PimpMyTrip.it – Viaggi Avventura header image
PimpMyTrip.it - Viaggi Avventura > Blog > Turismo Responsabile > Intricati dilemmi per chi vorrebbe viaggiare in modo responsabile

Intricati dilemmi per chi vorrebbe viaggiare in modo responsabile

– Posted in: Turismo Responsabile

Ci sono alcuni principi che chi vuole viaggiare responsabile dovrebbe sapere e conoscere ma purtroppo nonostante tutti i vademecum che è possibile reperire facilmente sul web, ci sono alcune situazioni in cui non è sempre facile comportarsi in una maniera piuttosto che nell’altra: non sempre è chiaro infatti quale sia in viaggio  il confine tra ciò che è bene e ciò che è male, o per lo meno, non è del tutto chiaro a me e continua a non esserlo nonostante mi sia documentata e abbia riflettuto a lungo su questo argomento.

Del resto anche il solo viaggiare e scrivere un blog ha degli aspetti che impattano sui paesi di cui si parla. Quando ho scritto di Boca del Cielo dicendo che è un luogo ancora incontaminato, una lettrice mi ha risposto:

“Appunto se è incontaminato evitiamo di parlarne così non lo pubblicizziamo troppo ed evitiamo che i turisti vadano a rovinarlo.”

Come darle torto?

Volare si, volare no

Messo per primo perchè probabilmente il dilemma più grande di tutti: volare o non volare? Tutti ormai sappiamo  che il trasporto aereo comunque provoca inquinamento atmosferico, acustico ed elettromagnetico. Le emissioni contengono particelle di

D’altra parte come si fa a dire di non viaggiare se sappiamo tutti benissimo che viaggiare ci rende in un certo senso persone più attente a determinate problematiche come questa appunto?

La soluzione c’è in effetti e sarebbe quella di continuare a viaggiare scegliendo mezzi di trasporto che inquinino il meno possibile. Ci sono tantissimi racconti di persone che viaggiano senza inquinare per niente come ha fatto Il Capitano Alessandro nel suo viaggio in bicicletta da Genova a Gerusalemme, oppure chi viaggia a piedi o in barca a vela…ma se si vuole andare lontano e non si ha troppo tempo a disposizione…beh come rinunciare a volare?

viaggiare responsabile

La bicicletta con cui Alessandro ha percorso i 5000 km da Genova a Gerusalemme

Fotografare le persone

Chi in viaggio non ha voglia di fotografare le persone? Dai ammettiamolo, le persone sono la cosa più interessante che esista. Fotografare un volto ci dice tantissime cose, ci racconta tantissimo del posto in cui siamo, della cultura e delle tradizioni, ma d’altra parte come comportarsi con chi non desidera essere fotografato?

Ma il dilemma è molto più grande di questo se no il problema sarebbe facilmente risolvibile chiedendo il permesso alle persone prima di scattare una fotografia. Il dilemma è che le foto più belle si ottengono quando il soggetto non si accorge di venir fotografato: ci si può avvalorare del fatto che occhio non vede e cuore non duole oppure dobbiamo comunque in ogni caso rispettare la volontà della persona? Non dimentichiamoci che in alcuni paesi le persone sono convinte che con le fotografie gli si porta via l’anima, è dunque giusto fotografare un soggetto anche da lontano correndo il rischio che questa persona comunque se ne accorga, oppure indipendentemente da questo, non rispettare comunque la loro volontà?

fotografare persone in viaggio

In Messico nessuno mi ha chiesto soldi per una fotografia

E invece per quanto riguarda il pagare per avere una fotografia? In alcuni paesi la regola in realtà sarebbe di non cedere, non far diventare un business la fotografia da un dollaro. E io sinceramente credo sia giusto così. Dall’altra parte una volta un mio amico fotografo mi disse che tutti i fotografi pagano per poter fare uno scatto memorabile: pagano le persone, le vestono come dicono loro e addirittura le mettono in posa.

Allora diventa lecito domandarsi se davvero pagare per avere una bella foto ricordo sia in effetti così sbagliato: qual è in fondo il problema se le persone, soprattutto nei paesi poveri, sfruttano questa cosa come un loro business con cui mantenersi? Cioè cosa c’è di male? Del resto anche noi facciamo il nostro business magari vendendo poi le fotografie, perchè loro non dovrebbero fare il loro?

Perchè pagare per una cartolina dovrebbe essere più giusto?

Regalare soldi (o comprare qualcosa da mangiare) ai bambini

Quando in viaggio si incontrano i bambini è sempre un gran casino capire come ci si deve comportare: ti guardano con gli occhioni spalancati e con una preghiera negli occhi  spingono verso l’alto le loro manine sporche di terra chiedendoti un dollaro, una penna, uno shampoo, una caramella, insomma qualsiasi cosa.

Incredibile, ma vero (e giusto) la regola dice che sarebbe meglio non dare niente ai bambini che chiedono l’elemosina. E c’è più di una ragione per questo, ce ne sono innumerevoli e viaggiando in paesi poveri come per esempio l’Africa, ovunque ci sono cartelli che ti spiegano appunto perchè la pratica di dare qualcosa ai bambini, anche che sia diverso dai soldi, non è una buona idea.

Quando ero in Tanzania il messaggio recitava a chiare lettere che dare soldi, o altre cose, ai bambini equivaleva a farli diventare dei mendicanti: vedendo che coi turisti si possono fare soldi facili, i bambini smettono di andare a scuola e non ricevono dunque un’educazione. Ma non solo.

sfruttamento bambini turismo

Alcuni bambini vengono costretti a vendere souvenir ai turisti

In alcuni paesi, soprattutto nel sud-est asiatico si verifica il fenomeno di vere e proprie associazioni malavitose che usano i bambini come forma di reddito, sfruttandoli, picchiandoli e lasciandoli sulla strada a mendicare.

Secondo l’UNICEF, lo Human Rights Watch  e il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, questi bambini non sono autorizzati (dalle associazioni malavitose che spesso sono proprio le loro stesse famiglie)  a mantenere i loro guadagni o andare a scuola , e sono spesso affamati in modo da suscitare in tal modo più simpatia e quindi donazioni dai turisti. E poiché i bambini disabili ottengono più soldi  di quelli sani , i gruppi criminali spesso aumentano i loro profitti accecandoli, sfigurandoli in viso con l’acido , o amputandogli un arto.

Insomma, per ogni oggetto che si può pensare di regalare, c’è un motivo più che valido per dire di no.

Ma se un bambino ti chiede del pane?

Il mio dilemma è questo: ci sono regole che possano in qualche modo giustificare il rimanere incorruttibile in nei confronti di chi ha davvero fame? Quando noi ragioniamo su queste regole e su come comportarci, davvero siamo capaci di capire realmente che cosa sia meglio?

Io seguo quello che mi viene detto perchè lo trovo giusto e logico, ma ogni tanto alla sera mi domando se davvero non comprando qualcosa da mangiare a quel bambino ho fatto qualcosa di buono per la sua vita o se semplicemente gli ho fatto passare un’altra notte con la pancia vuota.

Altro dilemma sempre per quanto riguarda i bambini: la visita agli orfanotrofi o fasulle associazioni di volontariato che usano i bambini per attirare i turisti e prendere soldi, ma questo è un argomento lungo, spinoso e difficile che mi auguro di affrontare presto in un altro post.

Sfruttare gli animali

Un altro dilemma è lo sfruttamento degli animali a scopo turistico. Non mi riferisco solo al famigerato Tiger Temple tailandese o agli esempi di turismo insostenibile in Messico, mi riferisco anche a tutte quelle altre occasioni in cui gli animali vengono sfruttati per il loro lavoro come per esempio il giro in elefante o cammello o il trasporto sull’asinello nelle isole greche o nella città di Petra dove viene utilizzato per scarrozzare i turisti su per faticose salite sotto il sole cocente.

Per quanto io tutto questo lo veda come uno sfruttamento nei confronti di queste povere bestiole, mi rendo conto che se non fossero utilizzate per questo probabilmente verrebbero sfruttate per scopi ancora peggiori.

D’altra parte è difficile capire per un viaggiatore quali associazioni e quali centri di conservazione delle specie animali operino in maniera responsabile e seria e quali no, quali lo facciano davvero per conservare e proteggere e quali invece solo perchè hanno intuito il business con i turisti.

galapagos conservazione protezione

La Gsalapgos sono tra le prime al mondo come progetti di conservazione e protezione delle specie

Non è sempre facile trovare una risposta a tutte queste domande, purtroppo. Da parte nostra tutto quello che possiamo fare per viaggiare in maniera responsabile è cercare di rispettare i paesi in cui andiamo, entrandoci in punta di piedi e soprattutto cercando prima di partire di informarci il più possibile. Per il resto, le nostre decisioni devono venire dalla riflessione e dal buonsenso.

Dimenticavo, a chi avesse voglia di farsi qualche domanda in più consiglio fortemente di vedere un documentario del 1988, si chiama Cannibal Tours, che analizza il rapporto tra persone civilizzate e persone primitive, evidenziandneo le diversità e le (sorprendenti) similitudini.

Sono davvero curiosa di sentire la tua opinione, per cui perchè non mi dici quello che pensi su questi argomenti?

 

 

Ti Potrebbero anche piacere:

14 comments… add one

Leave a Comment