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Un pensiero per la Siria

– Posted in: Asia e Medio Oriente

Ho deciso di scrivere questo mio post a distanza di quasi tre anni dal mio viaggio in Siria e Libano perchè finalmente, stanca delle notizie frammentarie che ci giungono dai telegiornali, ho trovato lo spirito giusto per farlo.

Moschea degli Omayyadi a Damasco in SiriaLeggendo dei massacri che stanno affliggendo questo bellissimo paese, non posso fare a meno di ricordare quei dieci giorni di viaggio, in mezzo al caldo e alla polvere del deserto. I camioncini su cui viaggiavamo a guardarli bene si capiva che una volta erano stati colorati di verde, azzurro giallo, ma ormai il loro glorioso passato si scorgeva solo da piccole pezze di colore sparse qui e là in mezzo alla ruggine. Ricordo la gentilezza delle persone che ci hanno aiutato e accompagnato, ricordo la moschea degli Omayyadi in tutta la sua magnificenza, un luogo di pace e tranquillità assoluta proprio nel mezzo della confusione della medina di Damasco,  ricordo una piccolissima camera in ostello,  un cortile con fontane e tante, tante lanterne colorate alla sera.

Dopo Damasco il nostro girovagare ci ha guidati fino a Palmyra. Le sue rovine ci sono apparse come emergendo dalla sabbia del deserto, in mezzo al nulla piu assoluto, e non è difficile, una volta vista la loro grandiosità, immaginarsi cosa era stata un tempo: un’ oasi in cui i Rovine romane di Palmyra, colonnatomercanti che trasportavano tessuti preziosi si fermavano a riposare dopo km di caldo, polvere e deserto, sotto l’ombra offerta dalle palme: intorno gli abitanti facevano affari d’oro nelle botteghe che fiancheggiavano la via principale su cui scorrevano sontuosi carri trainati da cavalli. Lo spettacolo che Palmyra offre al tramonto, dalla cime del suo castello è quasi magico, con il sole che, acceso di rosso fuoco, la accarezza con i suoi raggi, prima di lasciare spazio alle piu limpide stellate che ci si possa immaginare.

Da Palmyra la strada ci ha portati fino alle sponde dell’Eufrate per risalire verso Aleppo con la sua fortezza e il suo suq, famosa soprattutto per due cose: i saponi e per il genocidio armeno.

Ma in Siria non è solo la storia che si gode in pieno: sono la gentilezza delle persone, il girovagare senza meta nei suq affollati, la shisha (narghilè) all’aroma di arancio, i tessuti coloratissimi, il thè alla menta, il cibo squisito.

Penso quindi di essere stata davvero una persona fortunata. Ho avuto la fortuna di visitare questo splendido paese prima che arrivasse la guerra che ormai da tanti giorni bagna le bellissime strade di Damasco con il sangue dei suoi bambini. Una guerra che il popolo siriano soffre ogni giorno per riuscire a  scrollarsi di dosso l’oppressione di un tiranno che nessuno ha votato e voluto. E ahimè sta combattendo questa guerra da solo. Non capisco perchè il mondo occidentale, che ha fatto del soccorrere i popoli in difficoltà la sua bandiera, stia permettendo tutto questo, ma sono sicura che non si rende conto che sta perdendo qualcosa di davvero meraviglioso. Forse, prima ancora di averlo scoperto.

Rovine romane di Palmyra nel deserto della Siria

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