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Rientro da Budapest

– Posted in: Europa

Ponte delle Catene, Budapest

La sveglia alle 4 di mattina mi ha reso del tutto rincoglionita e questo da una parte mi rallegra un pochino perchè spero stavolta di aver talmente tanto sonno in aereo da sentire un po meno quest’ansia del decollo che   mi attanaglia lo stomaco in una morsa d’acciaio.

Il boeing 737-800 lentamente comincia a muoversi per portarsi sulla pista di decollo.

Dopo la dimostrazione delle dotazioni di sicurezza, le hostess passano per il corrodoio controllando che i passeggeri abbiano le cinture allacciate, mentre dall’altoparlante una voce gracchiante ci raccomanda di spegnere le attrezzature elettroniche, compresi i cellulari, che poi pero potranno essere riaccesi durante il volo, rigorosamente in modalità aereo, col WIFI disattivato.

Le luci si spengono, fuori dal finestrino le luci della città sono migliaia, cerco una posizione piu comoda mentre l’aereo prende velocità e si alza, punta il muso dritto verso la nostra destinazione.

Il ragazzo nella vita avanti a me, eludendo il controllo degli assistenti di volo, sta giocherellando tranquillamente con il suo iphone. Gli tocco la spalla: “Scusa,” dico” Dovresti spegnere il telefono” cercando di apparire educata nonostante il nervosismo che mi pervade.

La risposta del ragazzo mi schiaccia contro il sedile con la violenza di uno schiaffo: “ma cosa ca..o vuole? Ma guardi che non succede mica niente, ma cosa rompe”, mi tratta come una deficiente.

“Non si tratta di cosa può succedere” rispondo, cercando con parole semplici di fargli capire che se esiste una regola, per quanto lui possa ritenerla stupida, andrebbe comunque rispettata.

Inutile.Meglio lasciar perdere.

Si gira dall’altra parte e ricomincia a giocare con suo smartphone,le dita sfiorano il monitor freneticamente, le icone di mille applicazioni si susseguono in un turbinio di colori, come se questo fosse piu il tentativo di liberarsi dalle proprie frustrazioni che altro. Mi guardo intorno e come lui tanti altri ragazzi hanno in mano qualcosa di elettronico: smartphones, tablet vari, riproduttori mp3.

Ripenso al mio primo viaggio in Grecia, ormai quasi 20 anni fa.

Nottata fino a Bari in treno e poi, dopo una giornata interminabile, traghetto fino a Corfu. L’aereo costava troppo per le mie tasche, nello zaino avevo riposto accuratamente il sacco pelo, perchè non si sa mai , nel caso non si trovi da dormire da qualche parte, anche se poi, da dormire, si trovava sempre.

Ricordo che il menu che mi portarono la prima sera era scritto tutto in greco, il gestore parlava niente inglese e io forse neppure.

Avevo ordinato da mangiare puntando il dito a caso sul menu, sperando con tutta me stessa che il piatto scelto non fosse una cosa immangiabile.

E’ stato cosi che ho scoperto e mangiato la mia prima moussaka. Ancora oggi mi torna in mente il locale con le tovaglie a quadratini bianchi e rossi e quella terrina fumante che mi avevano messo davanti.

Ricordo le difficoltà per telefonare alla mamma, le ricerche del telefono pubblico, le connect call, le lunghe camminate con lo zaino sotto il sole per trovare un ostello.

Oggi è diverso. Alla sera i ragazzi fanno la fila davanti al pc pubblico per collegarsi a facebook e postare le foto per gli amici, si prenotano gli alberghi prima di partire via internet e quasi ovunque grazie agli smartphone e al WIFI, anche in mezzo alla strada si ha accesso alle miliardi di informazioni presenti in rete.

Guardo il libro in edizione economica che ho in mano. Ho fatto l’orecchia alla pagina per segnare il punto dove sono arrivata, è un’abitudine che non credo riuscirò mai a perdere, come quella di leggere per prima l’ultima pagina per sapere in che modo il libro andrà a finire, mentre cresce dentro di me la sensazione  che il mondo vada avanti molto piu velocemente di quanto io riesca a seguirlo, per quanto mi impegni.

Ma nonostante ciò ho anche la sensazione che questo nuovo modo di vivere il viaggio abbia in sè qualcosa di meno affascinante di come era anche solo qualche anno fa, insomma è come se, davvero, in nome del progresso tecnologico si fosse persa un pò di magia.

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