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PimpMyTrip.it » Viaggiare nei Balcani » Cosa vedere a Sarajevo in 2 giorni: consigli e itinerario

Cosa vedere a Sarajevo in 2 giorni: consigli e itinerario

Multietnica e multiculturale da sempre, letteralmente la città in cui l’Est incontra l’Ovest, raccontare Sarajevo è difficile e uno sterile elenco di cosa vedere in 2 giorni non rende giustizia ad una città in cui fedi e religioni sono vissute una di fianco all’altra per secoli interi.

Sarajevo non l’ho visitata con leggerezza: dietro all’apparente armonia infatti ne ho avvertito e scoperto le cicatrici profonde. Anche tu, passeggiando per le sue strade ti imbatterai nelle “Rose di Sarajevo”, crateri di mortaio riempiti di resina rossa che ricordano dove la guerra ha colpito durante l’assedio più lungo della storia moderna.

Massy osserva Sarajevo dall'alto del Monte Trebević, dalle rovine del Motel Osmice, oggi pieno di graffiti
Il Motel Osmice, sul Monte Trebević è oggi completamente in rovina, dopo essere stato utilizzato come postazione dai cecchini dell’Esercito della Repubblica Srpska durante l’Assedio di Sarajevo

C’è però un altro motivo, oltre alla guerra, per cui voler conoscere di più la città: Sarajevo ti farà capire come sia riuscita a rinascere dalle sue ceneri dopo un passato devastante. La Sarajevo che vedrai oggi è una città dinamica e terribilmente viva, cosciente del passato ma che cerca di guardare al futuro, nonostante le fratture non siano ancora state colmate del tutto.

Bella, resiliente e ancora segnata dal dolore, Sarajevo ti costringe a farti delle domande: dedicarle due giorni pieni è il tempo minimo e indispensabile per provare a darti qualche risposta.

L’itinerario di Sarajevo in 2 giorni che abbiamo fatto io e Massy è stato concepito con un primo giorno dedicato più alla parte del centro e ai suoi monumenti, il secondo, più forte emotivamente, ad un approfondimento della Guerra dei Balcani e dell’Assedio di Sarajevo, che tenne la città in scacco per circa 4 anni.

In questa pagina:

  • Itinerario di Sarajevo giorno 1: Baščaršija e centro
    • 1 – Baščaršija e Fontana Sebilj
    • 2 – Moschea Gazi Husrev-Beg
    • 3 – L’Antico Tempio Ebraico e il Museo Ebraico della Bosnia ed Erzegovina
    • 4 – La linea dove s’incontrano Oriente e Occidente (Meeting of Cultures)
    • 5 – Cattedrale del Sacro Cuore
    • 6 – Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù
    • 7 – Ponte Latino
    • 8 – Moschea dell’Imperatore
    • 9 – Vijećnica, la Biblioteca Nazionale ed Universitaria di Bosnia ed Erzegovina
    • 10 – Tramonto dal Bastione giallo
  • Itinerario di Sarajevo giorno 2: luoghi della Memoria
    • 1 – War Childhood Museum
    • 2 – Galleria 11/07/95
    • 3 – Mercato di Markale
    • 4 – Tunnel della Speranza
    • 5 – Cimitero del Leone
    • 6 – Monte Trebević e la pista da bob
  • Dove mangiare e bere a Sarajevo
  • Altre cose da vedere a Sarajevo
    • 1 – Museo Nazionale della Bosnia Erzegovina
    • 2 – Cimitero Ebraico
    • 3 – Fiamma eterna
    • 4 – Ponte Olga e Suada
    • 5 – Viale dei Cecchini (Sniper Alley)
  • FAQ – Domande frequenti su Sarajevo
    • Quanto tempo ci vuole per visitare Sarajevo?
    • Dove dormire a Sarajevo?
    • Come andare dall’aeroporto di Sarajevo al centro città?
    • A cosa fare attenzione a Sarajevo?
    • Che moneta si utilizza in Bosnia?

Itinerario di Sarajevo giorno 1: Baščaršija e centro

Noi abbiamo alloggiato all’Hotel Logavina 8 Free Garage Parking (te lo consiglio, è pulito, economico e in posizione centrale) e a piedi ci siamo diretti subito alla Baščaršija, il centro storico della città, dove abbiamo trascorso l’intera mattinata e ci siamo fermati anche per pranzo.

Nel pomeriggio abbiamo continuato la visita con alcuni luoghi di culto e la “linea” Oriente-Occidente per finire con il Ponte Latino e un panorama della città.

🚀 CONSIGLIO DI PIMPMYTRIP: per conoscere subito di più e continuare la tua visita in maniera più consapevole, potrebbe interessarti prendere parte al free tour di Sarajevo in italiano: include tutti i luoghi più interessanti del centro città. Il tour è gratuito, ma alla fine potrai lasciare una mancia in base al tuo gradimento.


Piazza Baščaršija a Sarajevo con la fontana Sebilj, persone che camminano e il minareto della moschea Gazi Husrev-beg sullo sfondo
La fontana Sebilj in piazza Baščaršija, il cuore del quartiere ottomano di Sarajevo

👉 Se Sarajevo fa parte di un viaggio on the road, forse potrebbe interessarti il mio itinerario di 10 giorni in Croazia e Bosnia Erzegovina.


1 – Baščaršija e Fontana Sebilj

L’origine della parte più antica della capitale bosniaca risale al XV secolo quando Isa-Beg Ishaković fondò la città. Qui, all’epoca, si teneva il mercato: il termine Baščaršija, infatti, deriva proprio dal turco “baş çarşı” che significa, appunto, “mercato principale”. Con il tempo l’area venne sempre più ampliata arricchendosi di edifici commerciali e luoghi di culto.

Proprio nel cuore della piazza principale sorge la Fontana Sebilj, il simbolo indiscusso di Sarajevo. In origine (nel Settecento) qui esisteva un chiosco dove un incaricato distribuiva gratuitamente acqua ai passanti, ma la forma attuale in legno e pietra, in stile neomoresco, la si deve all’architetto Alexander Wittek alla fine dell’Ottocento. La Sebilj è splendida di giorno, circondata dai tantissimi piccioni che volano via all’unisono, ma diventa magica la sera quando, illuminata, spicca tra i profili dei minareti.

Negozio di oggetti in rame alla Baščaršija con esposti vari oggetti, tra cui caffettiere e tazzine all'esterno
Ancora oggi a Kazandžiluk puoi trovare negozi che vendono oggetti in rame: acquista una džezva, il bollitore in rame per preparare il caffè bosniaco.

Poco distante dalla fontana si snoda l’asse pedonale principale: la via Sarači, che proseguendo verso la parte moderna diventa Ferhadija dove troverai tantissimi negozi, caffè e ristoranti, ma è perdendoti tra le stradine secondarie che coglierai la vera anima di Sarajevo. Moschee, chiese cattoliche, chiese ortodosse e sinagoghe sorgono una di fianco all’altra e i negozietti di artigianato mettono in mostra gli oggetti più disparati in un mix di influenze provenienti da oriente e occidente in egual misura.

Nonostante la Baščaršija non sia poi così estesa, potresti trascorrere giorni interi gironzolando tra le sue strade senza mai annoiarti.

Tavolini colorati in stile ottomano all'esterno di un bar della Baščaršija, il centro storico di Sarajevo
Nella Baščaršija ci sono un sacco di bar dove assaggiare il caffè bosniaco (guai a chiamarlo caffè turco!)

Tra gli angoli più suggestivi del centro storico della capitale bosniaca c’è sicuramente Kazandžiluk, una delle vie della città più antiche in assoluto e, un tempo, la zona dove si trovavano le botteghe dei fabbri e dei ramai. Nonostante oggi gli artigiani siano in numero molto più esiguo, potrai curiosare tra le botteghe che vendono manufatti in rame e ottone o ammirare le vetrine degli orafi.

2 – Moschea Gazi Husrev-Beg

Tra le cose da vedere a Sarajevo ci sono sicuramente le sue imponenti moschee e tra tutte quella che a me è piaciuta di più è stata la Moschea Gazi Husrev-Beg in cui sono dovuta ritornare perché gli orari in cui si può visitare cambiano a seconda degli orari della preghiera. Per gli orari fai riferimento al sito ufficiale.

La moschea, considerata la moschea storica più grande della Bosnia ed Erzegovina, fu costruita nel XVI secolo ed è il luogo di culto più importante della città per quanto riguarda la comunità islamica.

La sua architettura è molto particolare e rispecchia lo stile classico ottomano: presenta numerose cupole di varie dimensioni, un imponente minareto e un grazioso cortile che ospita una grande fontana per le abluzioni.

Durante l’assedio della città, negli anni Novanta, la Moschea Gazi Husrev-Beg fu presa di mira dai cecchini serbi e quasi completamente distrutta. I lavori di ricostruzione, però, iniziarono immediatamente dopo la fine del conflitto grazie soprattutto all’intervento dei sauditi.

Cortile della Moschea Gazi Husrev-Beg con la fontana delle abluzioni parzialmente coperta da un grande albero
Il suggestivo cortile della Moschea Gazi Husrev-Beg è un luogo di pace, con la sua tipica fontana per le abluzioni circondata dai colori autunnali.

L’ingresso è consentito anche ai non musulmani, ma ricorda di indossare un abbigliamento consono a un edificio sacro e, per le donne, di coprire il capo.

3 – L’Antico Tempio Ebraico e il Museo Ebraico della Bosnia ed Erzegovina

Nel percorso tra la Moschea Gazi Husrev-Beg e la prossima destinazione, se vuoi puoi fare una breve deviazione per visitare il Museo Ebraico della Bosnia ed Erzegovina.

Ospitato all’interno dell’Antico Tempio Ebraico di Sarajevo costruito nel 1581 il museo venne aperto nel 1966 in occasione del 400° anniversario dell’arrivo degli ebrei sefarditi nella capitale bosniaca e ripercorre la storia del popolo ebraico in questo Paese.

Se desideri visitare l’attuale sinagoga, invece, dovrai oltrepassare il fiume e raggiungere la Sinagoga Ashkenazita.  Quest’ultima fu costruita nel 1902 e ad oggi è l’unica sinagoga in funzione della capitale bosniaca.

4 – La linea dove s’incontrano Oriente e Occidente (Meeting of Cultures)

Moschee, chiese e sinagoghe mostrano l’anima multiculturale di Sarajevo e della sua gente, proseguendo su questo itinerario incapperai nella linea che simboleggia la transizione tra l’influenza ottomana (oriente) e quella austro-ungarica (occidente) chiamata appunto linea dove s’incontrano Oriente e Occidente oppure Meeting of Cultures.

La linea è segnata sul lastricato della strada (vedi qui dov’è) dove Sarači, una delle più antiche vie turche della Baščaršija, si trasforma in Ferhadija, il lungo viale pedonale costruito sotto gli Asburgo.

I minareti lasciano il posto agli edifici classici ottocenteschi e le botteghe che vendono lanterne colorate vengono sostituite da eleganti negozi alla moda. Sarajevo e le sue mille anime stupiscono ancora una volta portando con sé mille pensieri e riflessioni.

5 – Cattedrale del Sacro Cuore

Come accennavo qualche riga più su, Sarajevo stupisce anche e soprattutto per la convivenza di numerosi luoghi di culto di diversa fede e religione. Distanti a pochi passi dalla Moschea Gazi Husrev-Beg troviamo il Museo Ebraico e successivamente la Cattedrale del Sacro Cuore. Costruita su progetto dell’architetto Josip Vancaš secondo lo stile neogotico affiancato da alcuni elementi neoromanici, la cattedrale di Sarajevo è la più grande della Bosnia Erzegovina.

Sebbene il tempo sia tiranno, trova il tempo per dare uno sguardo al suo interno per i pregiati affreschi, l’altare maggiore progettato da Josip Vancaš e gli altari laterali tra cui quello dedicato all’Immacolata Concezione che fu donato alla chiesa dall’Imperatore Francesco Giuseppe I.

6 – Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù

La Cattedrale Ortodossa della Natività di Gesù è una delle più grandi di tutti i Balcani e la sua costruzione risale al 1874. Il permesso di erigere una chiesa nel centro di Sarajevo venne concesso dal sultano Abdul Aziz nel 1859 per far fronte alle numerose critiche da parte degli Stati Europei che lo accusavano di intolleranza religiosa.

I soldi per la costruzione non arrivarono solamente dai serbi di Sarajevo (in maggior parte dai mercanti), ma anche dai commercianti di altre città come Ragusa, Belgrado, Trieste e addirittura Vienna.

Se l’esterno della chiesa con le sue cinque cupole e l’imponente campanile è davvero maestoso, anche l’interno, con le ampie pareti completamente dipinte, ha un grande fascino.

🚀 CONSIGLIO DI PIMPMYTRIP: Una volta fuori dalla Chiesa ti suggerisco di recarti nel vicino parco pubblico per fermarti a guardare un po’ delle quotidiane partite a scacchi giocate dagli anziani di Sarajevo… su una scacchiera gigante con enormi pedine in legno!

7 – Ponte Latino

La prossima tappa che abbiamo raggiunto è stato il Ponte Latino, assolutamente imperdibile. A vederlo così non sembrerebbe nulla di che: la sua fama è in realtà dovuta a un avvenimento particolare. Fu proprio qui, infatti, che il 28 Giugno 1914 Gavrilo Princip uccise in un attentato Francesco Ferdinando d’Asburgo-Est, l’erede al trono di Austria e Ungheria. Quell’episodio fu la scintilla che diede inizio alla Prima Guerra Mondiale.

Per scattare una foto, cerca il Museo di Sarajevo 1878-1918: fuori c’è una targa che segna il punto esatto dell’attentato.

Ponte Latino di Sarajevo in pietra calcarea e tufo attraversa la Miljaka con passanti che camminano e alberi sullo sfondo
Il Ponte Latino, “teatro” dell’episodio che scatenò la Prima Guerra Mondiale.

Questo antico ponte ottomano a quattro arcate è considerato il più antico della città e deve il suo nome al fatto che, oltrepassando la Miljacka, conduce a quello che un tempo era il quartiere cattolico della capitale bosniaca. Il primo ponte che qui venne costruito sembrerebbe essere stato di legno e solo successivamente, probabilmente in seguito a un’alluvione, venne eretto l’attuale in gesso e pietra.

8 – Moschea dell’Imperatore

Attraversando il fiume Miljacka, non lontano dal Ponte Latino, potrai raggiungere la Moschea dell’Imperatore, la prima moschea costruita a seguito della conquista ottomana della Bosnia.

Ancora oggi questo luogo di culto costituisce la più grande moschea con una singola cupola di tutta la Bosnia ed Erzegovina.

Solitamente la moschea è aperta per le visite anche ai non musulmani, ma ricordati di indossare un abbigliamento decoroso e, per le donne, di coprire il capo.

9 – Vijećnica, la Biblioteca Nazionale ed Universitaria di Bosnia ed Erzegovina

Affacciata davanti al fiume, noterai un edificio in stile moresco a strisce gialle e rosso scuro: simbolo del potere asburgico in Bosnia, la Vijećnica è la Biblioteca Nazionale ed Universitaria di Bosnia ed Erzegovina.

Inizialmente questo splendente edificio fu utilizzato come sede del Municipio, ma nel 1949 al suo interno venne trasferita la Biblioteca Nazionale ed Universitaria di Bosnia ed Erzegovina.

Facciata in stile moresco a strisce gialle e rosso scuro della Vijećnica, la Biblioteca Nazionale ed Universitaria di Bosnia ed Erzegovina
I sarajevesi ricordano le pagine dei manoscritti in fiamme che volavano su tutta la città, le pagine si depositavano per strada e sui terrazzi. Oggi la Vijećnica si presenta completamente ricostruita

La sua storia è tristemente collegata agli anni della guerra civile e all’assedio della città. Nella notte tra il 25 e il 26 Agosto 1992 l’Esercito della Republika Srpska bombardò deliberatamente l’edificio: per tre interi giorni la Vijećnica rimase sotto attacco mentre i vigili del fuoco e i volontari tentavano, sotto al fuoco dei cecchini, di portare in salvo quante più opere possibili.

La Vijećnica è il simbolo sia dello sgomento di una città che vedeva bruciare almeno 2 milioni di manoscritti e opere d’arte, sia di rinascita: al termine della guerra infatti si volle subito iniziare i lavori di ricostruzione dell’edificio che sono stati terminati nel 2014.

Oggi la Vijećnica è sede del Comune di Sarajevo, ma è anche uno dei luoghi più frequentati della capitale bosniaca in occasione di eventi e manifestazioni culturali.

Personalmente mi sono limitata ad osservarla da fuori e, ovviamente, un amico mi ha chiesto se l’avevo visitata. Al mio diniego ha risposto una cosa del tipo:

“Ma cooome nooo? Ma è la cosa più bella di tutti i Balcani, l’interno con la sua vetrata colorata sul soffitto, vale da solo il biglietto!”

Giusto per non farti venire la FOMO (Fear of Missing Out) puoi acquistare i biglietti in loco. Per informazioni sulla visita e gli orari ti consiglio di visitare il sito ufficiale.

10 – Tramonto dal Bastione giallo

Conosciuto come Bastione Giallo, questo luogo fu costruito tra il 1727 e il 1739, faceva parte della fortificazione della Città Vecchia e servì per difendere Sarajevo dalle truppe austro – ungariche. Oggi è uno dei punti migliori da cui ammirare Sarajevo dall’alto.

Il momento migliore della giornata per raggiungerlo è senza ombra di dubbio il tramonto, quando la città si tinge di rosa e arancione.

Durante la salita per raggiungere il Bastione noterai sicuramente un grande cimitero disseminato di steli bianche. Si tratta del Cimitero di Alifakovac conosciuto anche come Cimitero Musafir (viaggiatore / visitatore) perché qui, per molto tempo, furono seppellite non solo le più importanti figure della città, ma anche gli stranieri il cui destino fu quello di morire a Sarajevo.


Itinerario di Sarajevo giorno 2: luoghi della Memoria

Il secondo giorno della nostra permanenza a Sarajevo, io e Massy abbiamo optato per fare approfondimento sulla guerra e sull’assedio.

Alla mattina abbiamo visitato un paio di musei veramente imperdibili, mentre al pomeriggio abbiamo optato per risparmiare tempo per il tour della guerra in italiano che comprende, oltre a una serie di altre cose, anche il Tunnel di Sarajevo, la salita al monte Trebević e una passeggiata sulla celeberrima pista da bob.

🌹 Passeggiando per Sarajevo ti imbatterai sicuramente in quelle che in città vengono chiamate le “Rose di Sarajevo”. Queste grandi buche colorate di rosso si trovano un po’ ovunque tra le strade cittadine e altro non sono che i fori provocati dai proiettili dei mortai durante i giorni dell’assedio. Alla fine della guerra i cittadini hanno deciso di riempirli di resina rossa affinché restassero per sempre ben visibili e fungessero da monito e memoria. Il nome di “rose” gli venne dato perché guardando i segni per terra una volta colorati di rosso questi sembrano delle rose che perdono i propri petali. Se vuoi sapere dove si trovano sul sito Sarajevo Roses trovi la mappa e tante altre informazioni.

1 – War Childhood Museum

Subito dopo la colazione la nostra prima tappa è stato il War Childhood Museum.

Aperto nel 2017 e nato dal lavoro di ricerca di Jasminko Halilović per il libro War Childhood: Sarajevo 1992 – 1995, il museo racconta la guerra attraverso gli occhi dei bambini che l’hanno vissuta.

Il museo è piccolo, ma potentissimo. Giochi, diari, lettere, scarpe, disegni e oggetti apparentemente banali diventano testimoni silenziosi di un’infanzia vissuta sotto i proiettili.

Ogni pezzo è accompagnato dal racconto del proprietario, oggi adulto, che descrive con sincerità cosa significasse crescere tra cecchini, mancanza di cibo, elettricità e acqua, e il suono costante delle granate. Leggendo quelle storie ti rendi conto di quanto sia diverso vivere la guerra da bambino rispetto a come la immaginiamo noi da adulti.

L’entrata al museo costa 5 € e i biglietti possono essere acquistati sia online da questa pagina del sito del Childhood Museum sia alla biglietteria. La visita dura circa un’ora.

2 – Galleria 11/07/95

La seconda galleria che abbiamo visitato e che consiglio anche a te è la Galleria 11/07/95, un intenso memoriale dedicato alle vittime del genocidio di Srebrenica: aperto nel 2012 è la prima galleria dedicata al ricordo delle 8372 persone che lì persero la vita.

Installazione all'interno della Galleria 11/07/95 con fotografie in bianco e nero sulle pareti e una grande in mezzo
L’interno della Galleria 11/07/95 dove le testimonianze e le immagini mantengono viva la memoria delle 8372 vittime del genocidio di Srebrenica.

Sui muri sono scritti i nomi di tutte le vittime e la loro storia viene ripercorsa attraverso fotografie e documenti. Le immagini e i video del fotografo Tarik Samarah mostrano le immagini delle fosse comuni e, allo stesso tempo, le testimonianze dei sopravvissuti raccontano a fondo l’orrore di quanto accaduto.

Passo dopo passo la visita a questa mostra permanente colpisce dritto allo stomaco e invita a non essere semplice spettatore, ma vero e proprio testimone di quell’orrore. Personalmente è quella che mi è piaciuta di più e sono rimasta al suo interno due ore piene.

3 – Mercato di Markale

Il Mercato di Markale è oggi un normale mercato con bancarelle di frutta, verdura, spezie ma è generalmente incluso nei tour in quanto tristemente noto per essere stato il luogo di due delle più grandi stragi durante la guerra quando le forze serbo-bosniache bombardarono il mercato per fare più morti di civili possibili.

Colorati banchi di frutta e verdura al mercato coperto di Markale con venditore assorto e ringhiera gialla
Il merkato di Markale oggi sembra semplicemente un mercato rionale, ma è famoso per le due stragi, una del 5 febbraio 1994 e l’altra del 28 agosto 1995, che provocarono la morte di 111 civili

La guerra infatti fu condotta anche su un piano psicologico, tenendo la popolazione nella disperazione che nessun posto fosse sicuro. L’assedio di Sarajevo fu soprattutto una caccia alle madri con i bimbi, al ragazzino, all’anziano disperato in cerca di un po’ d’acqua. Ricordo che la nostra guida ci raccontò che “i cecchini se vedevano una mamma che teneva per mano una bimba miravano alla bimba per ucciderla, in questa maniera uccidevano due vite usando un solo proiettile. Inoltre non sparavano agli adulti per ucciderli, ma per ferirli gravemente. Un morto è un morto, ma una persona ferita gravemente ha bisogno di medicinali e cure e mette in ginocchio l’economia”.

4 – Tunnel della Speranza

“Durante l’assedio, la speranza a Sarajevo era lunga 700 metri” sono state le parole della nostra guida del tour: la distanza che separava la città dall’area oltre l’aeroporto, controllata dalle Nazioni Unite. Da qui prende il nome il Tunnel della Speranza, ancora oggi simbolo del coraggio e della resistenza dei sarajevesi.

La guida del nostro tour della guerra davanti a una mappa che disegna i confini della Sarajevo assediata
La nostra guida al Tunnel della Speranza ci ha spiegato perfettamente la storia di Sarajevo davanti a una mappa che ritrae l’assedio: nella mappa è ben visibile la strettoia con l’aeroporto, dove il tunnel fu costruito.

Il “Tunnel Spasa” venne scavato a mano tra marzo e giugno del 1993, in segreto, sotto la casa della famiglia Kolar. Era l’unico modo per aggirare l’assedio: attraverso quel corridoio sotterraneo passavano cibo, medicine e qualsiasi rifornimento necessario alla sopravvivenza di una città ormai allo stremo.

Oggi puoi scendere nel tunnel e percorrerne circa 20 metri. In superficie, nella stessa anonima casa che fungeva da ingresso, c’è un piccolo museo con materiali dell’epoca e un cortometraggio di circa 20 minuti sulla guerra.

Io e Massy siamo arrivati qui con il tour della guerra, ma volendo puoi visitarlo anche in autonomia, dovrai però noleggiare un’auto o quanto meno prendere un taxi perché si trova nei pressi dell’aeroporto (a circa mezzora di distanza dal centro).

Una terza, validissima alternativa è quella di visitare partecipando al tour del tunnel di Sarajevo (in italiano) o al tour dell’assedio.

Facciata crivellata da colpi di proiettile della casa della famiglia Kolar con 'insegna in legno "TUNEL SPASA - KUCA KOLARA"
Facciata crivellata da colpi di proiettile della casa della famiglia Kolar che fungeva da ingresso segreto per il tunnel scavato durante l’assedio di Sarajevo (1992-1995)
Massimiliano all'interno del Tunnel della Speranza con in primo piano un cartello con scritta Tunnel of Hope
Massy nel Tunnel della Speranza

⚠️ ATTENZIONE: sia online che nelle agenzie in loco troverai diversi tour relativi all’argomento “guerra”. Hanno quasi tutti una durata dalle 3 alle 4 ore e gli itinerari sono molto simili tra di loro. La differenza è che non tutti hanno una guida che parla italiano. Scegli il tour che ti ispira di più.

5 – Cimitero del Leone

Sono tanti i cimiteri e sparsi per tutta Sarajevo senza soluzione di continuità. I cimiteri più grandi sono quelli del Koševo e di Alifakovac, senza contare l’antichissimo cimitero ebraico, il secondo più grande in Europa dopo quello di Praga.

Distesa tra l'erba di lapidi bianche del cimitero gradsko mezarje stadion con alberi autunnali e Sarajevo sullo sfondo
Il cimitero Gradsko Mezarje Stadion nel quartiere Koševo sorge nell’area che circonda il complesso sportivo olimpico, utilizzato durante le Olimpiadi Invernali del 1984.

Sicuramente meriterebbero tutti una sosta, semplicemente per riflettere, ma ce n’è uno che mi ha particolarmente colpita. Il cimitero del Leone è una distesa di granito, con lapidi bianchissime, quasi tutte uguali, quasi tutte che riportano date tra il 1992 e il 1995.

Ma la lapide che colpisce più di tutte è un grande cuore di granito grigio scuro su cui sono incastonati due volti. Conosciuti come i “Romeo e Giulietta di Sarajevo”, Admira Ismić e Boško Brkić, lei bosniaca musulmana, lui serbo ortodosso, si innamorarono da giovanissimi, a 16 anni appena. Con la guerra, l’odio etnico e l’assedio, i due ragazzi capirono presto di non avere un futuro e decisero di scappare insieme.

La grande lapide di granito grigio con i volti di Admira Ismić e Boško Brkić e mazzi di fiori al cimitero del Leone di Sarajevo
Solo 3 anni dopo la loro uccisione, Admira e Boško poterono finalmente essere sepolti nel Cimitero del Leone: ancora oggi i sarajevesi vengono qui a portare mazzi di fiori in loro ricordo.

Il tempo di sparare 25 colpi mise fine ai loro sogni. Il 19 maggio del 1993, durante la fuga sul ponte Vrbanja furono uccisi da un cecchino. Boško fu il primo ad essere colpito e a cadere. Poi Admira, che ferita ebbe la forza di trascinarsi fino a lui. I loro corpi rimasero lì, abbracciati, per otto giorni.

Ci vollero 3 anni perché i due giovani trovassero un posto dove riposare per sempre: al Cimitero del Leone, che si estende su quelle colline che da sempre circondano Sarajevo.

6 – Monte Trebević e la pista da bob

La pista di bob sul monte Trebević era una delle più avanzate in Europa nel 1984, quando fu inaugurata in occasione delle olimpiadi invernali di Sarajevo. Durante l’assedio il monte fu occupato dalle forze serbo-bosniache e fu usato come postazione di artiglieria e cecchinaggio. La pista da bob fu trasformata in trincea.

L’area ha riaperto di recente perché è rimasta minata per molti anni anche dopo la guerra, tanto che, fino a pochi anni fa, non si poteva visitare a causa del pericolo di esplosioni.

Stazione di arrivo della cabinovia sul monte Trebević al tramonto con il panorama di Sarajevo dall'alto
Stazione di arrivo della cabinovia sul Monte Trebević
Massy cammina di schiena sulla pista da bob del Monte Trebević completamente ricoperta da murales colorati
Massy sulla pista da bob ricoperta di murales

La pista di bob sul Monte Trebević è stata l’ultima tappa del nostro tour: durante la sosta programmata abbiamo potuto camminare per circa 20 minuti giù dalla pista per guardare i murales che oggi la ricoprono.

Oggi puoi arrivarci anche grazie alla cabinovia che parte dal centro di Sarajevo (da qui) e la cima è molto apprezzata dagli abitanti anche per praticare attività all’aria aperta e per il panorama sulla città.


Dove mangiare e bere a Sarajevo

Per pranzo ci siamo fermati a Baščaršija perché Massy voleva assaggiare i ćevapčići, il piatto nazionale bosniaco per eccellenza e qui si trovano molti ristoranti locali. I ćevapčići sono polpette grigliate dalla forma oblunga di carne macinata (principalmente manzo e agnello) impastata con cipolle, serviti tradizionalmente all’interno del somun (un pane piatto e soffice) con abbondante cipolla cruda tritata e kajmak (una crema di formaggio locale) o ajvar (salsa di peperoni).

Tra le scelte di piatti tradizionali c’è anche il Burek una torta salata (pita) di pasta fillo arrotolata con al suo interno carne macinata che viene consumata in genere a colazione o come spuntino veloce. Il ristorante che a noi è piaciuto di più alla Baščaršija è stato il Nanina kuhinja.

⚠️ Disclaimer: io da vegetariana in Bosnia ho fatto un po’ fatica. I ristoranti turistici hanno varie scelte, ma se come me deciderai di mangiare in qualche ristorante local, probabilmente le scelte a disposizione saranno soprattutto sirnica (torta al formaggio) e krompiruša (torta di patate).

Piatto di cevapcici all'interno del pane somun e abbondante cipolla cruda bianca tritata a lato
ćevapčići con cipolla tritata
Piatto d'argento con due fette una sull'altra di borek al formaggio in un ristorante della Baščaršija
Borek vegetariano al formaggio

La cena migliore che abbiamo avuto durante i nostri due giorni a Sarajevo invece è stata al ristorante Zara Iz Duvara, chiamato anche The Singing Nettle, che offre specialità dimenticate della cucina tradizionale bosniaca e un’esclusiva proposta di cibi e bevande a base di ortica. Troverai anche ottime opzioni vegetariane.

A neanche 200 metri di distanza dalla Moschea dell’Imperatore trovi il birrificio storico Sarajevska Pivara. Fondato nel 1864 non ha mai interrotto la sua produzione, neanche durante i 4 anni di assedio della città. Oggi funziona anche come museo.

La mia foto mentre assaggio la birra locale alla Sarajevska Pivara durante il nostro viaggio di 2 giorni a Sarajevo.
Un momento di meritato relax alla storica Sarajevska Pivara: la birra Sarajevsko, qui nella versione chiara, è stata la ricompensa perfetta dopo chilometri di camminata per Sarajevo.

Sebbene alcuni dicano che non vale la pena, io invece l’ho trovato un posto fantastico dove riposarmi dopo aver camminato per tutta la città e ho trovato la birra Sarajevsko veramente deliziosa, sia nella versione classica, sia in quella tamno, cioè scura.

Dopo cena ci siamo diretti al Kino Bosna (vedi dove si trova), uno dei locali più storici di Sarajevo: se cerchi la Sarajevo autentica questo è il posto giusto. Il locale è considerato un pezzo di storia della città: nato nel 1928 come Kino 1. maj (Cinema Primo Maggio), è stato uno dei cinema più importanti di Sarajevo, continuando a proiettare film persino durante l’assedio.

Interno del Kino Bosna a Sarajevo, locale affollato con tavoli e tovaglie bianche e rosse a scacchi e atmosfera vivace
L’interno del Kino Bosna durante la nostra serata: l’atmosfera “nebbiosa” è data dal fatto che dentro si può ancora fumare.

Oggi è stato trasformato in un locale e centro culturale alternativo dove vengono tenute anche serate con musica dal vivo. Noi ci siamo stati un lunedì sera, quando la serata è dedicata alla Sevdah (la tradizionale musica popolare bosniaca) e, oltre a ballare in un’atmosfera piena di gioia, ho anche bevuto una rakia che mi ha letteralmente stesa.

La cosa più bella della serata però è stato vedere i giovani, serbi, croati e bosgnacchi di nuovo insieme a divertirsi!


Altre cose da vedere a Sarajevo

1 – Museo Nazionale della Bosnia Erzegovina

Se ami visitare i musei, ti suggerisco di recarti al Museo Nazionale della Bosnia Erzegovina. I quattro padiglioni ospitano i dipartimenti di archeologia, etnologia, storia naturale e una biblioteca.

Tra i reperti più importanti del museo c’è la Haggadah di Sarajevo. Questo manoscritto miniato commenta il testo tradizionale della Haggadah di Pesach, la festa che celebra la liberazione del popolo ebraico dalla schiavitù. Secondo gli studi questo antico codice fu scritto probabilmente a Barcellona intorno al 1350.

Si tratta di un oggetto davvero affascinante in cui il testo è scritto interamente a mano su pelle di vitello. Ognuna delle sue 34 pagine è illustrata con miniature in oro e in rame. È incredibile e bellissimo pensare che questo splendido manoscritto è sopravvissuto indenne alla Seconda Guerra Mondiale e all’assedio di Sarajevo.

2 – Cimitero Ebraico

Sorvegliato da un enorme candelabro a 7 bracci, il cimitero ebraico di Sarajevo è un altro di quei posti che, quando ne scopri la storia, inevitabilmente ti si crea un nodo allo stomaco. È antichissimo: qui giacciono i discendenti degli ebrei che, fuggiti dalla Spagna nel 1492, si rifugiarono nei Balcani.

Ma la storia veramente triste su questo posto riguarda anch’essa la guerra. La sua posizione domina la città e il cimitero fu utilizzato dai cecchini delle forze serbo-bosniache come postazione privilegiata per colpire i civili: le lapidi furono utilizzate come scudi, crivellate dai proiettili e scoperchiate. Quando la postazione fu abbandonata, il cimitero venne addirittura minato.

Oggi è stato messo in ordine e, sebbene non sia un luogo turistico, si può visitare. Non si trova esattamente vicino al centro (si trova qui) per cui è consigliabile arrivarci in taxi.

3 – Fiamma eterna

Alla base di un elegante palazzo posto alla confluenza di tre importanti vie cittadine (esattamente qui) troverai la Vječna Vatra, ovvero la Fiamma Eterna, un memoriale in onore delle vittime della seconda guerra mondiale.

Ragazzo osserva assorto la Fiamma Eterna: dietro la Fiamma si trova un' iscrizione commemorativa sulla parete dell'edificio
La Fiamma Eterna si trova all’incrocio tra le vie Mula Mustafa Bašeskije, Titova e Ferhadija, in una nicchia all’interno dell’ex ingresso dell’Hotel Union.

4 – Ponte Olga e Suada

Il Ponte Vrbanja su cui vennero uccisi Admira Ismić e Boško Brkić è conosciuto anche con il nome di Olga e Suada in ricordo delle due prime vittime Suada Diliberović e Olga Sučić, la prima di origine bosgnacca e la seconda croata, che vennero uccise il 5 aprile 1992 da un cecchino all’inizio dell’assedio di Sarajevo.

Targa commemorativa di Ola e Suada con fiori bianchi e rossi e sullo sfondo il fiume con alberi dai colori autunnali
La targa in ricordo di Olga e Suada sul ponte Vrbanja, dedicato alle prime due vittime dell’assedio di Sarajevo uccise il 5 aprile 1992.

5 – Viale dei Cecchini (Sniper Alley)

Non c’è veramente molto da vedere nel Viale dei Cecchini: si tratta di un’enorme strada trafficata che collega la zona industriale con l’aeroporto. Divenne tristemente famosa durante la guerra proprio per i numerosi cecchini appostati nelle vicinanze. Qui si trova anche l’Hotel Holiday Inn, quello in cui, negli anni del conflitto, alloggiavano i giornalisti internazionali.

👉 Se stai cercando una perfetta gita di un giorno da Sarajevo, sicuramente Mostar è la migliore in assoluto. Per approfondire puoi leggere cosa vedere a Mostar in un giorno.


FAQ – Domande frequenti su Sarajevo

Quanto tempo ci vuole per visitare Sarajevo?

Personalmente, dopo la mia esperienza, ti consiglio di pianificare almeno 2 o 3 giorni per la visita. Sarajevo non è grande, ma se ti interessa visitare anche i musei e fare un approfondimento sull’Assedio, 48 ore in città sono il minimo sindacale.

Dove dormire a Sarajevo?

Noi abbiamo alloggiato al Hotel Logavina 8 Free Garage Parking che ti consiglio per il prezzo, la pulizia, ma soprattutto per la posizione centrale: potrai tranquillamente muoverti per lo più a piedi. In alternativa, altre buone scelte sono:

Hotel Lula: situato in centro storico e arredato in stile bosniaco;

Hotel Old Sarajevo: anch’esso a pochi metri dalla Bascarsija, pulito e a un buon prezzo;

Hotel Boutique 36: sempre in centro storico, pulito e simpatico per l’arredamento a base di “libri”.

Come andare dall’aeroporto di Sarajevo al centro città?

L’Aeroporto Internazionale di Sarajevo (codice aeroportuale: SJJ), si trova a circa 10 km a sud-ovest del centro di Sarajevo. Puoi spostarti in 3 diversi modi:

1 – Autobus diretto della compagnia Centrotrans Eurolines (Bus 200E, Aerodrom – Bentbasa/Baščaršija). La fermata è a pochi minuti a piedi dal Terminal.

2 – Filobus: dal quartiere di Dobrinja, a circa 1 chilometro dall’aeroporto, partono i filobus 103 e 107 in direzione Baščaršija.

3 – Taxi o transfer privato: l’opzione più comoda. Appena fuori dal terminal c’è il parcheggio dove sostano i taxi ufficiali, con regolare licenza e tassametro. In alternativa puoi prenotare un transfer privato online prima del tuo arrivo.

A cosa fare attenzione a Sarajevo?

Per quanto riguarda la sicurezza, io non ho avuto alcun problema né di giorno, né di notte. Alcune fonti suggeriscono di rimanere sui sentieri se si decide di fare trekking sul monte Trebević.

Che moneta si utilizza in Bosnia?

In Bosnia ed Erzegovina la valuta ufficiale è il Marco convertibile (BAM), indicato localmente come KM. Una curiosità che ti semplificherà la vita: il valore del Marco è agganciato a quello dell’Euro con un tasso di cambio fisso e semplicissimo da ricordare: 1 € è circa 1,95 BAM.
In pratica per capire quanto spendi ti basterà dividere per due i prezzi che vedi esposti. Gli euro comunque sono accettati quasi ovunque.

Spero che questo articolo di cosa vedere a Sarajevo in due giorni ti abbia aiutato a fare chiarezza e ad organizzare il tuo prossimo viaggio. Come sempre, se hai dubbi o domande non esitare a lasciare un commento qui sotto. Se sei già stato a Sarajevo invece mi piacerebbe leggere le tue impressioni. Ci tengo moltissimo. Buon viaggio in Bosnia Erzegovina.

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Aggiornato il: 30 Aprile 2026 Altri articoli per te: Viaggiare nei Balcani Se ti piace questo tipo di viaggio: Itinerari di viaggio di 2 giorni fai da te

Primo piano di Martina Santamaria travel blogger e travel photographer Martina Santamaria

Sono Martina Santamaria, viaggiatrice e creatrice di PimpMyTrip.it. Dal 2013 racconto il mondo attraverso il mio blog, le mie fotografie e il podcast su 'Good Morning Genova', condividendo itinerari e consigli di viaggi fai da te. Con oltre 70 paesi visitati, il mio obiettivo è aiutare le persone a realizzare da soli il proprio viaggio dei sogni.

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