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David Livingstone

– Posted in: Viaggi Avventura

David LivingstoneÈ stato davvero impossibile per me trattenere un sentimento di ammirazione e stupore quando, una sera di poco tempo fa, ho preso un libro a caso dalla libreria di casa e mi sono ritrovata a leggere la storia di David Livingstone, un giovane scozzese che quasi due secoli fa e appena ventisettenne, squattrinato ma con due lauree al seguito, decise di imbarcarsi per partire alla scoperta di un mondo lontano: L’Africa.
Appartenente alla Società Missionaria di Londra, il sogno di Livingstone è quello di recarsi in Cina ma a causa della guerra dell’oppio questo progetto sfuma ed il giovane decide quindi di partire per l’Africa dove trascorre qualche anno insieme alla moglie.
Viaggiatore curioso e pieno di ambizione, capisce però presto che la vita dell’esploratore non si adatta a quella di un uomo con moglie e figli appresso, decide così di rimbarcarli per l’Inghilterra e dopo averli salutati sul molo di Cape Town comincia la sua spedizione sullo Zambesi, fino alla scoperta di Mosi-o-Tunya, “il fumo che tuona” nel 1855. Questo luogo accoglie Livingstone con uno scenario fantastico: Tutto il paesaggio è di una bellezza indicibile, un posto sacro, scriverà in un suo diario di viaggio descrivendo il magico incontro con le cascate, a cui diede il nome di Victoria Falls, in onore della sua Regina.

“Dr. Livingstone, I presume?”

Sostenitore delle missioni e del commercio nell’Africa centrale, secondo Livingstone la chiave fondamentale per gli scambi commerciali è costituita dal fiume Zambesi e dalla sua navigabilità. Torna pertanto in Inghilterra per chiedere  aiuti e supporto a queste sue idee e nel 1857 pubblica le sue teorie e i suoi appunti di viaggio in un libro (Missionary Travels and Researches in South Africa). In questo stesso periodo si dimette dalla società missionaria alla quale appartiene, e poi, riparte nuovamente per il continente africano deciso a continuare la sua esplorazione lungo il grande fiume.ctoria Falls dal libro Missionary Travels and Researches in South Africa
Ma la risalita non è quello che lui ha calcolato. Il fiume Zambesi si rivela difficoltoso e quasi impossibile da risalire a causa di una serie di cateratte e rapide che Livingstone non aveva calcolato né esplorato nelle sue ricognizioni precedenti ed in più le malattie e la malaria affliggono i suoi compagni costringendo la maggior parte di loro a rinunciare a continuare la spedizione.

Torna in Inghilterra, ma visto che il suo viaggio precedente è considerato una disastroso fallimento, riesce ad ottenere pochissimi fondi. Nonostante tutto decide di ripartire ancora, stavolta alla ricerca delle sorgenti del Nilo.
Altri esploratori prima di lui avevano quasi correttamente identificato come sorgenti del Nilo il Lago Vittoria, ma la questione era ancora dibattuta. Livingstone però sbagliò i propri calcoli dirigendosi troppo ad ovest fino a quello che lui identificò come il Nilo, erroneamente dal momento che invece era arrivato sulla parte iniziale del fiume Congo.

Si ammalò e per alcuni anni in Inghilterra non si seppe più nulla di lui fino a quando nel 1869 il giornalista Stanley, inviato a cercarlo, lo incontrò sulle sponde del selvaggio lago Tanganica: fu così che un primo pomeriggio del 10 Novembre 1871, due dei più grandi esploratori dell’Africa si incontrarono, all’ombra di un albero di mango.
L’episodio è rimasto famosissimo. Nel suo scritto “Come ritrovai Livingstone” Stanley lo ricorda così::

“Mentre avanzavo lentamente verso di lui, notai che era pallido, con l’aria stanca e una lunga barba grigia; aveva in capo un berretto azzurro con un gallone d’oro stinto, indossava una giacca rossa e un paio di calzoni tweed grigio. Avrei voluto corrergli incontro ma mi sentii intimidito dalla presenza di tanta folla; avrei voluto abbracciarlo, ma era un inglese e non sapevo come avrebbe accolto il mio gesto. Feci dunque ciò che l’imbarazzo e il rispetto umano mi suggerivano: mi avvicinai con passo fermo, mi levai il casco e dissi: ‘Il dottor Livingstone, suppongo!’ ‘Sì’, egli rispose con un sorriso gentile, alzando leggermente il berretto.”

Nonostante fossero gli unici due occidentali nel giro di migliaia di km, Stanley salutò il ritrovato Livingstone con la stessa formalità che  intercorre tra due persone che si incontrano in un club di Londra durante un ricevimento. In verità sembra che invece questa frase fu inventata da Stanley durante la stesura del manoscritto, ma nonostante ciò il momento del loro incontro deve essere stato davvero qualcosa di profondamente emozionante.
Restano insieme un periodo, secondo alcune fonti di un anno, secondo altre di tre mesi, poi Stanley decide di ripartire per l’inghilterra, mentre Livingstone, deciso a portare a termine la sua missione, rimane nel continente Africano in cui  poco tempo dopo muore consumato dalla malaria e da un’emorragia interna. Nonostante il suo corpo fu riportato in Inghilterra dai suoi fedelissimi assistenti Chumah e Susi per essere sepolto nella cattedrale di Westminster, il suo cuore è rimasto là, sepolto dov’era morto a Chitomba, sul Lago Bangweulu in quell’Africa che così tanto ha amato.

Mappa dei viaggi in Africa di Livingstone

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chiara

ciao! non avevo ancora avuto modo di leggere i tuoi articoli e la mia curiosità è stata catturata dalla storia di questo formidabile viaggiatore, è incredibile ma nonostante le sue imprese siano fantastiche non ne avevo mai sentito parlare! santa ignoranza 😉 ecco ora finalmente ne so qualcosa! p.s dove hai recupurato quell'affascinanate  cartina dell'Africa? mi piacerebbe darci un'occhiata più ravvicinata:-)

Emarti

Ciao Chiara che piacere rincontrarti qui!!! 🙂
La cartina la puoi trovare al seguente link: http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Map_livingstone_travels_africa.jpg
Ho pensato di fare una sezione sui grandi viaggiatori, mi pareva una bella idea…. Io ho scoperto la storia di Livingstone perchè ho letto il suo libro in occasione del mio viaggio in Tanzania dell’anno scorso e ne sono rimasta affascinatissima 🙂

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