e di tutte le cose che questa "Incredible India" lascia al viaggiatore che la attraversa, ma io vi dirò sinceramente che, nonostante tutte le cose che posso ripetermi nella mente, niente riesce a farmi cancellare dagli occhi le immagini dei bambini che chiedevano la carità con gli occhi spalancati e le tante manine tese nelle speranza di ricevere una moneta.

Dicono che per viaggiare in India si debba essere pronti. A me queste sembrano solo belle parole. Personalmente non credo che sarei mai potuta essere pronta a sopportare tutto questo e non voglio accettare neanche la dilagante consuetudine di definire un paese con il termine di contraddittorio, quando reputo che questo termine sia solo niente di più che un bel modo per chiamare l'ingiustizia.

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Scusatemi ho provato a vedere tutto questo in maniera diversa ma proprio non ci riesco, è più forte di me.

Di una cosa sono comunque consapevole: nel profondo ringrazio questo paese enorme, questo continente indiano per aver cambiato la mia visione della vita. Mai sono stata così consapevole di me stessa, di quello che sono e di quello che ho come da quando sono tornata e questo mi permette di guardare il mondo intorno con occhi diversi e di apprezzarlo di più.

Il mio viaggio è stato un'esperienza umana fortissima e penso che ognuno di noi dovrebbe prima o poi viverla, nonostante il fatto che per me l' India abbia rappresentato troppo, troppo, troppo di tutto, anche in negativo.

La scrittura però è già decantazione del turbamento, è l’effetto meditato delle cose viste. Ricordo invece con emozione irriducibile lo sforzo di riprendere con una telecamera occhi innocenti di bambini sgranati sul mio volto, mani tese a chiedere l’elemosina di una rupia e bocche schiuse e senza voce a implorare carità. Quante volte ho visto l’obiettivo della mia macchina fotografica come un’arma puntata sulla faccia dell’innocenza, del dolore, della sofferenza! Costa molto descrivere freddamente immagini forti e definitive. Io, in verità, non ci sono riuscito. Avrei voluto scrivere un libro che parlasse dell’India, ho scritto invece L’India nel cuore. Vittorio Russo

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