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Autobus in Tanzania

– Posted in: Africa

Qualunque meta si decida di raggiungere con l’ autobus in Tanzania, che sia essa vicina o lontana, sarebbe meglio essere preparati al fatto che con questo tipo di mezzi pubblici si sa quando si parte e non si sa quando si arriva e che comunque il viaggio sarà un’esperienza umana che varrà molto di piu in confronto a tanti tour culturali organizzati.
In Tanzania gli autobus a lunga percorrenza si dividono principalmente in due categorie:

  • autobus  “express”
  • autobus ordinari

Gli autobus espressi sono piu affidabili, piu veloci e quasi sempre rispettano gli orari di partenza e di arrivo.
Fanno poche fermate, di cui una per mangiare (e mangiare in un “autogrill” tanzaniano non è cosa per tutti) e non raramente ti viene offerta a bordo una bibita dalla gentilissima hostess a disposizione dei passeggeri.
Un viaggio di lusso insomma, ma non una vera e grande esperienza come sono l’altro tipo di autobus, gli autobus ordinari.
Gli autobus ordinari assomigliano a grosse e vecchissime corriere con due file, una di due e l’altra di tre posti, in cui la gente viene stipata all’inverosimile tanto da rimanere schiacciati anche se si sta in piedi, viaggiano ad una velocità che sembra inverosimile per un mezzo del genere e molto frequentemente si rompono o hanno incidenti per cui non si sa mai se e a che ora si arriverà a destinazione.
Inoltre dalla stazione partono solo se sono completamente pieni, per cui in realtà non si sa neanche a che ora si parte (ma non c’è da preoccuparsi, sulle linee maggiori si riempiono molto velocemente).
Tutte le guide turistiche parlano degli autobus ordinari come del maggior rischio che un viaggiatore possa incontrare, ma i tanzaniani sono fatalisti per cui i finestrini, le fiancate e persino i parabrezza sono quasi interamente ricoperti da scritte ed adesivi che celebrano la bontà e generosità di Dio e Allah (la scelta dell’uno o dell’altro dipende dal credo religioso della compagnia di autobus che si è scelta, ce ne sono tantissime) convinti che la loro devozione religiosa farà si che, prima o poi e in un modo o nell’altro (e chiaramente solo se Dio vuole), arrivino dove devono andare.

Se sugli autobus vengono celebrati Dio e il paradiso, le stazioni da cui partono invece sono un inferno vero e proprio con una folla di fly-catchers che ti tirano da tutte le parti, gente che vende ogni genere di mercanzia, gente che urla, che corre, che litiga, finchè qualcuno non vede il tuo biglietto e ti carica su una di queste improbabili corriere.

E allora il viaggio comincia veramente, tra strade dissestate, deviazioni su sterrati, polvere e caldo soffocante, stipati sul mezzo come tante piccole sardine, costretti spesso a dividere il posto conquistato a fatica con polli, cavoli e verdure, biciclette e ogni sorta di essere animato o inanimato che l’umana concezione possa pensare di trasportare.
Le fermate nei paesini per far salire e scendere i passeggeri sono innumerevoli, accompagnate da venditori di ogni sorta che dai finestrini cercano di venderti sacchetti di frutta, caramelle, bibite e anacardi: la regola è bere poco, perchè al contrario di queste fermate, quelle dedicate alla toilette sono poche e veloci, per cui è necessario fare pipì in fretta se non si vuole essere lasciati alla stazione.
Nonostante tutto ciò, prendere l’autobus in Tanzania resta nella mia esperienza tanzaniana un’esperienza umana fortissima.
Fai che sia il fatto che sei stipato fino a non riuscire quasi più a respirare, fai che sia perchè in qualche modo si deve trovare il modo di far passare le ore interminabili che ti separano dall’arrivo, fai che sia perchè c’è curiosità da parte delle persone che vedono un viaggiatore su uno dei loro mezzi, comunque, in qualche modo, prima o poi ti trovi ad interagire e chiacchierare amichevolmente con le persone che ti stanno intorno.
“Ciaochiseicometichiamidadovevienidovevai?” mi chiede un ragazzino in un inglese stentato (non che il mio sia migliore chiaro). Gli dico che vengo dall’italia e per fargli capire di che paese sto parlando specifico: sai Balotelli? Si si, proprio lui il calciatore, vivo nello stesso paese!!! Sto andando al Nord, vado a vedere gli animali, i leoni, le giraffe…
Gli passo la mia guida perchè possa vedere la cartina della Tanzania. La prende con una reverenza degna del Vangelo e comincia a sfogliare le pagine con le fotografie a colori degli animali. Mi chiede se la Tanzania mi piace, gli rispondo che è bellissima. Mi dice che grazie a una signora americana gentile che lo ha adottato a distanza può studiare e che prima o poi andrà anche lui a vedere le vaste distese del Serengeti. Mentre parliamo il mio senso di vergogna cresce. Penso che sono stati quelli come me che un giorno sono arrivati qui e si sono presi la briga di decidere che gli animali e i parchi andavano conservati, senza pensare che i tanzaniani per migliaia di anni lo avevano fatto benissimo anche senza il nostro aiuto. Hanno creato Riserve Naturali chiuse, costosissime, che pochi privilegiati hanno l’occasione di visitare.
In pratica, io posso visitare il Serengeti, la stra-grande maggioranza dei tanzaniani, a cui il Serengeti appartiene, no.
Le ore sull’autobus passano veloci chiacchierando e non si pensa più alle buche, ai disagi e alla folle velocità.
Finalmente arriviamo, scendo, mi saluta, gli prometto di scrivergli presto.
Gli lascio la guida che gli piace tanto così, gli dico, la leggerà quando visiterà i Parchi del Nord. Mi saluta con un sorriso. Non si può cambiare il mondo in una giornata e con un semplice gesto ma io spero che quella guida, prima o poi, gli serva per davvero.

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2 comments… add one
Emanuele

Brava Marti, per 5 minuti mi sembrava anche a me di essere salito sull'autobus!

Emarti

Grazie!!!

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