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“Io e il Ghana” intervista da un piccolo villaggio sconosciuto

– Posted in: Interviste

Antonella è giornalista e viaggiatrice, ma non solo questo. Prima di tutto Antonella è una donna che ha fatto una scelta coraggiosa: ha scelto di andare a vivere ad Aflasco, un piccolo paese in Ghana, un punto sconosciuto sulla cartina geografica come lei stessa lo definisce, per poter vivere un’esperienza vera, senza filtri (anche io, curiosa come sempre, ho cercato Aflasco su Google Maps e non l’ho trovato!)

Antonella è arrivata qui in qualità di giornalista, per motivi di cooperazione con una Charity che opera nei villaggi ghanesi e ha deciso di fermarsi: oltre alle attività educative, sanitarie e di sviluppo di cui si occupa, ha messo su un suo wild camp che offre ai viaggiatori la possibilità di vivere un’ esperienza  africana vera, totalmente al di fuori di quelli che sono i circuiti turistici internazionali.

Io, in amicizia, le ho fatto qualche domanda e questo è quello che è venuto fuori.

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Antonella in Ghana

Ciao Antonella, perché hai scelto di vivere in Africa?

L’Africa è un continente immenso. Dentro, come estensione territoriale, ci stanno la Cina, l’Europa, gli Stati Uniti, l’India.

In realtà esistono tante Afriche per quanti sono i Paesi, e tante Afriche per quante sono le città, e tante Afriche per quanti sono i villaggi. Dopo aver viaggiato in qualche Paese africano, Uganda, Rwanda, Kenya, Sud Africa, Capo Verde, Togo, Ghana sono finita in un villaggio. Un villaggio ghanese, e lì è cominciata un’avventura. Il primo villaggio dove ho vissuto era nella Regione Ashanti, ci sono capitata per seguire i progetti di una Charity che ha sede in UK, in Ghana e ora anche in Italia. Per questa Charity mi occupo prevalentemente di comunicazione.

Poi, viaggi attraverso il Paese, mi hanno portato nella Regione del Volta, a Keta, e lì – per ora – ho stabilito la mia residenza. Volevo fare un’esperienza vera, senza filtri. Mi interessa la povertà, il perché, il come. Per questo ho deciso di vivere in un villaggio dove le condizioni sono abbastanza estreme. E qui ho aperto una insolita attività, un Wild Camp.

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Spiaggia di Keta

Ci racconti qualcosa di Aflasco, il villaggio di pescatori in cui vivi?

Aflasco è un villaggio piccolissimo. Forse 150, 200 persone. È in un posto meraviglioso, tra la laguna del Volta e l’Oceano Atlantico. Però la bellezza del luogo passa in secondo piano per i suoi abitanti. La popolazione vive con molto poco, credo rientri in quella categoria dell’ONU, del “un dollaro a giorno”. Si vive di pesca, appunto, e di piccolo commercio. Le case sono fatte di materiale locale, spesso trovato qui e là, quindi capanne e strutture molto povere. Non c’è acqua corrente nelle case, né servizi igienici. Per l’acqua si va al pozzo sulla spiaggia, per le altre necessità igieniche, ci si arrangia.

La gente parla per lo più la lingua locale, solo quelli che sono andati a scuola parlano un po’ di inglese. Qui c’è l’etnia Ewe, predominante nella Regione del Volta in Ghana, in Togo e Benin. Sono molto legati a certe tradizioni e superstizioni, compresi i riti voodoo.

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Scuola di Adutwam, Ashanti Region

Come ti ha cambiato e ti ha accresciuto la tua vita in Ghana?

Spesso ci accontentiamo della nostra vita, della nostra esperienza. E pensiamo – e crediamo – che non ci sia altro. Ma non è così. Per me Aflasco, punto sconosciuto sulla cartina geografica, è l’osservazione della realtà. Mia e degli altri. Di sicuro ho imparato di più dell’essere umano qui che in una bellissima città italiana, o europea. È chiaro che questo è il mio punto di vista, la mia esperienza.

Ci parli di Ashanti Development e dei vostri progetti?

Ashanti Development è una Charity inglese che lavora nei villaggi della Regione Ashanti del Ghana.  Al rientro dal Ghana dove ero andata nel 2010 per realizzare un documentario sul microcredito alle donne – un programma Ashanti appunto – ho fondato, insieme ad altri amici, la sede italiana. Ci occupiamo di varie attività: educative, sanitarie, di sviluppo. Come Ashanti Italia abbiamo al nostro attivo soprattutto il finanziamento e la realizzazione di una clinica in uno dei villaggi più isolati dell’area in cui operiamo.

Ora, sempre come Ashanti Italia, inizieremo anche un piccolo progetto per i bambini del villaggio dove vivo, Aflasco. Si tratta di incontri di socializzazione in cui si fanno giochi di apprendimento e si impara la lingua inglese.  In questo villaggio i bambini risentono di un ambiente deprivato e privo di stimoli e questo si riflette nei rapporti con l’esterno e tra di loro. Padri assenti e madri giovanissime, troppo occupate – e spesso ubriache dell’alcool locale – rendono la loro vita difficile. Oltretutto questi bambini devono lavorare, prima e dopo la scuola, per aiutare i genitori e mantenersi. Con questo piccolo progettino li facciamo uscire dalla quotidianità, cerchiamo di insegnargli a socializzare e gli forniamo qualche strumento in più per esprimersi in lingua inglese, che è la lingua ufficiale del Paese.

Voi proponete anche viaggi di volontariato: in cosa consiste e perché si dovrebbe scegliere un viaggio di volontariato?

L’attività che proponiamo è quella che spiegavo prima. Inoltre, i viaggiatori potrebbero anche decidere di visitare uno dei villaggi della Regione Ashanti dove abbiamo gli altri progetti. Il motivo di unire ad una vacanza un’esperienza di volontariato, è che in questo modo si comprende di più il Paese che si visita, si lascia un segno e, di sicuro, l’esperienza fatta non si dimentica più.

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Una delle camere per i viaggiatori al wild camp di Antonella

Che cosa offrite nella vostra Guest House?

Più che Guest House, io lo definisco Wild Camp. I servizi che offriamo sono essenziali, anche perché la vera esperienza è stare in un villaggio. Senza filtri, ripeto. La natura e la semplicità giocano la loro parte qui. Ci si addormenta con il canto delle onde e ci si sveglia al canto del muezzin (c’è una comunità musulmana ma sono rappresentate anche religioni cristiane e animiste). Le serate di stelle e luna sono magnifiche! Noi, contrariamente agli altri, abbiamo la correte elettrica – all’inizio facevamo con il pannello solare. L’acqua andiamo a prenderla al pozzo, ma certo non lo facciamo fare ai nostri ospiti. A meno che non vogliamo provare quest’esperienza. Abbiamo un  forno a gas e io – che sono napoletana di adozione – faccio la pizza. Anzi mi sono inventata una pizza particolare, la pizza-brusca.  Il pesce, ovviamente, è freschissimo. E poi organizziamo escursioni, tour nel resto del Paese o anche in Togo, visto che siamo a tre quarti d’ora dal confine.

Come potrebbe fare qualcuno per aiutarvi veramente?

Chi non può viaggiare può fare un versamento alla nostra Associazione, specificando nella causale “Progetti Ashanti” o “Progetti Aflasco”. Ma venire a fare una vacanza solidale ad Aflasco vuol dire non solo aiutare noi, ma dare a se stessi una chance per capire di più.

Dopo questo scambio di battute con Antonella, ho deciso che più prima che poi devo andare a trovarla nel suo wild camp, inutile dirvi che non vedo l’ora e che già sto scannando il calendario per trovare dieci giorni buoni per vivere quest’avventura.

Voi cosa state aspettando? Mica capita tutti i giorni di avere un’opportunità come questa! Se volete contattare Antonella, potete farlo attraverso i seguenti link o via skype:
Skype: antonellasinopoli
https://wildcampghana.com/

Mobile Ghana tel: +233 54 1574954

Se avete qualche domanda lasciatele un commento qui sotto o sul suo blog e vi assicuro che vi risponderà appena possibile (ricordate è in Ghana :D)

 

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