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Il Palazzo di Cnosso e la Leggenda del Minotauro

– Posted in: Europa

Il palazzo di Cnosso (Knossos) sorge sulle alture di Kefala, a 5 km dal centro di Iraklio, la capitale di Creta, ed è facilmente raggiungibile anche usufruendo dell’autobus numero 2 che ogni 20 minuti circa collega il porto di Iraklio con Cnosso. Si suppone che gli antichi abitanti abbiano scelto quella posizione per la vicinanza al monte Ida, luogo sacro dove, secondo il loro culto, Zeus fu nascosto da sua madre Rea per non farlo divorare dal padre, il titano Crono.

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Un colonnato al palazzo di Cnosso in parte ricostruito

Storia del palazzo di Cnosso

Cnosso è il più grande dei palazzi minoici e oltre ad essere di stampo religioso, costituiva il centro politico ed economico dell’impero marittimo minoico. Infatti, si è accertato che avesse due porti in corrispondenza a dove ora sorgono Iraklio e Amnisos, raggiungibili tramite il fiume Katsaba, il quale in epoca minoica era chiamato Kairatos e presumibilmente era navigabile e scorreva di fronte al palazzo.

Essendo senza mura di fortificazione, si suppone che non avesse nemici dai quali difendersi, e questo porta a formulare nuovi interrogativi in quanto non è chiaro se Cnosso detenesse la supremazia sugli altri palazzi o fossero tutti indipendenti gli uni dagli altri, o ancora se fosse solo un luogo sacro dove svolgere cerimonie.

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Anfore giganti

Il palazzo di Cnosso fu innalzato sulle rovine di un edificio più antico costruito attorno al 2000 a.C. e forse demolito da un terremoto intorno al 1628 a.C., dovuto all’eruzione vulcanica di Thera, l’attuale isola di Santorini.

Lo spazio abitativo del nuovo complesso comprendeva un’area di circa 20.000 m² con gli alloggi del re, della regina e dei funzionari amministrativi, sale per il culto e per i ricevimenti: 1300 stanze distribuite su 5 piani a pianta molto intricata ove si stima potessero essere alloggiate circa 12.000 persone, la cui zona centrale era costituita da un cortile in terra battuta dove si svolgevano le esibizioni dei ginnasti che sfidavano la morte piroettando sui tori, animali sacri per i cretesi, come testimoniano i numerosi affreschi trovati nel palazzo.

Famosi sono i bagni degli appartamenti della regina, dotati di canalizzazioni sotterranee, fogne, canali di scarico, acqua calda sempre disponibile che, a parere degli studiosi, sarebbero i più evoluti dell’età antica.

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I bagni reali con un sistema fognario evoluto

All’entrata del palazzo si incontra il mezzo busto di bronzo di Sir Arthur Evans, archeologo e direttore dell’Ashmolean Museum di Oxford, cui è attribuito il merito del rinvenimento di Cnosso, anche se il vero scopritore fu Minos Kalokairinos, un antiquario, commerciante di Iraklion, che nel 1878 mise in luce due dei magazzini del palazzo, diversi contenitori per le provviste e oggetti di culto, ma fu costretto a mettere fine alle ricerche dai padroni del terreno: i turchi, infatti, esigevano una somma ingente per autorizzare il proseguimento degli scavi.

Evans incominciò a scavare sistematicamente nel 1900 dopo la proclamazione dell’autonomia dell’isola dal dominio turco e nel 1903 quasi tutto il palazzo era stato portato alla luce e gli scavi proseguirono nei dintorni a ritmo serrato fino al 1931, con un’interruzione durante la prima guerra mondiale.

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Busto di Sir Arthur Evans

La velocità e i metodi adottati da Evans per restaurare le rovine, utilizzando cemento armato per ricostruire alcune parti, colorate poi in modo arbitrario per dare al visitatore l’idea di come fosse il palazzo al suo massimo splendore, è stato criticato da molti a causa dell’utilizzo di materiali estranei all’architettura minoica, dando adito a contestazioni da parte di diversi scienziati anche in merito alle conclusioni  tratte dall’archeologo, soprattutto riguardo alla denominazione dei vari ambienti oltre che di “palazzo” al complesso, il che presupponeva una sicurezza di diagnosi non sempre provata o documentata.

Nonostante tutto, però, Evans ottenne grandi consensi da parte del grande pubblico grazie all’intuizione, la creatività e la profonda conoscenza scientifica che lo contraddistinguevano. Si deve a lui, infatti, la scoperta dello splendore del mondo minoico, al quale lui stesso diede nome ispirandosi alla mitologia greca e in particolare alla leggenda del re Minosse.

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Gli appartamenti della regina

Leggenda del Minotauro

La leggenda del Minotauro narra che il labirinto fu progettato dall’architetto ateniese Dedalo aiutato dal figlio Icaro, i quali vi si trovarono prigionieri una volta terminata la costruzione. Dedalo allora costruì delle ali che attaccò con la cera alle loro spalle ed entrambi ne uscirono volando.

Il labirinto fu commissionato dal Re di Creta, Minosse, per rinchiudervi il mostruoso Minotauro, dal corpo umano e testa taurina, nato dall’unione della moglie del re, Pasifae, con il bianchissimo toro inviato al re da Poseidone affinché fosse sacrificato in suo nome. Questi però offese il dio: ritenendolo troppo bello e sacrificando un altro toro scatenò la vendetta di Poseidone che indusse nella regina una passione folle per l’animale.

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Affresco “Tauromachia”, la leggenda del Minotauro

Atene, sottomessa a Creta, aveva l’obbligo di inviare sette ragazzi e sette ragazze ogni nove anni da offrire in pasto al Minotauro. Questo tributo fu imposto dal re Minosse per vendicare la morte del figlio Androgeo, assassinato da alcuni ateniesi infuriati per il disonore arrecato dalle sue troppe vittore ai loro stessi giochi.

Anni dopo, Teseo, eroe e figlio del re ateniese Egeo, s’imbarcò infiltrandosi tra i giovani destinati al sacrificio e una volta arrivato a Creta, corteggiò e fece innamorare di sé Arianna, la figlia di Minosse e Pasifae, che dopo aver consultato Dedalo, aiutò il ragazzo a ritrovare la via d’uscita dal labirinto con la speranza di fuggire con lui, dandogli un gomitolo di lana rossa da srotolare durante il tragitto e permettendogli così di seguire a ritroso il percorso.

Teseo uccise il Minotauro e guidò gli altri ragazzi ateniesi fuori dal labirinto, ma non mantenne la promessa fatta e abbandonò la ragazza. Il tradimento non restò impunito: Teseo dimenticò di innalzare la vela bianca come aveva promesso al padre in caso di vittoria, così egli quando vide all’orizzonte la vela nera sinonimo di sconfitta e morte del figlio, si buttò in mare uccidendosi e dando così nome al mar Egeo.

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Affresco, le Dame Azzurre

Il Palazzo di Cnosso

La struttura architettonica era talmente intricata e irregolare che Evans ricondusse Cnosso al mito del labirinto abitato appunto dal terribile Minotauro. Teoria avvalorata da molti archeologi che ritengono che la leggenda nacque proprio qui, dove il mostro veniva impersonato da un sacerdote con in testa un elmo a forma di toro.

Inoltre, il palazzo era denominato casa della doppia ascia, siccome il simbolo del palazzo era un’ascia bipenne incisa sulle pareti e sui tetti la cui traduzione in greco antico corrisponde alla parola Labrys da cui deriva il termine labirinto.

Nonostante ciò, non vi sono prove della presenza del re Minosse e, a ben vedere, nemmeno di un re diverso e su questo punto sono molti gli interrogativi che non hanno una risposta: alcuni ipotizzano che fosse solamente un tempio, altri che fosse una necropoli, altri ancora che quella minoica fosse in realtà una civiltà matriarcale visto che molti degli affreschi ritraggono donne avvenenti in primo piano con uomini piccoli e bruttini sullo sfondo.

Con i dati raccolti fino ad oggi non è possibile dare risposte certe.

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Modellino che riproduce il palazzo di Cnosso nella sua interezza, in mostra al museo archeologico di Iràklio

Altro motivo di contestazione nei riguardi di Evans fu la sostituzione dei meravigliosi affreschi trovati durante gli scavi con delle copie. Per ammirare gli originali, alcuni solo parzialmente ricomposti, bisogna recarsi al meraviglioso Museo archeologico di Candia, posto in via Xanthoudidou 2, al centro della città di Iràklio.

Il museo è uno dei più grandi in Grecia e conserva reperti della civiltà minoica quali vari rythoi, vasi per libagioni usati in funzioni religiose, tra cui spiccano quello in steatite nera a forma di testa di toro e quello a forma di leonessa; la statuetta raffigurante la dea dei serpenti; la statuetta raffigurante un atleta nell’atto di saltare sul toro, diversi plastici e ricostruzioni dei principali palazzi minoici.

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A sinistra: rythoi a forma di testa di toro. A destra: statuetta raffigurante la dea dei serpenti

Gli affreschi provenienti da Cnosso qui esposti sono: Tauromachia; Processione con musici; Le dame azzurre, probabili dame di corte vestite sontuosamente; i delfini provenienti dall’appartamento che Evans identificò come riservato alla regina; La Parigina, affresco così denominato da Evans, raffigurante una giovane sacerdotessa; l’uccello azzurro; la scimmia che raccoglie fiori di croco; l’ufficiale della guardia dei Mori; la danzatrice, affresco proveniente dagli appartamenti della regina.

Uno dei più importanti e famosi è il Principe dei Gigli, che Evans aveva interpretato come prete-re, visto che aveva bisogno di un re per avvalorare la sua teoria che il palazzo di Cnosso fosse appartenuto a Minosse. È il più grande dei ritratti maschili a scena singola, ma dagli stessi scritti dell’archeologo pare che le parti che lo compongono appartengano in realtà a tre diverse immagini ricomposte a formare un’unica figura.

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A sinistra: affresco “Principe dei gigli” esposto al museo. A destra: affreschi visibili sul sito archeologico di Cnosso

 

 

 

 

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