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Viaggio alle Galapagos, le mie emozioni a caldo

– Posted in: Sud America

Quando sono tornata dal mio viaggio alle Galapagos, mi sono ripromessa di scrivere un post il prima possibile perchè, pur sapendo che mi ci sarebbe voluto un po’ di tempo, avevo il timore di dimenticare quello che stavo provando.

D’altra parte, mi ci è voluto diverso tempo per riordinare le emozioni, mi è stato necessario trovare un po’ di tranquillità e che quel nodo in gola, che è pura nostalgia, si sciogliesse quel poco da permettermi di scrivere almeno qualche riga.Sea-lion-isola-los-lobos

Prima di cominciare però vorrei avvertire chi legge che in questo post non troverà informazioni utili per organizzare un viaggio alle Galapagos, ma solo un timido tentativo di ricordare un’ emozione provata.

Per quanto il nostro vocabolario ci permetta di avere aggettivi superlativi come meraviglioso, straordinario e fantastico, beh devo ammettere che nessuno di questi riesce davvero a descrivere quello che queste isole sono per me.
Lontane. Ecco forse questo aggettivo me le ricorda un po’ di più. Ma lontane non solo dal punto di vista fisico, così sperdute in mezzo alle onde agitate del Pacifico a circa 1000 km dalla costa del continente sud-americano.

Lontane più che altro da tutto quello che avevo vissuto e visto e forse anche provato prima di arrivare li.
Lontane anche dall’immaginazione, perchè per immaginarle davvero bisogna prima averne sentito l’odore, averne visto i colori, aver camminato sulla lava nera, aver giocato in acqua coi cuccioli di leone marino.

Brown-pelican-los-lobos-island Ho cominciato a pensare a cosa scrivere già quando ero là, l’ultimo giorno, seduta sul ponte della Flamingo.
Il sole, incandescente, stava appena sorgendo sul mare che dopo una notte di onde agitate, stava piano calmandosi.

Leggermente increspato, il blu delle onde era ancora graffiato dal bianco della schiuma e io me ne stavo ferma, sotto la brezza salata dell’oceano, seduta sui cuscini umidi degli spruzzi della nottata.
Mi avevano detto che quel lembo di mare tra le isole Santiago e Isabela era un bel punto per vedere balene e razze giganti e l’averne intraviste alcune i giorni prima mi aveva resa coraggiosa, convincendomi che sicuramente sarebbe valsa la pena rimanere al freddo pur di riuscire a portarmi a casa anche questo ricordo.

Seduta li ripensavo al mio arrivo in aereo sull’isola di Baltra dalla quale poi prima col bus poi in traghetto e per finire in taxi si arriva a Porto Ayora, sull’isola di Santa Cruz, che è un po’ la “base” da cui partono le crociere nelle isole.
Da quel giorno sono stata catapultata in un altro mondo, un mondo che odora ancora di selvaggio, di incontaminato, di vero, di libertà assoluta. Un mondo in cui è l’uomo ad essere piccolo ospite al cospetto della natura, ospite a casa sua. È qui che la Natura si svela in tutta la sua cruda bellezza e l’uomo non può fare altro che rimanere come muto osservatore ai margini, escluso da questo grande palcoscenico.

blue-footed-boobie-fishing E seduta su quel ponte ho capito che non si può descrivere l’emozione di vedere il blue footed boobie che caccia tuffandosi in mare, quando ti trovi diviso a metà tra la speranza che abbia preso il suo pesce o che il suo pesce sia fuggito salvandosi la vita, bisogna semplicemente viverla.
Per questo credo sia inutile andare avanti, perchè non so se riuscirei a comunicare a chi legge che cosa veramente si provi ad essere là e forse finirei per trasmettere qualcosa di diverso, di artefatto, come fosse qualcosa di plastica.

E mentre la Flamingo navigava verso la fine del viaggio, verso casa, l’unico altro pensiero oltre a questo nella mia mente, mentre scrutavo attentamente il mare intorno è stato “devo cercare di riempirmi gli occhi e la mente di tutto questo blu, perchè avrò veramente bisogno di ricordare quando sarò tornata a casa”

 

 

 

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