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Come un libro aperto: intervista ad Eliana Iorfida

– Posted in: Interviste

Non avevo da molto aperto il blog quando mi arrivò un commento sull'articolo sul mio viaggio fai da te in Siria e Libano. Un passaggio del commento era questo:

"[…] mi sento di condividere questo pensiero sulla Siria e il suo popolo: anch’io, come te, ho conosciuto luoghi e persone indimenticabili prima della tragedia. […]"

Così, grazie a queste poche righe lasciate a testimonianza del suo passaggio, ho avuto la fortuna di scoprire questa giovane scrittrice e il suo splendido libro "Sette paia di scarpe" che è stato un successo ed ha vinto premi letterari prestigiosi. Ci sono tre grosse caratteristiche che mi colpiscono sempre nelle persone: sensibilità, intelligenza e dolcezza. Inutile dirvi che lei le possiede tutte e tre e direi, in abbondanza. Ecco perchè ho deciso di chiederle questa intervista.

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1) Ci racconti chi è Eliana? Come nasce la passione verso il viaggio e la scrittura?

Beh, posso presentarmi ai nostri “compagni di viaggio” come una giovane donna calabrese, originaria di Serra San Bruno (che invito a visitare per la sua bella Certosa tra i boschi!), archeologa, viaggiatrice e scrittrice per passione. Queste tre dimensioni, leitmotiv della mia esistenza, sono talmente intrecciate che non saprei distinguere in modo netto dove sfumi l’una e prenda il sopravvento l’altra.

Provando ad andare con ordine, la lettura e la scrittura mi accompagnano da sempre: da piccola, non a caso fanatica de Le avventure di Sinbad il marinaio (“posseduto dal desiderio di viaggiare nel mondo degli uomini e di visitare le loro città ed isole …”), scrivevo fiabe a mia volta; al liceo, sognando di diventare una futura Indiana Jones, componevo poesie un po’ visionarie.

La laurea in archeologia, conseguita nell’amata Firenze, è stata la chiave per accedere al Medio Oriente così a lungo desiderato e fonte d’ispirazione del mio primo romanzo. È lì che le fantasie e i ricordi dell’infanzia si sono mescolati ai diari di viaggio, alle storie delle persone incontrate, a paesaggi, profumi e sapori in cui ero immersa.

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2) Dopo l'università hai preso parte ad un viaggio alla scoperta di Siria, Egitto e Israele. Come nasce questo viaggio? Hai voglia di raccontarci qualcosa?

Il mio primo incontro con l’universo levantino risale al 2005. All’epoca, una collega di Tel Aviv mi propose di partecipare allo scavo del sito di Tel Dor, vicino Haifa (un luogo suggestivo, con le rovine lambite dai flutti del Mediterraneo). Non aspettavo altro!

Israele è stato una scoperta: ammetto di essere partita con non pochi pregiudizi, legati alla mia profonda vicinanza al popolo palestinese – al quale anche in questo momento esprimo sostegno – tuttavia, visitando il Paese da nord a sud e vivendo due settimane in un kibbutz, a stretto contatto con persone di grande sensibilità, ho avuto modo di toccare con mano la complessità umana e socio-politica della situazione. Indimenticabili le suggestioni di Gerusalemme,  le albe nel deserto del Negev e la sensazione di galleggiare sulle acque immobili del Mar Morto, come su un olio lenitivo.

"Forse la gioia della scoperta non risiede in quello che ci risulta strano, quanto piuttosto nell’improvvisa consapevolezza che siamo a casa in un nuovo orizzonte, esteriore o interiore non importa, affrancato in una terra da cui siamo attesi: che il nostro cuore o il cervello, viaggiatori esperti ma smemorati, riconoscono con gioia”.  Letters from Syria, F. Stark

A novembre dello stesso anno, sempre per ricerche, ho trascorso un mese a Backias, nell’Oasi del Fayyum, in Egitto. Altre emozioni indimenticabili e nuovi incontri toccanti: quel piccolo villaggio è stato un primo assaggio della vita quotidiana delle comunità rurali arabo-islamiche. Si tratta di un ricordo “dolceamaro”: l’Egitto è un Paese molto vasto, che sfoggia il volto lucente dei tesori più preziosi della storia umana, ma anche quello cupo, di una povertà degradante.

Infine la Siria: tre mesi nel 2006 e altrettanti l’anno successivo, al seguito della missione diretta dal Prof. Buccellati (UCLA). L’ho amata dal primo istante! La gente dei villaggi che ci ospitavano, Tell Mozan e Umm ar-Rabiah – nel profondo nord-est, al confine con la Turchia – mi ha accolta con una familiarità che mi ha subito riportata al calore e alla tradizione della mia Calabria, del nostro Sud. Ho impressi nella mente i loro sorrisi, le umili case d’argilla, così come la magnificenza dei castelli crociati nel deserto, di Palmyra, Aleppo e Damasco. Auguro a tutti loro, sfollati ma sopravvissuti, e a me stessa, di poter rivivere presto la bellezza della Siria!

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3) Durante questo viaggio c'è stato qualche "incontro" che ricordi particolarmente o che ha significato qualcosa di importante?

Ogni viaggio regala qualche incontro speciale, che ci rimane nel cuore, ci arricchisce come persone o, semplicemente, ci strappa un sorriso o un’espressione di stupore.
A quest’ultima categoria appartiene senza dubbio l’incontro con un “Incantatore di Serpenti”, in Egitto. Attenzione, sto parlando di un vero professionista, non un ciarlatano qualunque! L’uomo fu chiamato a “bonificare” l’area di scavo che, nell’intervallo tra una stagione e l’altra, diventava un vero e proprio covo. Si presenta con un assistente, un ragazzino vispo che regge un sacco vuoto (e sottolineo “vuoto”) di juta; si avvicina ai muri e comincia a sussurrare versetti del Corano in tono suadente, amichevole. Nel giro di pochi minuti, un groviglio di vipere e serpentelli di vario colore prende a uscire dalle crepe dell’argilla e radunarsi attorno ai suoi piedi: l’Incantatore li invita con gentilezza a entrare nel sacco e questi… obbediscono, come per magia!

In Siria, avendoci vissuto per più tempo, ho avuto la fortuna di conoscere molte persone eccezionali. Tra queste, ricordo sempre con affetto il cuoco che cucinava per noi alla missione, un omone di origine assira, solare e buono come il pane caldo appena sfornato; il ragazzo sordomuto che riforniva d’acqua gli operai sullo scavo, la cui capacità di comunicare e farsi voler bene superava ogni forma di linguaggio; e un giovane artista che dipingeva i suoi capolavori su vecchi pezzi di legno recuperati per caso. Ricordo ancora lo stupore nei suoi occhi quando chiesi di poter comprare il dipinto che ritraeva una suggestiva natività: Maria, o Maryam, con una sfera di luce in grembo, seduta tra due angeli scuri e due moschee. Non si capacitava del fatto che qualcuno volesse davvero pagare per avere le sue opere!

Alcuni di questi incontri li ho raccontati nel libro; altri, quelli più intimi, spesso segnati dalle cicatrici delle guerre e delle miserie, preferisco tenerli per me.

4) Grazie al viaggio nasce il tuo primo libro "Sette paia di scarpe". Il titolo e l'immagine sulla copertina
colpiscono subito l'attenzione del lettore, hanno un significato particolare? Di cosa parla il tuo libro, che messaggio vuoi comunicare?

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Un profondo senso di appartenenza mi legava a quei territori sconfinati, come se il paesaggio, in ogni sua sfumatura, mi parlasse una lingua ormai dimenticata: voci di popoli lontani nel tempo, ma anche storie familiari appena sussurrate.

Come dicevo all’inizio, il romanzo che ho scritto è, in parte, frutto di queste esperienze. Sia il titolo, che l’immagine scelta per la copertina, evocano in modi diversi e sottili la storia narrata: le “Sette paia di scarpe” sono quelle che occorre consumare per ritrovare un amore perduto, come recita la profezia di un’antica fiaba persiana, Il Principe Serpente. Tuttavia, i piedi femminili sulla copertina sono scalzi, vestiti solo dell’arabesco di henne che le donne usano dipingersi addosso in occasione delle nozze. Titolo e immagine, quindi, ci suggeriscono il lungo cammino della protagonista alla ricerca di una verità familiare dolorosa, lontana nel tempo e nello spazio, sepolta sotto la sabbia come i resti delle antiche civiltà, eppure, in qualche modo a portata di mano.

È un viaggio verso l’altro e l’altrove, che vuole essere anche un viaggio alla ricerca di se stessi, delle proprie radici, delle tradizioni che ci accomunano come popoli del Mediterraneo.

Se volete conoscere di più Eliana potete visitare il suo blog Come un libro aperto (da cui ho "rubato" il titolo per questo articolo) inoltre il suo libro "Sette paia di scarpe" si trova in tutte le librerie Mondadori oppure è acquistabile anche sulla pagina di  Amazon.

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