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Visita al Taj Mahal, una lunga storia d’amore

– Posted in: Asia e Medio Oriente

“Un palazzo di perle tra i giardini e i canali dove i pii e i beati possano vivere per sempre”  recita un verso del Corano inciso sul marmo del  Darwaza, il grande portone d’ingresso in arenaria rossa, proprio poco prima di trovarsi di fronte al più grande monumento al mondo dedicato all’amore: il Taj Mahal.

E appena si varca quella soglia si viene travolti dalla bellezza: non è possibile dissimulare lo stupore, il Taj Mahal , la lacrima sul volto dell’eternità, lascia senza fiato anche i viaggiatori più scafati.

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Dettagli del Taj Mahal

Lontano dal caos e dall’ eterna confusione del centro di Agra, il Taj si trova all’interno di giardini curatissimi, con grandi fontane d’acqua che danno respiro dopo la polvere della città.

Ci si avvicina attoniti, senza parole all’entrata del mausoleo, assaporando la bellezza dei candidi marmi e delle pietre preziose, fatte arrivare da tutto il mondo per ricordare in eterno l’amore che legava il principe Khurram, diventato poi Shah Jahan, alla bellissima Ariumand a cui venne in seguito dato il nome di Mumtaz Mahal, l’Eletta del palazzo, proprio per la sua bellezza.

Arriviamo alla biglietteria dopo una folle corsa in autorisciò slalomando nel traffico tra mezzi a motore, carretti, biciclette e le onnipresenti mucche. Già da lontano abbiamo visto la coda che ci aspetta e anche se un po’ contrariati ci mettiamo in fila.

Il biglietto per gli stranieri è più caro rispetto a quello per gli indiani, questa è una cosa che mi infastidisce, non capisco perché qualcuno debba pagare di più degli altri, ma in India ci si deve abituare, questa pratica è abbastanza diffusa (non solo in India a dire il vero ma vabbeh qui sto perlando di India quindi…)

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I giardini del Taj Mahal

Dopo un tempo piu o meno indefinito ad aspettare, tempo a cui ormai ci stiamo abituando vista l’elastica considerazione del tempo degli indiani, riusciamo a varcare il grande portone Darwaza:  laggiù in fondo ai giardini il Taj brilla in tutta la sua bellezza con i suoi candidi marmi che con la luce calante della sera diventano morbidi e coi 4 minareti ornamentali che svettano alti ed eleganti verso il cielo, costruiti leggermente pendenti verso l’esterno, in modo che in caso  di terremoto non crollassero sopra il prezioso mausoleo.

Scattiamo qualche foto mentre passiamo di fianco alle fontane e alle aiuole ben curate, prova che quando gli indiani vogliono fare le cose ordinate e per bene ne sono perfettamente capaci, fino ad arrivare lì ai piedi del maestoso basamento in marmo bianco  sopra il quale il Taj si erge etereo in perfetto contrasto con la moschea in arenaria rossa che sorge al suo fianco, luogo di culto per i musulmani di Agra ed il suo edifico gemello posto esattamente dall’altra parte  (il Jawab) e costruito solo per ragioni di simmetria.

Per salire sul basamento e visitare il Taj è necessario togliersi le scarpe, oppure utilizzare dei copri scarpe in plastica che vengono dati all’ingresso. Noi decidiamo di andare a piedi nudi, di plastica abbandonata dappertutto l’India mi sembra ne abbia già abbastanza senza doverci mettere anche noi a procurargliene dell’ altra.
Rispetto all’esterno, l’interno è un pochino deludente, se cosi si puo dire.

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Decorazioni del Taj

Devo ammettere che all’uscita non ero molto soddisfatta delle mie fotografie: troppa gente davanti al mio obiettivo; dopo aver borbottato un po’ fermo un ragazzo con un autorisciò e gli chiedo se è possibile trovare un posto dove fare belle fotografie. A questo manco gli sembra vero, fa il sorrisetto tipico di chi fiuta l’affare e ci fa segno di salire. Dopo un’altra folle corsa, ci troviamo esattamente dall’altra parte dello Yamuna, il fiume su cui sorge il Taj. Entriamo in dei giardini molto belli e abbiamo da lì una vista favolosa sul monumento con ai suoi piedi il fiume. Scatto qualche foto, scavalco una recinzione di sicurezza, rischio di essere per questo arrestata da un energumeno in uniforme, chiedo scusa e contemporaneamente stringo al petto soddisfatta la mia macchina fotografica con le foto appena scattate e usciamo: il ragazzo è li che ci aspetta (meno male, non ci sono altri mezzi per tornare in centro ad Agra) e dopo un’altra folle corsa ci deposita in ostello.

Per arrivare in questi giardini chiedete : Mehtab Bagh (Moonlight Garden) e cercate di arrivarci il venerdi quando il Taj è chiuso e non troverete folla.

Altro punto molto bello per vedere il Taj e scattare ottime fotografie è  dalle terrazze in cime ai tetti dei tanti ostelli e hotel nel vecchio centro.

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Il Taj visto dai Moonlight Gardens

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